Articolo da "La Repubblica " del 5 settembre 2007


Rifondazione: "Parchi del sesso a Roma"
Proposta-choc, il sì di Forza Italia. Veltroni: più severi con le prostitute
le città
Nella Capitale fallito l´esperimento delle telecamere in strada
Ferrero: il caso Mele non più accettabile della prostituzione
Il sindaco: anch´io a volte ho chiamato i carabinieri, ma loro non possono far nulla

GIOVANNA VITALE
ROMA - Contro il dilagare della prostituzione in strada sono tutti d´accordo: a Roma il fenomeno ha assunto dimensioni allarmanti, non distingue più fra centro e periferia, coinvolge in prevalenza immigrate ridotte in schiavitù e ragazzine non ancora adolescenti. Ma a sorpresa, una risposta fuori dagli schemi ideologici classici viene da Rifondazione comunista: i parchi del sesso. Dal centrodestra, Forza Italia per prima, vengono segnali di disponibilità per un accordo trasversale.
«Una ricetta non da sinistra», ammette il segretario romano di Prc Massimo Smeriglio, «ma certo più utile per governare le contraddizioni che la città pone su un tema delicato e complesso qual è il racket delle donne e delle bambine». Ovvero, «oltre all´inasprimento delle pene», insiste, «l´individuazione di zone dove chi decide di dedicarsi alla prostituzione - spesso è il caso dei trans - possa esercitarla liberamente. Attraverso un percorso di concertazione, partecipazione e consenso tra l´amministrazione comunale e le associazioni dei lavoratori e delle lavoratrici del sesso». Non teme le critiche il segretario del Prc: «Già Livia Turco aveva pensato a forme cooperative su aree e con modalità da stabilire. Come peraltro già sperimentato, lontano dal Vaticano, in metropoli ben più avanzate della nostra».
Una cosa è certa, dice il parlamentare transgender Luxuria, anche lei di Rifondazione: le telecamere sulle strade della prostituzione si sono rivelate un fallimento E allora «bisognerebbe considerare le prostitute come lavoratrici, quando non sono minorenni e se la loro professione è frutto di una scelta libera. In questi casi lo Stato dovrebbe assisterle e non criminalizzarle. L´esempio da seguire c´è già ed è il progetto "Zoning" del Comune di Mestre dove sono stati individuati alcuni quartieri periferici, sorvegliati da agenti di polizia in borghese, in cui le prostitute possono lavorare».
Il sindaco di Roma e maggiore candidato per la carica di leader del futuro Partito democratico interviene con una proposta forte: la legge che non consente di colpire le attuali forme di prostituzione non è valida, va cambiata. «Serve una normativa nazionale che ci consenta di essere un po´ più severi», ha detto Veltroni ai microfoni di Rds. «In Italia la prostituzione non è reato, quante volte anch´io ho chiamato i carabinieri e i carabinieri sono intervenuti: il problema è che loro le prendono e poi, però, non possono fare niente».
Che la situazione sia grave è dimostrato dalla retata condotta ieri dalla task-force dei vigili capitolini: su 54 lucciole fermate, 52 erano rumene, ben 20 le minorenni. Commenta ancora il segretario di Rifondazione: «Le telecamere sulle vie a luci rosse si sono rivelate un palliativo, ora bisogna avere più coraggio, evitando di dare risposte esclusivamente mediatiche, che ascoltano solo la pancia della gente».
Una proposta controcorrente. Sulla quale la politica romana si è subito divisa, schierandosi senza vincoli di coalizione in alleanze inedite e trasversali: Fi e Dl a valutare, sebbene «con prudenza», l´idea di Rifondazione; l´Udeur e l´Udc a fare muro contro. L´assessore al Personale della Margherita, Lucio D´Ubaldo: «Sui parchi dell´amore si può discutere. Già qualche anno fa Civiltà cattolica aveva ipotizzato un simile intervento. Ma lo spirito dovrebbe essere quello della prevenzione e del recupero». Ammonisce infatti il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero, compagno di partito di Smeriglio: «Diffido delle risposte semplici: Serve una presa di coscienza sociale del problema anche perché chi ha i soldi, come dimostra qualche parlamentare, va negli alberghi di lusso con la cocaina e le prostitute, mentre chi non ha soldi va per strada. Non vorrei - conclude il ministro - che diventasse anche questa una questione di classe».