Articolo da "La Stampa" del 3 ottobre 2002.
IN CARCERE AVVOCATI, GESTORI DI NIGHT, ALBERGATORI COMPIACENTI E UN DOCENTE UNIVERSITARIO

La grande tratta delle ragazze schiave dall´Est
Sgominato il traffico fra la mafia russa e i clan albanesi: ottanta arresti

ROMA
I carabinieri del Ros questa volta sono arrivati fino in Russia, e in tanti altri Paesi dell´Est europeo, per combattere un´organizzazione che praticava l´immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione e la riduzione in schiavitù di giovani donne dell´Est. Si sono mossi assieme a Europol, la nuova polizia europea che si batte specificamente contro i clan transnazionali, e tante polizie dell´Unione europea. Risultato: la magistratura di Perugia ha emesso ottanta ordinanze di custodia cautelare più 39 avvisi di garanzia (e 105 li avevano arrestati nell´aprile scorso, in una prima tranche dell'inchiesta). Sono finiti in manette avvocati, gestori di night, albergatori compiacenti, maitresses. E persino un professore universitario dal nome illustre: Rolando Valiani, figlio del senatore a vita Leo scomparso nel 1999, 63 anni, ex presidente dell´Efim e oggi docente di Scienza delle Finanze presso la facoltà di Economia dell'università Luiss di Roma. Il professor Valiani è accusato di avere favorito anche lui l´immigrazione clandestina di almeno una ragazza russa con finte attestazioni universitarie che avevano garantito alla organizzazione criminale di farle avere un permesso di soggiorno di studio. In Italia sono undici le regioni interessate alla maxi-retata di ieri. E´ venuto allo scoperto un ramificato circuito di circoli, di ville dell´amore, di clubs notturni, in cui le belle donne dei Paesi ex sovietici venivano indotte a prostituirsi. Per loro, sventurate, se particolarmente carine, il destino era la «quindicina» di antica memoria: due settimane in una città, poi in un´altra, e così via passando per Francia, Svizzera, Germania, Spagna in una girandola umiliante e infinita. Se poi venivano ritenute inadatte al circuito del lusso, venivano cedute a clan albanesi che le avviavano direttamente alla prostituzione di strada. Protagonista del traffico, insomma, era la mafia russa, che ha costruito un sistema micidiale: le ragazze venivano avviate verso l´Occidente a ciclo continuo; nei vari Paesi c´erano terminali che le accoglievano e pagando profumatamente trovavano il modo di ottenere degli ingressi pseudolegali; i capitali ottenuti dalla prostituzione delle ragazze erano immediatamente reinvestiti in Russia per alimentare il circuito e in mille altri affari sporchi. Ma questa volta i viaggi della disperazione erano seguiti attentamente dai carabinieri del Ros. Innumerevoli le bobine di intercettazioni dove si sentono i papponi vantarsi dei loro affari e delle loro conoscenze. E si sentono anche le poverette lamentarsi del trattamento subìto: le donne facevano continui riferimenti alla spietatezza dei mafiosi russi, ai documenti che venivano sottratti loro, alla paura di ritorsioni nei confronti dei familiari. In alcuni casi i militari stessi sono intervenuti per liberarle con blitz fulminei perché avevano capito, dalle intercettazioni in corso, che si era allentata la sorveglianza. L´inchiesta, coordinata dalla procura di Perugia, e in particolare dalla dottoressa Antonella Duchini, ha dimostrato che i russi non facevano quasi mai ricorso a ingressi clandestini, troppo rischiosi, ma sfruttavano le frontiere Schengen con un collaudato circuito di agenzie turistiche e - come scrivono i carabinieri stessi - «una fitta rete collusiva». Ed è infatti la rete di collusioni (4 alberghi, 13 appartamenti, 9 night) che è stata sgominata: le agenzie turistiche facevano arrivare le ragazze con regolare viaggi in autobus e visto turistico, gli albergatori compiacenti producevano false prenotazioni, i club notturni e i circoli dell´amore aprivano immediatamente le loro porte. Le indagini proseguono in Germania, a Berlino, a cura del Bka, l´organismo anticrimine. E se mai le autorità russe cooperassero, sospira un investigatore, gli arresti si conterebbero a centinaia.

Francesco Grignetti