| - L’INDAGINE. Analisi elaborata sui documenti giudiziari Nel Bresciano è donna il 21 % degli sfruttatori Donne che sfruttano altre donne: è una delle novità registrate dalla ricerca sugli atti giudiziari dei principali tribunali italiani condotta nell´ambito del progetto West, acronimo di «Women east smuggling trafficking». L’indagine, che in questa prima fase si è concentrata sul mercato del sesso dell’Est, ha toccato anche Brescia e i risultati per la provincia sono abbastanza sorprendenti: il 21 per cento dei mercanti di donne sono di sesso femminile (il 21% del totale). La ricerca fin qui condotta si basa sull´analisi di 223 documenti giudiziari, per un totale di oltre cinque mila pagine. Sono state realizzate 929 schede individuali (inserite in un database) e tracciato un primo e parziale profilo di 601 persone (477 uomini e 124 donne) che a vario titolo - capo, intermediario, esecutivo - hanno fatto parte di una banda di trafficanti e di 328 donne vittime di tratta. Ne emerge così che la nazionalità prevalente delle donne comprate e vendute è quella ucraina (16,16%). Seguono rumene (15%), moldave (11,89%), albanesi (7%). Tra i trafficanti, invece, prevale la nazionalità albanese (41,77% dei casi), seguita da quella italiana (16,57%) e rumena (12,42%). Nel 60% dei casi le vittime vengono rapite, nel 35% sono scambiate come fossero merci e fatte oggetto di vere e proprie compravendite e, in casi marginali, arrivano in Italia volontariamente, ma hanno pur sempre alle spalle condizioni familiari di povertà o guerra. Il progetto West, di cui l´assessorato Politiche sociali della Regione Emilia-Romagna è capofila, è finanziato dall´iniziativa comunitaria Interreg III B. I risultati della ricerca - grazie alla quale verrà creata una banca dati sui flussi della tratta dall´Est Europa all´Italia per sperimentare nuovi interventi territoriali innovativi, in grado di integrare la lotta delle forze dell’ordine. La ricerca è finalizzata a creare una banca dati che descriva i flussi della tratta di donne per scopo di sfruttamento sessuale dall’Europa dell’Est verso l’Italia, illustrando le rotte seguite negli spostamenti, i mezzi utilizzati, le modalità di reclutamento delle vittime e cercando, infine, di stimare il fatturato di tale traffico. Per fare questo verranno presi in esame oltre agli atti giudiziari dei tribunali di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Brindisi, Genova, Gorizia, L’Aquila, Lecce, Milano, Modena, Perugia, Pescara, Teramo, Torino, Trento, Trieste, Udine, Verona, Venezia, anche atti investigativi, interrogatori, verbali di fermo effettuati dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri, relazioni delle commissioni parlamentari Antimafia e sull’Infanzia, relazioni e rapporti del ministro dell’Interno sulla criminalità organizzata. La ricerca sui flussi e le rotte è uno dei tasselli di cui si compone il progetto West, articolato in 18 azioni progettuali tra cui una ricerca sulla prostituzione sommersa, una sulle storie raccontate dalle donne che sono uscite dallo sfruttamento, percorsi di formazione che vedranno in aula insieme operatori del sociale e delle forze dell´ordine, progetti sperimentali sulle accoglienze di frontiera, sugli interventi di comunità, sul lavoro con i clienti. Tutto questo verrà realizzato nell´arco di due anni e con un finanziamento complessivo di quasi tre milioni di euro e grazie alle partnership di cui si avvale il progetto West: oltre alla Regione Emilia-Romagna, in qualità di capofila, partecipano al progetto altre tre Regioni italiane (Lombardia, Veneto, Marche), la Provincia autonoma di Trento, il Comune di Perugia e tre organizzazioni private, la Caritas di Udine, On the Road di Teramo e Mountain Unlimited quale partner transnazionale austriaco e, infine, sempre all´interno del partenariato transnazionale, il ministero degli Affari sociali dell´Albania. Nello Scarpa |
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