Articolo da "Il Nuovo" del 5 novembre 2003
Tel Aviv, forzate del sesso chiuse in gabbia
Due ragazze ucraine sono state costrette alla prostituzione per molti mesi in una stanza piccolissima. Dovevano lavorare 18 ore al giorno. Il compenso: due euro a prestazione. Arrestati gli sfruttatori.

TEL AVIV - Le hanno tenute segregate per molti mesi, costrette a prostituirsi per 18 ore al giorno in una stanza piccolissima molto simile ad una gabbia. Fuori dalla porta due uomini per impedire qualsiasi possibilità di fuga. E' questa la triste storia di due ragazze ucraine che sono state salvate soltanto due giorni fa. "Bella" e "Ina", questi i nomi apparsi sui giornali israeliani, ricevevano l'equivalente di due euro per ogni rapporto sessuale da cui dovevano però detrarre il prezzo del preservativo. Nessuno dei loro clienti, alcune centinaia, ha voluto avvertire la polizia, neppure anonimamente. Il posto era stato soprannominato ironicamente il "Club della Salute".

Le due ragazze sono riuscite a salvarsi grazie ad un telefonino con il quale hanno chiamato i familiari in Ucraina, fornito nome e indirizzo del loro sfruttatore e denunciato lo stato in cui versavano. Come siano arrivate ad avere la possibilità di telefonare non si è ancora capito. La polizia, comunque, è subito intervenuta. I due guardiani, di origine russa, sono stati arrestati.

L'episodio, però, non sarebbe isolato. Secondo un'associazione femminile a Tel Aviv esistono altri luoghi di sfruttamento della prostituzione. E si teme che la polizia chiuda un occhio. Nell'agosto scorso è stato sottoposto al parlamento un rapporto sulla prostituzione. Il 44% delle intervistate ha detto di aver avuto agenti di polizia tra i clienti. Quattro prostitute su dieci sono state segregate e costrette a lavorare 13 ore al giorno, sette giorni su sette.