Articolo da " La Repubblica" del 4 settembre 2007


Prostitute, le città si difendono da sole
Multe, telecamere, zone off-limits. "Nove milioni di clienti"
Alle bande romene, russe e albanesi il predominio sulle strade. Un business cui molti sindaci hanno dichiarato guerra
Il Viminale: "Preponderante il legame tra immigrazione e lucciole. I Comuni segnalano lo sfruttamento dei minori"

VLADIMIRO POLCHI
ROMA - Romena, nigeriana o albanese. Giovane, spesso minorenne. Sfruttata per lo più nel nord e centro Italia. Schiava del racket, che l´ha gettata in strada. E´ l´identikit della prostituta, che lavora nelle città del nostro Paese. Sì, perché se c´è un mercato dove l´Italia la fa da padrone, umiliando gli altri partner europei, è senz´altro quello del sesso: 9 milioni i clienti ogni anno; 90 milioni di euro il giro d´affari ogni mese. Una piaga combattuta disordinatamente a livello locale: dalle multe ai clienti, alle telecamere, passando per i periodici blitz, i sindaci mostrano d´avere le armi spuntate.
«Mi hanno portato in Italia con la promessa di lavorare come parrucchiera. Poi, quando sono arrivata a Torino, ho capito: dovevo prostituirmi». H. S., nigeriana 23enne, si vende per 30 euro a rapporto. E con lei, tante altre. Quante? Non essendo la prostituzione un reato, non esiste una banca dati del fenomeno. Le stime (delle associazione) sono dunque approssimative e vanno dalle 20 alle 70mila persone coinvolte, per la maggioranza immigrate (in crescita soprattutto romene e cinesi), il 94% donne, il 5% transessuali, il 70% lavora per strada, il 30% in appartamenti, il 20% ha meno di 18 anni. «Il legame tra prostituzione e immigrazione è oggi preponderante - sostiene il sottosegretario Marcella Lucidi, presidente dell´Osservatorio sulla prostituzione, che entro ottobre presenterà al Viminale la sua relazione conclusiva - i primi arrivi in strada di donne nigeriane si registrano già intorno al 1987. La prostituzione - prosegue - si organizza sul territorio, spartendosi le diverse aree cittadine per nazionalità. Tutti i comuni interpellati - conclude - confermano la percezione dell´aumento della prostituzione minorile».
Impressionante il giro d´affari, colpa di una domanda sempre crescente: 9 milioni i clienti ogni anno, 90 milioni di euro l´incasso mensile. Al suo sfruttatore, una prostituta di strada frutterebbe tra i 5mila e i 7mila euro al mese. Ma chi ci sta dietro? A guardare i dati del ministero dell´Interno, sono per lo più stranieri. Nel 2004, il 56% delle persone denunciate per sfruttamento della prostituzione erano immigrati. Di questi, il 25,8% albanesi.
«I mercati più mobili - spiega Asher Colombo, sociologo all´università di Bologna - sono rappresentati dalle grandi città del nord e centro Italia. Qui, negli ultimi anni, l´offerta è aumentata straordinariamente (mentre negli anni ‘80 si era fortemente contratta), grazie ai flussi migratori dei paesi dell´Est Europa e della Nigeria, con un conseguente crollo dei prezzi. A farla da padrone - aggiunge - sono le organizzazioni criminali russe, albanesi e romene, anche connesse tra loro. Diverso è invece il fenomeno della prostituzione d´appartamento, dove non mancano le italiane e da qualche tempo anche le cinesi».
Un business, quello della prostituzione, a cui da tempo i sindaci hanno dichiarato guerra. Con scarsi risultati, finora. A Padova, l´ordinanza firmata in primavera dal sindaco, Flavio Zanonato, prevede multe da 25 a 500 euro contro i clienti delle lucciole. Anche a Roma, dopo le telecamere, sono arrivate le multe.
A Catania, una direttiva vieta dalle 21 alle 6 del mattino alle auto di fermarsi in alcune zone della città. Pure a Genova il comune sta pensando a un´ordinanza analoga. «Come sindaco e come donna non posso e non voglio far finta che le prostitute bambine non mi riguardano», attacca il sindaco di Genova Marta Vincenzi, «e credo fondamentale rompere la catena che esiste tra sfruttatori, vittime e clienti anche attraverso l´individuazione di chi usufruisce consapevolmente delle prestazioni di donne minorenni. Questi interventi non hanno nulla a che vedere con il decoro urbano, ma piuttosto con la sicurezza delle nostra città».