«DOBBIAMO RENDERE PIU' SICURI I QUARTIERI»
Quartiere a luci rosse, la Lega con Sgarbi
Maroni: «Eliminiamo il racket del sesso»
«Già proposto dieci anni fa». La Russa (An): via le prostitute dalle strade. Don Rigoldi: riflessione giusta
MILANO - Volevano un asilo, gli offrono una casa. Chiusa, pulita, controllata da Asl e polizia. Un casinò del sesso, una Bicocca hard. Senza parole, la delusione del quartiere: «Se questo è l'indirizzo del Comune, che dire...». L'assessore Vittorio Sgarbi l'ha detto, e chiaro: «Dalla Bicocca può partire la lotta al racket della prostituzione» (leggi la lettera di Sgarbi al ). L'effetto: giunta spaccata, opposizione in rivolta, Università indignata. Il sindaco Letizia Moratti ha già espresso la sua posizione al Tavolo con il governo. La richiesta: «Introdurre il divieto di prostituirsi in pubblico o luogo aperto al pubblico. Ferma restando la non punibilità in caso di dimostrata costrizione all'attività, prevedere un regime sanzionatorio (da applicarsi anche al «cosiddetto» cliente), che diventa illecito penale in caso di reiterazione del reato». Eppure, la Lega Nord si schiera con l'assessore alla Cultura. Dice Roberto Maroni che «se la zona a luci rosse servisse a rendere più sicuri i quartieri della città, a eliminare la delinquenza e a levare la prostituzione dalle strade, certamente è una soluzione che per noi va bene».
Il Carroccio l'aveva già proposta «dieci anni fa», oggi ci riprova e trova una sponda in Ignazio La Russa (An): «Invito a riflettere, prima di archiviare lo spunto di Sgarbi». L'archivio può aspettare. Motivo: «Il problema del racket c'è, ed è il vero tradimento della donna», dice don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità Nuova. Di più: «Si può ragionare su una legislazione differente contro la criminalità del sesso. C'è il rischio di scegliere il male minore, certo, ma un'analisi va pur fatta, con tutte le cautele del caso». E «cautela» suggerisce anche La Russa: «Apprezzo lo sforzo di cercare una soluzione per togliere la prostituzione dalle strade, anche se credo che quella dei quartieri a luci rosse sia una proposta un po' superata». Il comitato viale Abruzzi-via Piccinni ha messo la proposta a sondaggio. Risultato: i cittadini preferiscono un supermarket del piacere (altrove) alla prostituzione sui marciapiedi (loro). Oggi invade viale Abruzzi e Figino, piazza Trento, zona Monumentale, San Siro.
Donne, minorenni, trans, femminielli. Intanto, il Comune ha avviato un piano di videosorveglianza anti-crimine e bastona i clienti con il codice della strada: in dieci anni, 18.815 sanzioni per soste irregolari e manovre pericolose. Un polo a luci rosse? «Un insulto alla tradizione culturale di Milano», risponde l'azzurro Maurizio Lupi. Carlo Masseroli, assessore di Fi allo Sviluppo del Territorio, lo dice ancora più chiaro: «Milano non sente il bisogno di un quartiere a luci rosse ». Dunque? Il fondatore dei City Angels, Mario Furlan, propone di «creare piccole cooperative di prostitute, sottoposte a stretti controlli, dove la malavita non si possa infiltrare». Ché dove s'infiltra, schiavizza le donne e distrugge la città. Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia: «È già in atto un processo di ghettizzazione di alcune vie». Sono i quartieri in cui «gli abitanti non escono la sera per paura e da cui residenti e commercianti scappano». Chiede: «Non sono questi quartieri a luci rosse?».
Armando Stella