Articolo da "L'Adige" del 15 maggio 2004


Anita: «Hanno cercato di spaventare anche me con la macumba, perché i clienti ci preferiscono»
«I trentini ci vanno per risparmiare»
Le prostitute italiane: loro lavorano per poco e senza sicurezza
La concorrenza
«Noi non abbiamo bisogno di avere dei protettori»

«Hanno tentato di impaurire anche me con quei riti della macumba. Mi ha telefonato prima una ragazza con accento sudamericano, poi uno che doveva essere quell´altoatesino di cui parlano i giornali». Anita (nome di fantasia, personaggio reale) fa la prostituta e si promuove su giornali e riviste. Ha un´idea precisa della «rete sudamericana» di prostituzione su cui hanno messo le mani le forze dell´ordine a Trento: «Gentaccia che fa di tutto anche per pochi soldi e magari senza attenzione alla salute. Ma i trentini preferiscono le italiane». Anche Mara (altro nome di fantasia) è d´accordo su quest´ultima considerazione. Ma va più a fondo: «Certi trentini vanno con quelle per risparmiare, spendere qualcosa in meno». Il che confermerebbe, se provato, la nota virtù trentina della parsimonia.

Mara ha 30 anni, si pubblicizza come fotomodella e dice di essere sul mercato da 8-10 anni. «No, non ho avvertito la concorrenza di quelle colleghe sudamericane. - dice sorridendo - Noi siamo italiane, è una cosa diversa. Si sa da molto che le straniere qui da noi piacciono meno». Perché, sarebbero inferiori in termini di qualità di prestazione? «Diciamo di sì, io lo sento dire dai clienti: per come si pongono, perché è difficile mettere in piedi un colloquio con loro e si prestano a tutto». Lei è certa che il cliente medio trentino preferisca la prostituta italiana? «Donne e buoi dei paesi tuoi pensano i trentini». La maggior parte delle ragazze sudamericane stava dentro una rete, era usata da altri insomma. Voi italiane? È ancora comune la figura del magnaccia? «Noi italiane generalmente ci gestiamo da sole. Non abbiamo problemi di lingua e quindi non abbiamo bisogno di complicità. Non serve che lavoriamo in 3, 4, 5 assieme. Loro invece mettono su dei veri bordelli».

Mara, le risultano che quelle colleghe lavorino in sicurezza? «Non lo so ma posso immaginare che alcune di loro si prestino anche senza protezioni, hanno poco da perdere. Noi abbiamo una mentalità diversa. Ho avuto a che fare con loro, non mi piacciono, mantengo le distanze e sulla mia salute non transigo». Insomma, brasiliane e colombiane non le fanno concorrenza. «L´opposto. Sento i clienti che dicono, "Oddio, una straniera". Sul giornale scrivono che hanno 25 anni, poi invece ti trovi davanti una brocca». E qui una considerazione sociologica: «I trentini che vanno con loro, lo fanno per spendere qualcosa in meno. No, nessuna concorrenza, io a Trento lavoro sin troppo».

Anita ha 35 anni e dice di fare il mestiere da cinque anni. «Italiana». La rete di prostituzione sudamericana a Trento? «Gente da scartare, - afferma subito - gentaccia. Io ho avuto problemi con loro. Volevano farmi la macumba una settimana fa». È per questo che definisce queste persone «gentaccia»? «Anche per altro. Con l´introduzione dell´euro il nostro lavoro è un po´ calato e loro vogliono eliminare la concorrenza in tutti i modi. Le colombiane chiedono anche 200-300 euro ma poi lo fanno anche per 20. Non dicono mai il prezzo al telefono: vogliono vedere il cliente e poi decidono il prezzo sulla base di chi si trovano davanti, arraffano ciò che possono».

Secondo lei, Anita, lavorano in modo pulito? «Io so che una di loro, la capa, lavora senza protezione, almeno con la bocca. Io lavoro qui da cinque anni e da subito ho saputo di questa gente». Nella loro organizzazione c´erano «le cape» e «i capi». Lei ha qualcuno a cui deve rendere conto? «Mai avuto un magnaccia, io ho iniziato a prostituirmi per mia volontà. Noi italiane non abbiamo padroni e, da quello che so, nemmeno le ragazze dell´Est Europa. Le sudamericane, invece, le portano qui, le sfruttano, poi le rimandano via. Un giro continuo». A detta di Anita la cosa avviene anche per una ragione precisa: «Il mercato ti chiede le novità. E loro ti fanno avere la vecchia, la giovane... soddisfano un poco ogni richiesta».

Anita dimostra orgoglio per la sua professione: «La prostituta più brava - dice - è quella che lo fa per sua decisione, come noi italiane. Se la cosa l´hai decisa tu, puoi farla anche con piacere. Io non mi vergogno certo a dire che il mio lavoro mi piace».

R. M. G.