| OPERAZIONE «VIE LIBERE» Dopo gli albanesi, a Roma sono sbarcati i rumeni a controllare le strade del sesso Stanno sulla strada. In vendita. Giovanissime prostitute bianche e nere, venute da Paesi lontanissimi, costrette all´inferno della strada. E fin qui niente di nuovo. Ma l´ultima scoperta di questo mondo sommerso sono i rumeni: non tanto le donne, che negli ingranaggi della prostituzione italiana ci sono finite, poverette, da molto tempo. Piuttosto sono gli uomini che rappresentano la novità. Bande di malviventi rumeni hanno fatto un definitivo salto di qualità. Contendono il territorio agli albanesi. E ormai controllano fette consistenti del «mercato» del sesso a pagamento. Si sono imposti con la forza, ovviamente. Perché se gli albanesi non scherzano quanto a metodi, anche i rumeni hanno imparato presto. Insomma, nella geografia della prostituzione, ci sono ampi pezzi della Prenestina, della Tiburtina, della Salaria e della Cristoforo Colombo (ché altre sono le strade delle nigeriane) ormai si parla spesso in rumeno. Insomma non è un caso se ieri, nel presentare il resoconto di una larga operazione antiprostituzione voluta fortissimamente dal ministro dell´Interno, Beppe Pisanu, il questore Nicola Cavaliere ha accennato ad alcune di queste donne rumene. «Quello che più ci conforta - dice - è che molte ragazze avviate alla prostituzione sono pronte a collaborare con noi. Dall´inizio dell´anno sono 44 le donne che hanno avuto il riconoscimento di collaborazione dalla magistratura. Dieci soltanto negli ultimi giorni». I risultati a Roma non sono mancati: 216 persone arrestate in tre settimane, 642 clandestini invitati a lasciare l´Italia, 72 espulsi in maniera coattiva. Perché se le ragazze collaborano con la polizia, mettono a verbale le loro storie, le confermano in un´aula di tribunale, ecco che per loro scatta il premio del permesso di soggiorno (articolo 18 della legge sull´immigrazione, una proposta del precedente governo) e per i sodalizi criminali si apre la porta del carcere. La ragazza rumena Nadja, ad esempio, è una di quelle che collabora con la squadra mobile. Vent´anni, un corpo da fotomodella, molte esperienze da dimenticare. Ha raccontato alla dirigente Giovanna Petrocca il suo dramma che purtroppo è tristemente ripetitivo: «Sono arrivata in Italia qualche mese fa passando dal Montenegro. Mi avevano promesso un posto di lavoro come cameriera. Sono stata rinchiusa subito in un appartamento dove mi hanno violentato. Ho capito che per me si apriva la strada della prostituzione. Ho provato a ribellarmi. Mi hanno minacciato e picchiato. Mi hanno fatto capire che sarei finita male». E qui per Danja, la ragazza rumena, è cominciata la solita trafila di protettori, sesso a pagamento (incassi fino a cinquecento euro al giorno), segregazione, telefono cellulare da cui è possibile solo chiamare. Con una variante che la dice lunga sulle sottigliezze psicologiche di cui il clan rumeno è capace. In maniera irregolare, ma più o meno ogni due settimane, le mostrano una ricevuta di versamento internazionale. Sono cinquecento euro che il clan spedisce alla famiglia di Danja. Senza causale. Una cifretta che rende felici i suoi familiari e che intanto lega la ragazza al miraggio di una emancipazione impossibile. «Un vero ricatto morale. Più efficace di tante botte», spiegano Petrocca e il suo capo, Nicolò D´Angelo. Ma naturalmente non sono scomparsi gli albanesi. Una delle 44 ragazze che stanno collaborando con la magistratura ha raccontato dei suoi protettori Dashi e Emil che la sfruttavano dopo averla comprata a un altro albanese, la tenevano rinchiusa in un appartamento di via Lotti o poi in una pensione a Lavinio. Loro la rifornivano di cibo e di profilattici. Sempre loro si preoccupavano, il giorno dopo che la polizia aveva fermato casualmente la ragazza per un controllo, di terrorizzarla a dovere. Ma inutilmente. Ma non si creda che sulla prostituzione speculino soltanto gli stranieri. Degli arrestati, ben 87 sono italiani. C´è anche il titolare del camping Roman River, in via della tenuta Piccirilli, a Montesacro: affittava in esclusiva le sue roulotte a prostitute dell´est, 13 euro al giorno. L´avevano arrestato giusto una settimana prima perché aveva affittato a prezzi esorbitanti le roulotte a immigrati clandestini. «Un piccolo record, essere arrestati due volte in dieci giorni per lo stesso reato», dice Cavaliere. FRANCESCO GRIGNETTI
|
||