| Viola. Storia di una prostituta per bene Una storia destinata a scandalizzare, a far discutere, a rovesciare molti luoghi comuni di chi crede di conoscere il mondo delle nuove generazioni REGGIO EMILIA (27 mag. 2004) - SI FA CHIAMARE Viola; ha 27 anni. E' una ragazza minuta e carina, anche un po' timida. Una ragazza normale. Nessuno, a vederla, direbbe che è lei l'autrice di un romanzo dal titolo Storia di una prostituta perbene. Eppure Viola Viola Page, questo è il suo pseudonimo letterario, ma lei è italiana, emiliana di origine e romana d'adozione giura che il suo è un romanzo-verità; che tutto quello che ha raccontato nelle pagine-shock del suo libro è vita vissuta, storia vera. Qual è dunque la storia di questa Viola destinata a scandalizzare, a far discutere, a rovesciare molti luoghi comuni di chi crede di conoscere il mondo delle nuove generazioni? Comincia a tredici anni, questa Storia di una prostituta perbene (Aliberti editore, €14,90), al primo approccio, impaurito ma curioso, con il sesso. Viola scopre il proprio potere di femmina, e lo trasforma subito in traffico: l'eros è uno scambio, una merce prezzata, che richiede sempre qualcosa in cambio da chi lo riceve; siano essi regali, soldi, pegni, promesse. La sua diventa ben presto una forma di prostituzione, ma una prostituzione sui generis: libera, consapevole, frutto non di necessità, ma di una scelta o di una non-scelta, di darsi senza differenze. Che cosa realmente la muova, in questa disordinata ma lucida corsa all'eros estremo, è volutamente ambiguo: c'è volontà di dominio verso il maschio e le sue infinite figure paterne; c'è una ribellione sorda e tagliente verso il proprio status di privilegiata figlia della buona borghesia; c'è odio e compassione verso una madre debole e fantasmatica; c'è l'angoscia della noia e del vuoto esistenziale, al quale Viola oppone il piacere assoluto come unico antidoto conosciuto. Così Viola racconta se stessa e la sua "diversità" dalle amiche e compagne di scuola in una delle prime pagine del romanzo: «Le mie Barbie non sono mai esistite, erano truffatrici, ladre, malviventi. Erano spendaccione, insaziabili, cattive. Gli ho tagliato i capelli, i piedi e le mani, gli ho dipinto la faccia e le gambe, le ho lasciate nude. Erano piccole donne desiderabili…». Come in tutte le storie di putaines della letteratura erotica dal Settecento ad oggi, l'iniziazione al "mestiere" di Viola è condotta da un uomo maturo, un adulto. La descrizione, la scrittura dell'eros di Viola è precisa, senza alcuna censura, quasi entomologica, indifferente allo scandalo: «Si denuda prestissimo, in piedi, distante. Una figura senza scrupoli, assoluta. Il corpo rilasciato dagli anni, i peli sbiancati sul petto, già turgido verso di me. Socchiudo le palpebre al suo massaggio che scende sulla nuca, si sposta nel collo, tra le clavicole, poi di nuovo dietro, nelle scapole, sopra le vertebre. Ma so che sto lavorando per lui. Ogni sensazione per me è bandita da questo accordo. Mi avvicino al suo cazzo: come attraverso un cannocchiale si ingrandisce la sua forma mentre l'attacco. Penso che non sono capace, ma basta la mia faccia da monella evanescente, ciglia, rossore. Mi pulsa, solo un attimo, il punto del piacere…». All'apice della sua lunga escalation sessuale, però, dopo esperienze nei night e nei bordelli di città fra Roma e Londra, c'è l'incontro decisivo, quello della possibile, per quanto ambigua, redenzione. E' l'incontro con Diego: apparentemente un cliente fra i tanti, in realtà un uomo diverso, capace di invertire la polarità della seduzione e del dominio a suo favore. Così l'incontenibile Viola si vota a lui, e alla sua malattia terminale. Il finale è una girandola di emozioni forti e contrastanti, in cui gli umori dell'eros si mescolano ai classicamente omologhi umori di morte. «Sono pietosa verso il moribondo racconta Viola a me concedo spacchi e svuotamento, a me resta la vita dopo ogni tragedia di ruolo. Attraverso la sciagura della vita che si consuma sarò ancora umana, non mi sto lasciando ingannare, è davvero un'epifania assolata ed incantevole il premio finale». Redenta? Incorreggibile? Sincera nel suo pentimento? Oppure bugiarda e incapace di cambiare? La storia classica della putain è da sempre insofferente ai finali troppo deterministi, e Viola non fa eccezione. Resta, alla fine della lettura, il retrogusto amaro di un racconto senza indulgenze, impietoso, e proprio per questo affascinante: quanto sarà "eccezionale", la storia di Viola? Quanto sarà estesa, tutto attorno a noi, questa zona d'ombra, il lato oscuro delle ragazze perbene? Aliberti Editore V.le Leopoldo Nobili 3, 42100 Reggio Emilia Tel./Fax 0522 434523 - Cell.: 329-4293200 - www.alibertieditore.it info@alibertieditore.it |
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