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Prostituzione, addio alla Merlin
Eleonora Martini
Alle soglie del suo cinquantesimo anniversario che si compirebbe il 20 febbraio 2008 la legge Merlin sta per essere mandata in soffitta. Già domani o giovedì infatti potrebbe essere discusso in preconsiglio dei ministri il ddl sulla prostituzione messo a punto dalla sottosegretaria degli Interni Marcella Lucidi ma che porterà il nome del titolare del dicastero, Giuliano Amato. Il quale però non ha resistito alla tentazione di sollevare l'ennesimo allarme sociale per superare eventuali tentativi di opposizione. Sono in molti infatti e non solo nel centrodestra coloro che, indipendentemente dai risultati e volendo affrontare il problema in chiave securitaria e moralista, non digeriscono l'idea di legalizzare e regolamentare la prostituzione come di fatto avverrebbe con la nuova legge che la proibisce solo in alcune aree metropolitane. Il divieto generale infatti è previsto soltanto nei pressi dei luoghi di culto, degli ospedali e delle scuole anche se poi lascia mano libera agli enti locali. Unica raccomandazione è di non proibire tout court la prostituzione per evitare che le donne schiave entrino in clandestinità e si renda così più difficile il lavoro di contatto e di recupero di polizia e operatori sociali.
Quindi l'allarme generalizzato lanciato domenica dal capo del Viminale sui «bambini che si giocano ai dadi centinaia di euro e poi organizzano un giro di baby prostitute per pagarsi i debiti» era una sorta di apripista per il ddl che si propone soprattutto - giustamente - di colpire la prostituzione minorile. Iniziando a punire i clienti delle prostitute che hanno meno di 14 anni (si eleva il limite di 12 anni, esattamente come già previsto per la violenza sessuale) ai quali non verrà più concessa l'attenuante di non sapere o di non aver riconosciuto l'età della vittima. A chi si macchierà di questo tipo di reati oltre al carcere sarà vietato l'ingresso ai locali usualmente frequentati da minorenni. Ma il ddl dovrebbe anche inasprire le pene previste per lo sfruttamento della prostituzione, sia adulta che minorile. Introducendo il reato direttamente nel codice penale e prevedendone una nuova tipologia: la «prostituzione coattiva». Un reato diverso dallo sfruttamento e che prende in considerazione tutte le nuove forme di ricatto e di assoggettamento praticate dal racket soprattutto contro le donne comunitarie. Un modo insomma di combattere le organizzazioni che ormai mirano a coinvolgere più direttamente le prostitute. E ancora: il ddl dovrebbe agevolare il collegamento tra procure e attività investigativa, e prevede la confisca di beni sia monetari che patrimoniali delle organizzazioni che sfruttano la prostituzione. Beni che andranno in un fondo da utilizzare per il recupero delle prostitute che vogliano liberarsi dallo sfruttamento. Un pacchetto di norme dunque che sembrerebbe ispirato alla relazione presentata dall'Osservatorio sulla prostituzione, l'organismo presieduto dalla sottosegretaria Lucidi e formato da decine di associazioni e operatori che si occupano del fenomeno, che fa tesoro dell'esperienza delle realtà più avanzate. «Non conosco il ddl e soprattutto è presto per parlare della nuova legge - commenta la verde Luana Zanella, esperta del problema e firmataria di un pdl nella scorsa legislatura - ma stando alle dichiarazioni di Amato quando ad ottobre pensava di stralciare alcune norme sulla prostituzione dal pacchetto sicurezza mi sembra molto positivo che si sia passati da un approccio securitario a uno sociale, che si voglia prevenire ed evitare inutili criminalizzazioni. E che, pur lasciando un margine di autoregolamentazione agli enti locali, si traccino linee nazionali che impediscano improvvisazioni o interventi locali estemporanei. È un problema questo che richiede un corpo a corpo continuo perché non può essere risolto una volta per tutte». |
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