Articolo da "La Repubblica" del 10 maggio 2007


In tre giorni i vigili hanno fatto 7 contravvenzioni. Ma sull´ordinanza del sindaco diessino è subito polemica
Padova multa i clienti delle prostitute le lucciole insorgono: pronte a scioperare

CINZIA SASSO
DAL NOSTRO INVIATO
PADOVA - Il display luminoso ti aspetta all´uscita dell´autostrada: «A Padova è in vigore un´ordinanza antiprostituzione». La luce era abbagliante, ma lunedì, alle 16, il quarantenne alla guida di un´Audi metallizzata che lì ha preso lo svincolo per andare in via Rocco, vicino allo stadio Euganeo, lo ha visto eccome. E poco dopo, ai vigili che lo hanno fermato, al suo fianco la ragazza brasiliana che aveva appena fatto salire, lo ha ammesso senza imbarazzi. Poche parole, e subito mano al portafoglio: «Sì, lo sapevo. Quanto devo pagare?». Cinquanta euro. La prima multa del nuovo corso padovano, ispirato al pugno di ferro contro il sesso a pagamento. Se davvero quei cartelli, e soprattutto l´ordinanza che si intitola «misure finalizzate a una maggiore sicurezza stradale nonché a un decoroso utilizzo del demanio comunale», avranno l´effetto deterrente che il sindaco spera, si vedrà. Per ora si annunciano proteste in piazza: mercoledì le prostitute hanno annunciato una marcia dalla stazione al Municipio e la maggioranza politica si è in parte spaccata.
Flavio Zanonato è il sindaco diessino che ha lanciato la crociata. Come Cofferati, come Zamparino, non è alla sua prima uscita clamorosa nel nome della sicurezza: se nel suo comune esistono i Pacs e qui si è unita ufficialmente la prima coppia omosessuale, qui è stato anche eretto un muro, in via Anelli, per impedire lo spaccio e qui, nel vecchio Ghetto e intorno alla centralissima piazza delle Erbe è vietato bere gli «spritz» (aperitivi con vino bianco e Campari) dopo le 9 di sera. «La mia una crociata contro il sesso? Non diciamo sciocchezze. Io faccio solo quello che posso per salvaguardare il diritto dei miei cittadini alla tranquillità». Dice che ormai certe zone della città erano diventate invivibili: all´Arcella, in via Aspetti, in via Venezia, in via Tommaseo, la sera la gente non poteva più uscire di casa. Code di auto, donne spogliate, tappeti di preservativi. «Questo per me ha un solo nome: degrado. E noi amministratori dobbiamo fare qualcosa per impedirlo».
Quel «qualcosa» è stato ripescare un´ordinanza del ´98, già allora firmata da lui e revocata dal sindaco successivo, che era una donna di Forza Italia. «Allora - dice Lucio Terrin, il comandante dei vigili - ha avuto un effetto ampiamente positivo: su 2.500 verbali ci sono stati solo due ricorsi». Ora, in tre giorni, le multe per «intralcio alla circolazione» sono state sette: «Uomini tra i 30 e i 50, auto di cilindrata medio-alta, due della città gli altri di fuori». Marco Carrai, l´assessore ds alla sicurezza, aggiunge: «Non siamo così ingenui da pensare che così risolviamo il problema, ma quello che ci interessa sollevare è un dibattito nazionale: non si può più tollerare che ragazzine siano costrette a prostituirsi, né che i cittadini siano costretti a subire». Dunque, ecco l´escamotage: visto che la contrattazione tra clienti e prostitute per strada provoca ingorghi alla circolazione, saranno le code, le frenate improvvise, gli arresti repentini ad essere sanzionati. La multa, cinquanta euro, formalmente è per garantire la sicurezza stradale, anche se è chiaro - e palesato - che quello che si vuole colpire è la prostituzione sulla strada. Così un comma dell´ordinanza chiama in causa il «comune senso del pudore» e prevede sanzioni anche per chi si «mostri in pubblico con abiti che lo offendono».
Anna, 50 anni, napoletana, in servizio a Padova da 17, dice che mercoledì alla marcia delle prostitute saranno in un centinaio: «Semplicemente, non vogliamo essere multate, né che lo siano i nostri clienti». Alcuni consiglieri comunali, dei Verdi, Sdi e Rifondazione, riceveranno in Comune le manifestanti. Ritengono inaccettabile che il sindaco abbia affermato che lui invece non riceverà proprio nessuno: «Sarebbe come ricevere - ha detto - chi sfila per legalizzare lo spaccio o per non pagare le tasse». E Paolo Guiotto, presidente dell´associazione di volontariato Le Mimose, solleva un altro problema: «Togliere le prostitute dalle strade vuol dire solo spingerle nelle case; farle diventare davvero invisibili, ancora più schiave di chi le sfrutta».