Articolo da "La Repubblica" del 5 gennaio 2009
PROSTITUZIONE




Stop alla prostituzione in casa l´ultima crociata del sindaco Tosi
Verona, multe a chi disturba i condomini. Subito polemica

Da Magistratura democratica la prima bocciatura: "È illegittimo, la legge non lo vieta"

ENRICO BONERANDI
MILANO - Via dalle strade, e ora anche via dalle case. La guerra anti-prostituzione del sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi, sta per diventare totale. Nel giro di qualche giorno - dopo il pronunciamento del Tar del Veneto sulla precedente ordinanza anti-lucciole, previsto per l´8 gennaio - l´amministrazione veronese varerà un nuovo decreto: per rendere più difficile l´esercizio della professione anche nel privato di un appartamento.
L´intenzione è quella, ma i risultati tutt´altro che scontati. Spiega lo stesso Tosi: «La prostituzione al chiuso non la posso colpire. Però voglio salvaguardare la dignità dei condomini, il loro diritto alla quiete. Così, se arriva un esposto, manderò la polizia municipale. E se verificheranno viavai giorno e notte, schiamazzi o altro, i vigili multeranno. Sanzioni progressive: la prima volta 100 euro, poi 250, e dalla terza volta 450. Voglio vedere se con questo salasso potranno andare avanti a fare i loro comodi». E se il cliente sale in punta di piedi e non arrivano dai muri urla belluine?
Insomma, un azzardo e soprattutto un gesto dimostrativo. Tosi, che ha ormai soppiantato Giancarlo Gentilini come icona leghista della tolleranza zero, spiega così il suo attivismo: «L´unica frase che non sentiranno mai da me i veronesi è: non posso farci niente». In passato l´amministrazione provò, d´intesa con la Procura, a mettere sotto sequestro 21 appartamenti usati per prostituirsi, ma andò male: la Cassazione ordinò la restituzione degli immobili. Tosi mette in preventivo una possibile sconfitta: «L´ordinanza l´abbiamo costruita bene, ma potrebbe non funzionare. In questo caso, che intervenga il governo. Il disegno di legge Carfagna è ottimo, ma andrebbe integrato».
Il fine è quello di azzerare la prostituzione, ovunque e comunque? Neanche Tosi ci crede: «Non è possibile. La prostituzione può essere solo regolamentata. Occorre creare zone a luci rosse in zone industriali dove non si dà fastidio alle famiglie. Lo Stato dovrebbe varare una legge in proposito, lasciando ai Comuni la scelta delle aree adatte». Un´idea vecchia come la professione, che non trova d´accordo un altro sindaco anti-lucciole, stavolta di sinistra, il padovano Flavio Zanonato: «Ma come si fa a intervenire con lo strumento urbanistico? La prostituzione si concentra quasi sempre in zone di degrado in via di trasformazione. Difficile, quasi impossibile programmarle: ne verrebbe fuori un vespaio e non si arriverebbe a niente». Zanonato non vede necessità di nuove ordinanze: «In casi come quello di un condominio dove l´esercizio della prostituzione è particolarmente molesto, possiamo procedere con i normali regolamenti di polizia». E precisa: «Io non combatto la prostituzione, ma i disagi arrecati: è questa la via maestra. Con le mie ordinanze le prostitute a Padova si sono spostate dal centro verso la Fiera. Ci sono sempre, ma disturbano meno».
In termini di diritto, l´ordinanza veronese contro la prostituzione in appartamento solleva perplessità. Dice all´Ansa Rita Sanlorenzo, segretaria di Magistratura democratica e giudice a Torino: «Sovrintendere alla quiete pubblica è un potere generale dei sindaci. Ma se l´ordinanza di Tosi sarà mirata alle prostitute, mi sembra una misura illegittima, un trattamento diseguale. Il sindaco di Verona vuole proibire un´attività come la prostituzione che non è vietata per legge. Per questo non capisco che base normativa possa avere un provvedimento del genere».
Secondo Carla Corso, fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute, tutte le ordinanze anti-lucciole finora hanno avuto solo l´effetto di legare a filo doppio le donne sfruttate ai loro protettori e aguzzini: «È sempre più difficile l´emergere di queste situazioni, per paura». E sull´iniziativa veronese commenta: «Arriveremo alla delazione di condominio come nel Ventennio?».