| Cacciari: approccio che sa di resa. Chiamparino: due controindicazioni. Iervolino: sono stupita Da Nord a Sud, sindaci in coro: niente ghetti De Corato, vicesindaco di Milano: si può concordare sul principio ma l´Italia è diversa dal Nord Europa RODOLFO SALA Sono domande che si pone anche Sergio Chiamparino, che pure premette di non avere controindicazioni «di tipo morale», ma solo «pratiche»: «Non credo - dice il sindaco di Torino - che nei quartieri a luci rosse ci possa essere una situazione così tranquilla sotto il profilo della sicurezza e della tranquillità». Una soluzione ci sarebbe, per Chiamparino: «Cambiare la legge attuale, rendere possibile l´esercizio della prostituzione nelle case». Soluzione che trova d´accordo il primo cittadino di Bari, Michele Emiliano: «Trasferire le lucciole dalle strade al chiuso degli appartamenti mi sembra già una soluzione estrema, ma l´unica possibile; capisco che a Roma la situazione è fuori controllo e che l´idea di Serra è frutto della difficoltà di gestire questa emergenza senza ricorrere alla folle ricetta milanese dell´identificazione dei clienti, ma un quartiere dedicato alla prostituzione incide sull´identità di una città, e la degrada». Ancora più duro Massimo Cacciari: «Quello di Serra è un approccio che sa di resa, di rassegnazione di fronte a fenomeni che invece possono essere contrastati con iniziative serie: a Venezia abbiamo puntato molto sugli operatori di strada, e qualche risultato lo abbiamo ottenuto». E ancora: «Quando vado ad Amsterdam non mi sento particolarmente felice nel vedere il mercato indecente praticato nei quartieri dedicati». Contrario anche il sindaco di Bologna Sergio Cofferati: «Qui non abbiamo in cantiere niente del genere. Preferisco prevenzione e, dove serve, repressione». E da Firenze i collaboratori di Leonardo Domenici ricordano che nel ‘99, quando Serra era prefetto nel capoluogo toscano, il sindaco bocciò senza appello la sua proposta di istituire quartiere a luci rosse, idea esposta davanti a una platea di studenti. |
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