|
«Il mio nome non è Wendy» per Laterza. Il viaggio di una ragazza nigeriana dalla prostituzione alla laurea
Roberta Carlini
«Finora ho sempre dovuto nascondere tutto. Ora invece capisco che raccontare è anche una liberazione». La liberazione per Wendy Uba, nome inventato per una ragazza vera, arriva alla fine dell'autobiografia. Un'autobiografia scritta insieme a Paola Monzini: la ex prostituta e la sociologa, la ricercatrice sociale e la «materia» su cui indaga, due donne unite da una scrittura complice. Che parte da una negazione: Il mio nome non è Wendy (Laterza, pp. 169, euro 9).
La storia è semplice e comune: Wendy, nigeriana di Omokobe, famiglia con qualche difficoltà ma non povera, lontana da quell'immagine di indistinto miserabile a cui spesso si associa tutto quel che è Africa, arriva in Italia sull'onda di un'illusione e un inganno. L'illusione è di continuare gli studi, l'inganno è quello degli organizzatori del viaggio che la portano invece nel racket della prostituzione in Europa. Sulla rotta delle ragazze nigeriane, in Francia e poi in Italia, Wendy attraversa giovanissima tutti i passaggi del capillare business della merce-corpo, ne è intrappolata, impara le regole li di sopravvivenza nel lavoro di strada, comincia a studiare tecniche e possibilità per uscirne. Finché non subisce uno stupro di gruppo. È la violenza ad accelerare la sua fuga dal racket: il primo tramite verso la nuova vita è un fidanzato, il secondo un'istituzione cattolica. Ma non basta. Come non bastano i nuovi lavori da immigrata, alle prese con la cura di persone e famiglie assai poco riconoscenti verso chi ne salva l'equilibrio dalla malattia e dalla vecchiaia. Da badante, Wendy diventa studentessa, si laurea e ricomincia, finalmente arrivata al punto di partenza delle sue coetanee occidentali: formazione, stage, incarichi, lavori a termine. È una storia a lieto fine, dove il lieto fine è soprattutto nell'averla scritta. Il che avviene grazie all'incontro con Paola Monzini, una ricercatrice che da tempo studia la prostituzione. In un precedente libro, pubblicato per Donzelli, Monzini - che su questi temi ha lavorato per le Nazioni Unite, la Fao e la Dia - ha analizzato e descritto nel dettaglio «il mercato delle donne»: la tratta e lo sfruttamento, le loro due rotte principali (quella dall'Est ex-sovietico e quella dall'Africa), le regole del gioco criminale, il giro d'affari, i patti scritti e non scritti, le politiche possibili. Convinta fautrice di una visione non proibizionista della prostituzione e del mercato del sesso, racconta però la distanza tra la prostituzione libera e quella schiava, e i fallimenti che, nell'impatto con la concorrenza clandestina delle immigrate, anche le politiche nordiche di regolazione della prostituzione hanno avuto. Il che la porta a un approccio pragmatico alle politiche cittadine, statali e comunitarie: pragmatico (cosa è bene per le donne in strada?), dunque opposto alle rassicuranti e inutili proibizioni o multe o ronde. L'incontro con Wendy permette a Monzini di raccontare, con sensibilità, la vita di una persona reale dentro il grande fenomeno. La rotta Lagos-Milano diventa il viaggio di Wendy, le maman hanno un nome e un volto, il meccanismo del prestito-viaggio, quello che tiene legate le donne (così come i lavoranti cinesi nei sottoscala) finché non lo rimborsano con gli interessi, diventa una cifra reale quantificata in notti di lavoro. Il racconto a quattro mani non nasconde niente della crudezza e crudeltà della vita da prigioniera in strada, ma si ferma laddove Wendy si vuol fermare, nel descrivere le sue emozioni, e la segue nel suo ostentare un distacco quasi «tecnico» nel tratteggiare i clienti, le prestazioni sessuali richieste, quelle negate, gli accorgimenti utilizzati per salvarsi la vita. Quel che colpisce, subito dopo l'avventura della liberazione, è che la liberazione è in realtà ancora lontana: nel passaggio da un mercato all'altro, da quello del sesso a quello delle badanti, Wendy non vive un grande salto. Le famiglie italiane, prima viste attraverso i mariti e padri che compravano sesso per strada, non migliorano nel momento della delega alla straniera della cura dei loro vecchi. O almeno questa è la percezione soggettiva di Wendy, che ha deciso di non fermarsi lì e continuare la sua ricerca. Fino ad arrivare proprio laddove voleva arrivare: l'università, la laurea. Fino a potersi permettere di tornare in Nigeria, a far visita a quella famiglia un po' inconsapevole un po' complice, e a riallacciare il rapporto con il padre. E fino a conquistarsi la libertà di raccontare la sua storia. |
||