Articolo da "RAI News" del 28 maggio 2004

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Denuncia del Parlamento Ue, chiesta la lista nera dei 'porno-hotel'
Sesso, un'industria più ricca di quella delle armi
Un universo in cui sono quotati in borsa gruppi e singoli bordelli e il cui giro di affari va dai cinque ai sette miliardi di dollari l'anno. Il parlamento dell'Unione chiede anche l'adozione di una legge anti-spamming contro le e-mail a sfondo sessuale, ma anche la preparazione di codici etici contro gli 'spot sessisti'
La cosiddetta ''industria del sesso'', tutto quello che di legale e illegale gira a livello di soldi attorno alla sessualita', sviluppa nel mondo un giro di affari superiore al pur ricco settore degli armamenti: da cinque a sette miliardi di dollari che passano di mano anche attraverso lo sfruttamento di quattro milioni di persone vittime del traffico di essere umani a fini sessuali. Le stime, cui si aggiunge quella che nel 2006 la sola industria della pornografia dovrebbe sviluppare un giro di affari di quattro miliardi di dollari l'anno, sono inserite in un rapporto del Parlamento europeo che ha lanciato alle altre istituzioni dell'Ue una serie di messaggi orientativi su come l'Unione dovrebbe comportarsi di fronte al mondo sempre piu' globalizzato del sesso a pagamento in tutte le sue forme.
Bordello in borsa e porno-fonino
Un universo in cui sono quotati in Borsa non solo gruppi come quello svedese Private Media (al Nasdaq di New York) e quello tedesco Beate Uhse (sul mercato azionario di Francoforte), ma anche singoli bordelli come il ''Daily Planet'' di Melbourne, in Australia. Un mondo in cui le nuove tecnologie aprono nuove prospettive e, secondo alcuni, minacce: ''la maggior parte degli operatori europei'' di tlc - si afferma nel rapporto citando esplicitamente Vodafone, Hutchinson, Virgin e One World Telecom - cercano di finanziare le loro deficitarie reti di telefonia multimediale di terza generazione (i 3G o videofonini) ''fornendo materiale pornografico''.
Lotta alle e-mail spazzatura
Una bozza del rapporto, suscettibile di modifiche attraverso emendamenti, punta in sostanza a veder meglio tutelati i diritti di chi lavora 'legalmente' col sesso, a proteggere le vittime dello schiavismo sessuale e ad arginare la posta elettronica indesiderata a sfondo sessuale (in particolare la Commissione europea viene invitata a ''proporre una legislazione'' contro il fenomeno dell' 'spamming'' o ''spam'', ispirandosi a quella statunitense).
Basta spot sessisti
Vi sono pero' una serie di altre proposte. Una e' la richiesta, rivolta agli Stati dell'Ue, di stilare ''codici etici'' contro la ''pubblicita' sessista'' col fine dichiarato di ''eliminare questo fenomeno e penalizzare le imprese che fanno ricorso a simili mezzi'' di promozione dei loro prodotti. Il capoverso in questione e' molto breve e non porta esempi o piu' accurate descrizioni di cosa sia una pubblicita' ''sessista''.
Lista nera di hotel con pay-tv porno
Subito dopo, si afferma che il Parlamento europeo e' ''vivamente contrario alla promozione della pornografia e della prostituzione negli hotel'' e quindi ''invita tutte le istituzioni dell'Unione europea'' a partecipare in maniera congiunta ad una ''campagna contro queste pratiche, a boicottare queste catene e a rifiutare loro il patrocinio''. Viene anche ''suggerito'' che le istituzioni Ue stilino una ''lista di questi hotel'' dove, in sostanza, la pay-tv offra film porno e gli addetti della reception chiudano un'occhio quando entra una prostituta.
Legalizzare è accettare
''La sola cosa che si riesce ad ottenere attraverso la legalizzazione e la regolamentazione'' della prostituzione - si afferma ancora nella bozza di rapporto varata dalla Commissione parlamentare per i diritti della donna e le pari opportunita' - e' quella di ''accrescere l'accettazione dello sfruttamento sessuale''. Nel testo, fra l'altro, si stigmatizza che ''tutti gli Stati'' dell'Ue non abbiano ancora applicato le convenzioni internazionali che puntano a lottare contro ogni forma di sfruttamento sessuale.
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