Articolo da "Corriere Romagna" del 12 aprile 2003

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CESENA - Dalla sua casa di Cesena controllava le “schiave” avviate alla prostituzione su tutto il territorio romagnolo.E’ finita in manette l’altra notte alle 4 la nigeriana Eniye Okhionkpamwonyi, arrestata con un protettore nell’ambito di un’operazione che all’alba tra giovedì e venerdì ha visto finire in cella altre 34 persone in tutta Italia.I reati contestati sono quelli di aver costituito un’associazione di stampo camorristico che riduceva in schiavitù giovani donne africane, in prevalenza nigeriane, riuscendo ad introdurle clandestinamente in Italia e inducendole alla prostituzione per sfruttarle. La rete operava assoggettando le vittime con riti woodoo.Le giovani venivano fatte sbarcare clandestinamente in cittadine del meridione d’Italia. Poi venivano portate a Castelvolturno, nel Casertano. Qui venivano effettuati i riti voodoo, pratiche magiche di origine tribale cui le ragazze, provenienti dai centri più poveri dei loro paesi d’origine, attribuivano enormi poteri. Quei riti, accoppiati con il “sequestro” dei documenti, le rendeva praticamente schiave dell’organizzazione. Per liberarsi, le giovani dovevano arrivare a versare, grazie alla loro attività di prostitute, fino a cento milioni di vecchie lire.Dopo averle assoggettate fisicamente e psicologicamente, le nigeriane venivano portate in centri in tutta Italia. A quel punto entravano in gioco le figure che gli investigatori ritengono decisive per la rete criminale: le “madame”.Secondo le forze di polizia, la “madame” arrestata a Cesena è una delle tre donne di maggior potere dell’intera rete nazionale, insieme alle “colleghe” di Napoli e di Castelvolturno. Dall’appartamento di San Mauro in Valle, infatti, “madame Eniye” avrebbe controllato per un paio d’anni tutto il traffico delle nigeriane della costa romagnola. Sempre a Cesena gli investigatori della polizia di Castelvolturno cercavano una seconda “madame”, sulla quale sono ancora in corso ricerche. Sempre nell’abitazione di San Mauro in Valle, insieme alla “madame” è stato arrestato un uomo di 37 anni anche lui di origini nigeriane e sempre con le accuse legate all’organizzazione di stampo camorristico.Un altro africano è stato trovato nell’abitazione dove sembra fosse semplicemente alloggiato. Anche lui è finito in cella, ma per una serie di reati compiuti precedentemente sul territorio italiano e non legati alla rete di sfruttamento della prostituzione.Un giro d’affari di milioni di euro, quello portato alla luce, che solo negli ultimi tempi si avvaleva di una rete di 150 prostitute di origine africane.Le “schiave” che venivano controllate dalla centrale di Cesena, sparse sulle strade dell’intera costa romagnola e nascoste in appartamenti presi in locazione in diverse cittadine, vengono calcolate in diverse decine.Un conteggio comunque complicato, reso ancor più difficile dal fatto che le giovani venivano spostate di frequente e che pochissime di loro hanno accettato di parlare e di denunciare gli sfruttatori, terrorizzate da quel che poteva accadere a loro stesse ma anche per le ritorsioni che avrebbero potuto subire le loro famiglie in Africa.L’indagine ha portato per la prima volta in Italia alla contestazione del reato previsto dall’articolo 416 bis del codice penale nei confronti di una rete criminale costituita interamente da persone di origine africana e comunque straniera. Un’organizzazione mafiosa costituita per ridurre quelle centinaia di ragazze in schiavitù, inducendole alla prostituzione per sfruttarle e tenendole segregate.
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