Articolo da "Il Gazzettino" del6 maggio2005


Una ragazzina costretta a perdere la verginità sulla statale 11 sfugge allo sfruttatore, fa liberare tre coetanee e arrestare tre capibanda

Quattordicenni sulla strada del sesso

Verona
Perdere la propria verginità a 14 anni sulla strada, costretta ad andare con il primo cliente dopo aver subito botte, soprusi, minacce. È quanto hanno sperimentato sulla loro pelle le quattro ragazzine, tutte minorenni e tutte dell'Est Europa, liberate nella notte e nella mattinata tra martedì e mercoledì scorso dalla Questura di Verona. Il luogo dove venivano fatte prostituire è la malfamata statale 11, tra Brescia e Verona, teatro sempre per fatti legati alla prostituzione dell'omicidio il 21 febbraio scorso di due poliziotti della Questura scaligera.

A mettere fine a quella che era una vera e propria organizzazione malavitosa dedita allo sfruttamento di prostituzione minorile, è stato il blitz che ha visto gli agenti della Mobile veronese fare irruzione nelle tre abitazioni di Valeggio sul Mincio, Villafranca e Caprino Veronese dove la banda di romeni, tutti della città di Busau, teneva soggiogate le ragazze da sfruttare, trovandovi le tre ragazze in stato di sudditanza e paura fisica e psicologica, arrestando i tre capibanda e fermando anche altri cinque stranieri, tutti romeni e clandestini.

In carcere a Montorio sono finiti quelli che sono considerati i capi del clan malavitoso: Eugen Petre Lasar, 27 anni, che controllava la casa di Valeggio; Victor Gabrila, 49 anni, bloccato nell'abitazione di Villafranca; e Emilian Dragos Tufose, 19 anni, che gestiva l'alloggio di Caprino Veronese. Quest'ultimo, al momento dell'irruzione, ha cercato di darsi alla fuga scappando sui tetti del centro del paese, ma alla fine è stato bloccato dai poliziotti.

Il blitz, che ha messo fine a un'organizzazione che da almeno sei mesi lavorava su Verona, è nato dopo settimane di pedinamenti e controlli dopo il racconto fatto agli agenti da una delle quattro ragazze sfruttate. La giovane, di appena 16 anni, si è presentata alcune settimane fa, nelle prime ore del mattino, agli uffici della Questura in stato confusionale e di prostrazione. «La ragazzina, perché proprio di una giovane minuta ed evidentemente minorenne - sottolinea il capo della Squadra mobile scaligera, Marco Odorisio - e questo lo dico anche per gli stessi "clienti" che vedendola sapevano con chi andavano, si è presentata ai nostri uffici dopo essere letteralmente fuggita ai suoi sfruttatori. In pratica, la ragazza ha atteso la fine del suo "turno" di lavoro sulla statale e, invece di tornare verso l'abitazione dove l'attendeva il suo sfruttatore, è scappata».

La ragazza ha così raccontato la sua odissea agli inquirenti, aiutata anche dal sostegno di un psicologo. Le minorenni venivano reclutate in zone particolarmente povere dell'Ucraina, della Romania e della Moldavia direttamente dai tre malviventi che contattavano le loro famiglie e, spacciandosi per benefattori, si offrivano di far studiare le ragazze in Italia. Anzi, i criminali si facevano consegnare dalla famiglia anche 1.500 euro per le spese del viaggio e dell'alloggio in Italia. Inoltre, visto che per la legge romena i minori per espatriare devono essere accompagnati da parenti ed essere in possesso di un atto notarile firmato dai genitori, la banda disponeva di contatti con notai e funzionati in Romania per far apparire uno dei tre banditi, solitamente il Lasar, come un parente o il fratello maggiore delle ragazze.

Le ragazze, e dalla ricostruizione degli inquirenti coordinati dal pubblico ministero della Procura di Verona, Paolo Sachar si parla di almeno una ventina di ragazzine avviate alla prostituzione e sfruttate dal clan in questi mesi, venivano portate a Verona in auto o con degli autobus di linea attraverso Ungheria, Austria, Slovenia e quindi in Italia. Arrivate a Verona le ragazze venivano subito portate nelle abitazioni in mano alla banda e qui informate che ad attenderle c'era la vita di strada, con botte, violenze e minacce per convincerle.

Poi, quasi subito dopo pochi giorni dall'arrivo a Verona, le ragazze venivano sbattute sulla strada, in particolare sul tratto di statale 11 in località Cavalcaselle, a Castelnuovo del Garda. Qui, controllate a vista con passaggi continui in auto e tramite cellulare, le ragazze, vestite in abiti succinti e ognuna "dotate" di venti preservativi per sera, dovevano guadagnare ogni notte 500 euro a testa. Altrimenti erano botte e minacce. Avevano anche l'ordine di chiedere ai clienti dai 100 ai 150 euro a prestazione, quindi il doppio della normale "tariffa" visto che si trattava di giovani minorenni.

L'accusa per i tre romeni è di sfruttamento della prostituzione e di sfruttamento della prostituzione minorile (articolo 600 bis). La Procura veronese sta indagando anche per capire che relazioni vi fossero tra il clan di malavitosi ed i proprietari, tutti veronesi, delle tre abitazioni utilizzate come base per controllare le giovani prostitute. Le quattro ragazzine liberate dalla Questura veronese sono state affidate per ora a delle strutture protette.

Massimo Rossignati