Santanché: riapriamo le case chiuse
"Subito un referendum". No bipartisan: sarebbe un ulteriore sfruttamento
FRANCESCO BEI
ROMA - Daniela Santanché, sparita dai radar dopo la sfortunata prova come candidato premier della Destra, è tornata. «Un ritorno - confida sulla scalinata della Cassazione - alla maniera della "Santa"...col botto!». Il «botto» è una richiesta referendaria, depositata ieri mattina insieme a un comitato promotore tutto al femminile (Storace e La Destra non c´entrano), per l´abolizione della legge Merlin e la conseguente riapertura in Italia dei bordelli. Con uno spolverino di lino ecru, collana di rubini, occhialoni neri Prada, Santanché sfida «i furbi e gli ipocriti» lanciando la sua provocazione: «A cinquant´anni dalla sua nascita la legge Merlin non può essere considerata un tabù. È necessario cambiarla profondamente garantendo strade sicure ai cittadini e libertà dalla schiavitù alle prostitute». È consapevole che la proposta «dividerà il Paese» - viste le reazioni, largamente contrarie, lo sta già dividendo - ma tira dritto ugualmente. Anche contro il Vaticano: «Non so come si comporterà la Chiesa, è chiaro che avrà una posizione diversa, ma noi andremo avanti lo stesso». Del resto parlando con le sue amiche, prima della presentazione ai giornalisti, la pasionaria glamour pronostica l´ostilità del mondo cattolico, ma non sembra preoccuparsene troppo: «Se dovessi sempre tener conto della Chiesa non farei nulla, io per esempio non sono d´accordo con la posizione del Vaticano sugli anticoncezionali». Dunque si parte con la raccolta firme, sulle spiagge italiane e ai concerti, per liberare le schiave del sesso «dai capi maschi che rubano loro anche i guadagni fatti vendendo il proprio corpo». Per il futuro la Santanché immagina «cooperative di donne» che gestiscano, sotto controllo medico e fiscale, i casini. E su questa battaglia spera di trovare il ministro Roberto Maroni, «che ha enunciato un piano sicurezza importante», e «soprattutto le donne, di ogni schieramento politico», a partire dalle ministre del governo Berlusconi.
Le reazioni tuttavia, a parte qualche eccezione, sono freddine quando non ostili. I cattolici insorgono. «Se si aprissero le case chiuse - commenta il sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi - si aggiungerebbe semplicemente un altro segmento al variegato mondo dello sfruttamento». Il sottosegretario propone al contrario «multe» ai clienti e «sequestro dell´auto». L´azzurra Isabella Bertolini considera l´iniziativa della Santanché un «valido stimolo», ma sostiene che spetti al Parlamento «l´approvazione di una nuova legge sulla prostituzione». Sul fronte della Chiesa arriva invece l´anatema di don Andrea Gallo: «Sono esterrefatto. Si tratta di una proposta che è contro i diritti delle persone. Altro che quote rosa, questa Santanchè è più maschilista di qualunque maschilista». Reazioni negative anche dal Pd. Di «referendum polverone» parla Livia Turco, mentre per l´ex ministro Barbara Pollastrini «la vera urgenza è combattere la prostituzione coatta», al limite «punendo i clienti». I radicali, che pure nel merito sono d´accordo con la proposta, si mostrano scettici sul referendum: «Per quanto ci riguarda - afferma Rita Bernardini - abbiamo una nostra proposta di legge in merito, che sono tre legislature che ripresentiamo».
La Santanché è comunque soddisfatta per la sua rentrée «movimentista», senza rimpianti per la corsa fallita come premier: «La mia candidatura è stato un doloroso ma necessario momento di crescita...altrimenti sarei rimasta per sempre "quella dei tacchi a spillo"».