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La proposta dei relatori del disegno di legge riguarda straniere e italiane
LIANA MILELLA
ROMA - Via le prostitute dalle strade. Rimandate a casa, rispedite nella città o nel paese di residenza, con il foglio di via obbligatorio. Sì, proprio il vecchio foglio di via che, dal 1956 in avanti, quando a dicembre fu approvata la legge 1423 che fissa le misure di prevenzione contro le persone pericolose, colpisce chi, «sulla base di elementi di fatto», sia «abitualmente dedito a traffici delittuosi». Tutti coloro che commettono reati che «mettono in pericolo l´integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la sanità pubblica». Tra costoro, d´ora in avanti, potrebbero esserci anche le prostitute. L´idea, e la proposta legislativa sotto forma di emendamento, è di Filippo Berselli, avvocato, l´esponente più di spicco di An a Bologna e ora presidente della commissione Giustizia del Senato che, da una settimana, è alle prese con il pacchetto sicurezza del governo. Ieri scadeva il termine per presentare le modifiche al decreto legge che potrebbe già andare in aula la prossima settimana. E qui, assieme all´aggravante contro i reati commessi dai clandestini, la confisca delle case per chi affitta in nero agli immigrati, le norme per rendere più semplice il sequestro dei beni mafiosi, ecco spuntare anche la misura contro le lucciole.
Berselli, quando a sera ne parla al telefono, si stupisce che la sua proposta sollevi subito tanto clamore. Ci tiene a spiegare qual è l´idea, come gli è venuta, chi gliel´ha sollecitata. «Sì, ho scritto proprio io quell´articolo, aggiungendolo al decreto. Una previsione molto semplice. Che riguarda tutte le prostitute, non solo quelle straniere, ma anche, e ovviamente, le italiane. Chi verrà trovata per strada a vendere se stessa, chi eserciterà il mestiere più antico del mondo in pubblico e in modo palese, verrà rimandata nel luogo originario di provenienza». E in effetti, la proposta di Berselli non si può che leggere così, visto che recita: «Chiunque viva del provento della propria prostituzione e venga colto nel palese esercizio di detta attività» verrà sottoposto al foglio di via.
Berselli spiega anche chi gli abbia suggerito la nuova regola: «La questione mi è stata segnalata dagli ambienti delle questure italiane». E aggiunge: «La richiesta, per la verità, era anche più severa rispetto a quanto ho scritto: chi vuole combattere la prostituzione mi aveva chiesto che non fosse prevista soltanto una contravvenzione, ma un vero e proprio delitto, un reato, punito con una pena da uno a quattro anni, qualora la prostituta non avesse rispettato l´ingiunzione del foglio di via». La proposta di Berselli passa, l´emendamento viene firmato anche dal forzista siciliano Carlo Vizzini, che presiede la commissione Affari costituzionali. I due, Berselli e Vizzini, sono anche i relatori del pacchetto sicurezza, e dunque la proposta sulle lucciole arriva dal top della maggioranza.
Nel librone che contiene i 160 emendamenti alla manovra anticrimine del governo - per ora è in discussione solo il decreto e non il disegno di legge che contiene il discusso articolo sul reato di immigrazione clandestina - la norma sulle prostitute rappresenta la novità della giornata e quasi oscura il resto. Innanzitutto le misure antimafia che, dal ddl, vengono trasferite nel dl, per espressa richiesta del presidente del Senato Renato Schifani (che plaude soddisfatto) e dello stesso Vizzini, che ne sottolinea «l´importanza e l´incisività». Fino all´ultimo momento veniva data per certa una modifica dei relatori sull´aggravante per i reati commessi dai clandestini. Una sorta di attenuazione, per cui a finire vittima della maggiore pena (fino a tre anni) sarebbe solo chi ha già subito l´obbligo dell´espulsione. Invece la modifica viene proposta solo tra i 35 emendamenti del Pd. Il capogruppo in commissione Felice Casson ne parla come di «un intervento decisivo», al pari di quello, sempre firmato Pd, che riguarda le sanzioni per chi affitta le case agli immigrati. Per rischiane la multa da 25mila euro e una pena da sei mesi a quattro anni è necessario che l´affitto richiesto sia «gravemente sproporzionato rispetto alla media dei prezzi di mercato». In ogni caso sparisce la confisca dell´abitazione fortemente voluta dal ministro dell´Interno Maroni. Anche la maggioranza avrebbe voluto rivedere le norme, in qualche modo renderle meno dure, ma se ne riparlerà in aula.
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