Articolo da "La Stampa" del 6 dicembre 2002.
UN ENORME BUSINESS CHE CALPESTA I DIRITTI UMANI
SCHIAVE

NON c´è dubbio che l´Unione Europea sia oggi una regione del mondo invidiata e ammirata per la democrazia, il rispetto dei diritti della persona, la prosperità, lo sviluppo, la civiltà che la caratterizzano. Rispetto a questa realtà rappresenta quindi una contraddizione intollerabile il fenomeno, di gigantesche proporzioni, del traffico di donne e bambini finalizzato allo sfruttamento sessuale. Nel cuore dell´Europa un´enorme impresa di tratta di esseri umani produce profitti smisurati, cancella il diritto, diffonde comportamenti devianti, calpesta i diritti dell´uomo ed estende la sua lucrosa ragnatela (i 250 mila dollari che frutta ogni donna moltiplicati per circa 500 mila, quante sono ogni anno le donne vittime di questo traffico sul territorio europeo) fino ad avvolgere l´intero pianeta. L´odierna tratta degli schiavi obbedisce alle leggi del mercato, alle leggi della domanda e dell´offerta. La concorrenza è aspra e si guadagna solo a condizione di ridurre in assoluta miseria le donne. Le prostitute sono costrette con minacce, percosse o con l´uso di droghe a 12 ore di «lavoro» per un compenso minimo o del tutto inesistente. L´intera impresa si fonda sull´opera di persuasione svolta sia nei paesi di provenienza, dove i «reclutatori» locali promettono un posto di lavoro sicuro in Occidente, sia negli stessi paesi occidentali, dove le piccole e medie imprese e Internet promettono paradisi alla portata di ogni borsa. Il crimine è abominevole, continuato e internazionale. Nessun paese può farvi fronte da solo perché mafie di questo genere spuntano come funghi in città e paesi, mentre la società sembra sprofondare in un´indifferenza compassionevole. La lotta contro la criminalità organizzata di queste dimensioni richiede politiche organizzate, coordinate, integrate e di lunga durata. Sul piano europeo, alla fine di settembre è stata adottata una decisione-quadro che dà una definizione comune del concetto di tratta di esseri umani sia a scopo di lavoro che a scopo di sfruttamento sessuale. La decisione, che sarà applicata nei paesi membri dell´Unione europea ma anche nei paesi candidati, prevede pene non inferiori a otto anni di detenzione per i colpevoli di tratta di esseri umani. Questi crimini rientrano anche nella competenza di Europol, che ha presentato un circostanziato rapporto. Un ruolo importante svolge anche la rete Eurojust, composta da procuratori, magistrati e funzionari di polizia dei vari paesi, che collaborano nella lotta contro le reti internazionali che organizzano il traffico di esseri umani e il riciclaggio di denaro sporco. Non va poi trascurata l´importanza della protezione della vittima che intende denunciare il proprio sfruttatore. Questo diritto è tutelato dal protocollo speciale delle Nazioni Unite del 2000 sulla prevenzione, la repressione e la punizione del traffico di esseri umani, a cui hanno aderito 81 paesi. Al di là degli strumenti giuridici esistenti, resta viva l´esigenza di informare e sensibilizzare tutti gli organi pubblici che entrano in contatto con le vittime della tratta di esseri umani, dalle autorità di polizia e giudiziarie ai responsabili dell´assistenza medica. E´ anche essenziale mettere a disposizione di queste donne servizi di sostegno, che pongano in primo piano il sostegno psicologico. Parallelamente, è di fondamentale importanza dare alle vittime la possibilità di acquisire una formazione di base per favorirne l´inserimento nel mondo del lavoro. Iniziative di questo genere devono far parte integrante del sistema di protezione sociale del paese di accoglienza. Non dimentichiamo che la povertà ha un volto femminile. Si calcola che siano 1,3 miliardi di persone che vivono in condizioni di assoluta povertà; di queste il 70% sono donne. Le vittime della tratta di esseri umani provengono, in grandissima maggioranza, da paesi poveri o da famiglie estremamente povere e sono spinte alla prostituzione dal bisogno o dalla mancanza assoluta di altre prospettive. Spetta dunque a noi dare a queste donne, nella misura del possibile, la possibilità di sottrarsi al circolo vizioso dello sfruttamento sessuale. L´Unione Europea finanza, nel quadro del programma Stop, campagne nei paesi di provenienza e di transito, che sono spesso paesi candidati all´adesione, con l´obiettivo di sensibilizzare i cittadini al fenomeno della tratta degli esseri umani e di contribuire al superamento degli ostacoli economici, politici e sociali alla parità dei sessi e alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro (Polonia 1998, Ungheria e Bulgaria 1999-2000). In particolare, nel settembre 2002, i ministri della Giustizia e dell´Interno dei paesi membri dell´UE e dei paesi candidati hanno concordato 12 misure per la repressione del traffico di esseri umani, tra le quali un´efficace cooperazione, l´organizzazione di campagne d´informazione e il sostegno alle vittime. Nei paesi balcanici il programma Cards finanzia iniziative di prevenzione e repressione del traffico di esseri umani. Va ricordato inoltre il ruolo determinante svolto dalle organizzazioni non governative nel prestare aiuto alle vittime, assicurando loro un alloggio e un sostegno medico e psicologico. Centri di accoglienza delle vittime, come, tra gli altri, «Payoke» ad Anversa in Belgio, e in Italia «La strada», che assiste donne della Polonia e della Repubblica ceca, o iniziative come il «Telefono azzurro» offrono servizi preziosi in un campo in cui spesso lo Stato è assente. Ma sul piano politico i progressi sono insufficienti: le particolarità e le sensibilità nazionali, benché pienamente comprensibili, hanno per effetto di rallentare la macchina europea, mentre le reti criminali si estendono con estrema rapidità. E´ quindi chiaro che occorre una forza propulsiva che spinga i governi europei a cooperare e a mobilitare risorse umane e finanziarie per far fronte al fenomeno della tratta internazionale di esseri umani. Questo ruolo di catalizzatore non può essere svolto solo da organizzazioni femminili, organizzazioni per i diritti dell´uomo, gruppi autogestiti, chiese, piccole e medie imprese sensibilizzate e combattive. Il catalizzatore può e deve essere la nostra società, che deve finalmente svegliarsi. *Commissario europeo