Articolo da "La Repubblica" del 21 gennaio 2004
Il racconto dell´inviato del New York Times che ha salvato da un bordello cambogiano due schiave del sesso

"Con 350 dollari ho comprato la libertà di due baby-prostitute"
Per Srey Neth la tenutaria rilascia una ricevuta a conferma dell´acquisto avvenuto
Dai registri risulta che le ragazze sono macchine per soldi, e che a loro non arriva quasi nulla dei guadagni
L´addio alla donna che le ha rese schiave non è facile: per le giovani è stata a lungo l´unica famiglia

Srey Mom piange e non vuole lasciare la "casa": ha paura della libertà e dei giudizi
Ma dopo aver deciso di comprare le due prostitute adolescenti invece di far loro raccontare le loro storie le ho convinte a giurare che avrebbero mantenuto il segreto, nel timore che i padroni del bordello le facessero sparire nel nulla. L´acquisto di Srey Neth è andato a buon fine subito, senza problemi. Svegliai la proprietaria del bordello all´alba, porgendole 150 dollari, rifiutai di saldare, come lei pretendeva, anche «gli interessi sul debito» e ne ebbi in cambio una ricevuta, sulla quale era scritto: «150 dollari per l´acquisto della libertà di una ragazza.» Poi Srey Neth ed io ce ne andammo di corsa, ancor prima che la proprietaria del bordello si fosse alzata.

Nel bordello di Srey Mom però la proprietaria mi disse che il debito accumulato dalla ragazza non era di 70 dollari come la giovane pensava, bensì di 400. «Dove sono i registri?» chiesi. Mi fu consegnato un libro mastro, dal quale risultava che Srey Mom doveva l´equivalente di 337 dollari. Dal libro scoprii anche che le ragazze erano delle macchine da soldi, e che avevano incassato moltissimo denaro, che era stato loro sottratto. Dopo qualche trattativa scontrosa, la proprietaria accettò 203 dollari, il prezzo per ridare la libertà a Srey Mom. La ragazza era libera, ma mi disse che aveva dato in pegno il suo telefono cellulare e che le occorrevano 55 dollari per riscattarlo. «Dimentica il cellulare, dobbiamo andarcene», le ricordai. Srey Mom iniziò a piangere. Le dissi che doveva scegliere tra il cellulare e la libertà. Lei tornò nella sua minuscola stanza nel bordello e chiuse la porta a chiave.

Si parla spesso dei traffici e dello sfruttamento del sesso in paesi come la Cambogia come una forma moderna di schiavitù: io credo che sia così. Ma la mia esperienza evidenzia ancor di più la complessità morale di un mondo nel quale alcune ragazze non sanno se valga la pena essere salvate o meno, e non tutti i proprietari di bordello sono dei mostri. Alcuni di loro ricorrono alle botte, chiudono le ragazze schiave a chiave, ma la maggior parte di loro le manipola con la faccenda dei debiti, o con una gentilezza pretestuosa ed eccessiva. Le ragazze sono spesso troppo ingenue, troppo stigmatizzate da chiunque altro, troppo ferite nell´animo: e così il sistema prospera.

Srey Mom singhiozzava, chiusa nella sua stanzetta, rifiutandosi di essere liberata senza il cellulare. Le altre prostitute, sue care amiche, iniziarono ad implorarla di essere ragionevole, e lo stesso fece la padrona stessa del bordello. «Non perdere quest´occasione, ora che ce l´hai» iniziò a dirle lei. Ma Srey Mom non cedette. Dopo mezz´ora di tentativi e di isterismi per quel cellulare, mi sentii così manipolato io stesso da aver quasi voglia di andarmene. Poi, invece, fui io a cedere. «Ok, ok. Andrò a prendere il tuo cellulare» le dissi da dietro la porta. Il pianto si arrestò di colpo. «Anche i miei gioielli? Ho dato in pegno pure quelli» chiese con voce lamentosa.

Così andai a riscattare il telefono e i suoi gioielli, che non penso fossero la vera causa di tutta quella storia. Srey Mom più tardi mi spiegò che la sua riluttanza non aveva nulla a che vedere con il desiderio di riavere indietro il suo telefono. Tutto dipendeva dalla paura che le era venuta all´ultimo momento. Paura per quello che la sua famiglia e tutto il suo villaggio avrebbero detto al suo ritorno. La possibilità che sua madre la ripudiasse era tanto spaventevole quanto l´idea di rimanere nel bordello per tutta la vita.

Quando tornai con il cellulare e i gioielli, la famiglia della proprietaria del bordello aveva acceso dei bastoncini di incenso per Srey Mom e stava pregando per lei presso l´altare dedicato a Buddah nell´ingresso del bordello. La proprietaria, che le ragazze chiamano «madre», raccomandò a Srey Mom di non tornare alla prostituzione. Infine la ragazza salutò la «madre», la padrona che l´aveva ridotta in schiavitù, l´aveva ingannata e forse l´aveva anche fatta diventare sieropositiva, quella stessa donna che però era stata gentile con lei quando aveva nostalgia di casa, che non l´aveva mai costretta ad avere rapporti sessuali quando era malata. L´addio fu estremamente complicato, e vi fu persino della tenerezza.

Ora che ho comprato la libertà di due esseri umani, posso finalmente far tornare queste ragazze nei loro villaggi. L´emancipazione gioverà loro? Le loro famiglie, i loro villaggi le accoglieranno? Oppure come altre ragazze salvate dalla schiavitù sessuale, riterranno anch´esse che la libertà è traumatizzante, tanto da voler ritornare alla schiavitù nei bordelli? Vedremo.

(Copyright New York Times-La Repubblica)