Articolo da "Trentino" del 1 novembre 2003
Quelle prostitute stregate dal voodoo
Così Lila e Comune cercano di salvare le nigeriane
Detengono il mercato del sesso in città Costate 70 mila euro

di Concetto Vecchio
TRENTO. Il reclutamento è opera di Madam. Una matrona nigeriana che batte i villaggi dell'Africa nera palmo a palmo, in cerca delle ragazze più belle. Settantamila euro costa il viaggio nel ricco Nord, «le troverò io un lavoro», e siccome le famiglie delle fanciulle non hanno giammai queste risorse allora Madam si offre di anticipare lei la somma, «a poco a poco vostra figlia me la renderà». Il patto tra la famiglia e la maîtresse viene sancito da un rito voodoo: se la ragazza sgarra allora la maledizione si abbatterà sui parenti.

E' così che le infelici ragazze che vediamo in via Sanseverino o ai Murazzi o in via Brennero, diventano prostitute. «Nel 75 per cento dei casi - racconta Nicola Pedergnana - sono analfabete, non spiccicano una parola d'italiano, e nel corso del viaggio le hanno stuprate a tutte le frontiere per farle entrare nonostante fossero prive di documenti». Alle donne non resta che sottomettersi, un po' per timore dell'effetto voodoo (sia mai), un po' perché a casa c'è da sfamare una nutrita famiglia. Venticinque euro, un rapporto sessuale completo: questa la tariffa per la marchetta.

Nicola Pedergnana, magro, modi scattanti, una faccia sveglia, ha 29 anni. Ed è il coordinatore dell'area d'inclusione sociale del Comune. Il capo degli assistenti sociali, per intenderci: governa una struttura di quattro persone, oltre a lui anche Monica Scarpa, Letizia Chiodi e Ivano Pallaoro. La giunta Pacher negli ultimi anni ha raddoppiato le risorse, mostrando attenzione a questo universo crescente di marginalità. Nicola ogni giorno ha che fare con prostitute, minori scappati di casa, richiedenti asilo, alcolizzati senza fissa dimora, giovani immigrati pronti a tutto pur di conquistarsi un posticino all'opulento tavolo del capitalismo occidentale. «E' un lavoro che crea stress, ansia, ma che dà un senso alla mia vita. E poi, voglio ricordarlo, io perciò sono pagato».

Da tre anni il Comune ha stretto una convenzione con una unità di strada della Lila, «un' ottima squadra», li loda Pedergnana. Il loro compito è mirato alla «riduzione del danno»: distribuiscono profilattici, e soprattutto convincono le ragazze a sottoporsi ad esami sanitari regolari. Test Hiv, Pap test, visite ginecologiche. Ormai, il 70 per cento delle nere che fa la vita ha capito che la propria salute è un bene prezioso. Più difficile è convincerle a lasciare quel lavoro. In tre anni solo in venticinque hanno deciso di rifarsi un'esistenza, accettando un lavoro, una casa, una protezione, come previsto dalla legge contro la tratta della prostituzione. Ma la stragrande maggioranza persevera, o perché incapace di sottrarsi a quel destino, oppure per decidere di diventare anch'esse Madam, e recuperare così i soldi spesi a sua volta per la loro libertà.

Le lucciole sulle strade di Trento sono all'80 per cento nigeriane, il resto è diviso tra est europa, colombiane (una novità abbastanza fresca) e italiane. Le colombiane bazzicano via Giusti, i paraggi del cimitero, le italiane via Sanseverino o Canova, dove le slave, spesso sventolone, fanno collassare il traffico, creando furiose liti con la concorrenza italiana, per volgari ragioni di bellezza. «Le slave hanno alle spalle spesso storie terribili di violenze e inganni. Molti di loro sono giunte nella nostra città dopo essere state rapite» riferisce Pedergnana.

Nella casa, appena inaugurata del Briamasco, busseranno soprattutto i senza fissa dimora, italiani che non ce l'hanno fatta più, o giovani dell'est giunti in Italia senza permesso di soggiorno e in attesa che alla lotteria delle quote spunti per loro il numero giusto, quello che dà diritto ad un lavoro. «Tra i senzatetto la piaga dell'alcolismo è devastante, più vino che droga, e in genere salvare queste persone è difficilissimo. Le ricadute sono altissime. E da un po' di tempo si assiste ad un fenomeno nuovo, ragazzi meridionali giunti in Trentino per trovare un lavoro, e che, in attesa di un posto, finiscono nel girone degli sbandati». Ma anche a loro pensa Pedergnana e i suoi tre angeli dell'ufficio inclusione sociale.