Articolo da "Il Gazzettino" del 9 maggio 2003
Tito: donne coraggio, maschi perdenti
Il pm antimafia ha bollato di provincialismo chi non ha creduto alla sua indagine

Li ha chiamati «sassolini». Sono massi quelli che «si è tolto dalle scarpe» il pm antimafia Raffaele Tito in occasione della requisitoria al processo per la strage di Natale (tre poliziotti uccisi da una bomba davanti al negozio autoradio di viale Ungheria a Udine). Uno riguardava l'attività di indagine, l'altro l'aspetto ambientale; un altro ancora, lo squallore dell'atteggiamento maschile in contrasto con il coraggio delle prostitute che hanno testimoniato.

«Elementi di contrasto» ha detto. «Una sorta di resistenza da parte della polizia sia a livello centrale (elementi di vertice) sia nello sviluppo dell'indagine. Perché, in fondo, - ha ricordato ironicamente - non era così grave che un poliziotto andasse con una prostituta». Quale è stata la reazione? «Il maggiore sindacato locale dei poliziotti a seguito di un'intervista rilasciata a un giudice, ha chiesto la mia testa al Capo dello Stato, quasi un invito a quel punto dell'indagine a non collaborare. Così come ha inciso il comportamento dei familiari della vittime». Ancora: «Sono stato aiutato da un maresciallo della guardia di finanza e da un poliziotto di Venezia. A me interessava il risultato dell'indagine che ha avuto perturbamenti da parte della polizia». E ieri sera il Siulp, sindacato di Polizia, ha reagito duro: «In questo momento politico non possiamo rispondere al Pm perchè la magistratura è sotto accusa, ma ci riserviamo di replicare dopo che il tribunale si sarà pronunciato».

L'aspetto ambientale: «Il provincialismo e lo scetticismo che hanno accompagnato l'inchiesta: quasi una voglia di non vedere le cose. E continuano a fare lo stesso errore: credono di capire di più delle persone che hanno agito». Udine, il Friuli, secondo l'interpretazione del pubblico ministero della distrettuale di Trieste sarebbero pervase da «provincialismo, una sorta di "vogliamoci bene"». E rivolgendosi alla Corte: «Spero che sappiate fare ammenda di questo ragionamento». L'ultimo affondo: «Nel bene e nel male è stato il processo delle donne e chi ha perso è stato il maschio che come cliente le ha sfruttate e come teste ha riferito circostanze di scarso peso. Se non ci fosse stata domanda di sesso, questo processo non si sarebbe fatto». E ancora, secondo il pm, donne protagoniste nel bene. «Le testimonianze più importanti sono venute da loro; protagoniste prime e dopo, gli uomini hanno perso». Un prologo scoppiettante per poi immergersi in una estenuante lettura di intercettazioni telefoniche e ambientali. «Ho capito - ha detto Tito rivolgendosi alla corte - che voi il processo lo conoscete. Per questo mi soffermerò sulla lettura delle intercettazioni telefoniche». Il pm ha suddiviso la sua requisitoria in due parti. Ieri ha parlato dell'associazione di stampo mafioso volta allo sfruttamento della prostituzione chiedendo 16 condanne e due assoluzioni. Complessivamente pene per 94 anni e 8 mesi (la richiesta maggiore per colui che considera il «boss» della presunta organizzazione di stampo mafioso Gezim Cela detto «Jimmy»: 12 anni). Lunedì si soffermerà sulla strage per la quale sono imputati gli italiani Giuseppe Campese e Nicola Fascicolo, l'ucraina Tatiana Andreicik e gli albanesi Ilir Mihasi e Sadria Saimir (tutti detenuti). Tito ha voluto ricordare il clima chiamando in causa, soprattutto sull'atteggiamento dei testi, i media: «L'attenzione dell'opinione pubblica, sollecitata da televisione, radio quotidiani, ha inciso sulla serenità dei testi».

E ha anche ricordato che in questo processo non ci sono stati «pentiti». Gli imputati sono rimasti in silenzio. Per questo il pm ha utilizzato le intercettazioni, per far trasparire attraverso le conversazioni telefoniche, le confidenze in cella, quella che, a suo avviso, è la realtà. Ha ripercorso la storia di tante ragazze venute dall'est («e non certo per loro volontà»), costrette a subire la pressione dei loro sfruttatori: «La violenza sessuale era il segno del loro potere».