| Bruxelles, «sexworkers» in vetrina Manifestazione in difesa dei diritti dei lavoratori del sesso e contro lo sfruttamento ALBERTO D'ARGENZIO L'operazione produce però anche un altro beneficio visto che permette anche di dividere tra prostituzione volontaria e sfruttamento, il primo passo utile per cercare effettivamente di combattere il traffico di esseri umani. «Dare diritti a chi lavora è il modo migliore per diminuire il suo grado di sottomissione», spiega Giulia Garofalo, una delle organizzatrici della riunione. «Anche dove c'è margine di tolleranza ci sono delle fasce. In Olanda e Germania, dove la prostituzione viene riconosciuto come lavoro, non puoi farlo se sei extra europeo», il che equivale a non permettere alcuna forma di regolarizzazione. «In Francia - racconta Marco - la nuova legge voluta da Sarkozy permette la prostituzione ma non l'adescamento, una norma che colpisce soprattutto le donne extracomunitarie». Le cose non vanno meglio da noi con il disegno di legge Prestigiacomo-Fini-Berlusconi, attualmente in discussione in commissione parlamentare. «E' ignobile - spiega Carla Corso - mettere la spazzatura sotto il tappeto permettendola in casa e criminalizzando quella per strada». Il passo politico successivo lo spiega Agnoletto: «Invitare rappresentanti di questo comitato alla sottocommissione diritti umani del Parlamento europeo e quindi con la Commissione diritti civili, lanciare un percorso di sensibilizzazione che porti a cambiamenti politici reali». Non sarà facile visto che in Europa va per la maggiore la posizione svedese basata sull'abolizione della prostituzione. «L'epidemia svedese va fermata - dice facendo il verso ai polli Gregory Vallianatos, ex lavoratore del sesso ed ora giornalista - il vaccino è la logica ed un rapporto che provi che dopo sei anni questa politica non funziona». Per ora Stoccolma non ha mai voluto ammettere che la prostituzione - nonostante le proibizioni - non è per nulla scomparsa. |
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