| San Giovanni: l’indagine è nata quando una delle giovani e un cliente si sono innamorati e lei ha raccontato tutto alla polizia Spogliarelli e sevizie per cento ragazze romene Comprate da una gang di albanesi e costrette a prostituirsi dopo lo spettacolo in un night di MARCO DE RISI Un copione che tuttavia racconta solo una parte della realtà cittadina. La Roma notturna è sempre più piena, specie nella semi-periferia, di locali dove centinaia di giovani slave si esibiscono in spettacoli a luci rosse. Brave, belle, aggressive, per nulla sprovvedute. Spesso i night e i programmi delle serate vengono pubblicizzati dalle tv locali. «I titolari dei club fa notare un ispettore di commissariato non sono tenuti a chiedersi cosa fanno le ragazze dopo il lavoro. Ma è evidente che si tratta di professioniste e che lo spogliarello, il drink al bancone, l’ammiccamento durante lo show servono solo a conoscere clienti ai quali poi vengono offerte prestazioni sessuali. La riduzione in schiavitù a volte non c’entra proprio nulla». Nel caso di San Giovanni, secondo gli agenti del commissariato Castro Pretorio, che hanno portato a termine l’operazione, le cose andavano in modo completamente diverso. Tre albanesi e una romena di soli diciott’anni, indicata come la «vera belva» del gruppo, sono stati arrestati per sfruttamento della prostituzione, sequestro di persona e favoreggiamento della immigrazione clandestina. I quattro, stando alle testimonianze raccolte dagli investigatori, nel giro di un anno sono riusciti a far arrivare oltre cento ragazze dalla Romania con la promessa di farle lavorare come badanti. Le giovani venivano portate in una villetta di via Oricola, alla Riserva Nuova, nella parte extra-urbana della Prenestina, e seviziate. Adriana, la diciottenne romena, era, secondo la polizia, «la più feroce nel controllarle». Dopo una cura a base di botte e minacce, le spogliarelliste venivano portate nel night di San Giovanni. La polizia non ha reso noto il nome del locale. Fatto sta che il grosso delle ragazze, dopo lo spettacolo, si appartava con gli spettatori. Alcune in una stanzetta separata all’interno del locale (tariffa 150 euro), altre negli alberghi della zona (fino a 1.000 euro per tutta la notte». I profitti della banda sono stati stimati in «diverse centinaia di migliaia di euro». Gli agenti di Castro Pretorio, diretti da Domenico Condello, non escludono che le giovani fossero al centro di una sorta di “tratta”. Una banda di romeni, dopo averle accompagnate in pullman in Italia attraverso l’Ungheria e l’Austria, le avrebbe vendute agli albanesi, ricavandone a sua volta un utile, subito dopo il confine italiano. La villetta di via Oricola, nell’estrema periferia est, veniva usata anche per gli incontri con una parte dei clienti. All’interno sono stati trovati un tariffario, diverse confezioni di preservativi e materiale hard. Le indagini denominate “Operazione Pretty Woman” sono scattate circa quattro mesi fa. Quando una delle ragazze e uno dei clienti si sono innamorati. La giovane ha rivelato i metodi, le basi della banda e il nome del night-club dove cominciavano gli incontri. Le persone arrestate sono, appunto, quattro: i cugini Emilion e Adrian Kapllani di 26 e 23 anni, Hani Methani., di 25, e la “terribile” romena, Adriana Gudo, appena diciottenne. Sono stati fermati anche due italiani che fornivano i documenti falsi. Accertamenti sono in corso sui gestori di altri night-club e di alcuni alberghi. |
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