| Via alla consultazione pubblica. Le prostitute protestano: meglio abolire ogni regola Case chiuse legali, il piano di Londra Il governo: quartieri a luci rosse nelle città, come in Olanda DAL NOSTRO INVIATO Il ministero dell’Interno britannico ha reso pubblico un progetto, che potrebbe diventare legge entro l’anno, che apre le porte alla legalizzazione dell’industria del sesso. «Drammatica mossa: bordelli legali», hanno sintentizzato i tabloid del Regno. Il documento del governo prevede piani per l’apertura di zone a luci rosse nelle città, bordelli con regolare licenza e un registro delle lavoratrici (e lavoratori) del sesso. Questa radicale riorganizzazione del settore, regolato da una legislazione vecchia di oltre 50 anni, mira non tanto a fare della vecchia Inghilterra una mecca del piacere, quanto a proteggere le donne che esercitano l’antica professione e combattere il loro sfruttamento. Oggi in Gran Bretagna la prostituzione non è un reato in sé, ma lo sono l’adescamento e lo sfruttamento. Il ministro dell’Interno David Blunkett ha detto che è urgente un «approfondito dibattito pubblico» sulla questione ma ha espresso la sua determinazione a introdurre misure per «ripulire» l’industria del sesso. In Gran Bretagna si ritiene che operino almeno 80 mila prostitute: il 95 per cento di quelle che battono le strade sono tossicodipendenti. Diverse città hanno già fatto richiesta di istituire formali «zone organizzate» dove le prostitute di strada possano operare in tutta sicurezza, con un registro che renderebbe possibili regolari controlli sanitari. Inoltre bordelli con due o tre prostitute che lavorino nello stesso appartamento potrebbero essere decriminalizzati in quanto visti come un’opzione più sicura del lavoro «in solitario». Blunkett ha ripetuto che intende affrontare con decisione «le devastanti conseguenze della prostituzione». Ma ha aggiunto che le comunità devono anche decidere se, come nazione, «accettiamo o sfidiamo il commercio del sesso». I funzionari governativi hanno promesso che ogni possibile nuova legge prenderà di mira il crimine organizzato e lo sfruttamento. Blunkett ha precisato che intende mettere fine alla pratica corrente di commerci sessuali praticati dietro l’etichetta di «sauna» o «salone di massaggi». «La prostituzione - ha detto - non deve nascondersi dietro la facciata di business legittimi». Il ministro ha affermato che le sue priorità sono: evitare che le ragazze vengano costrette a vendersi sulle strade; proteggere quanti già lavorano nell’industria del sesso; portare in giudizio i criminali che controllano la vita di queste donne. «La realtà della prostituzione - ha sottolineato Blunkett - sia per quelli direttamente coinvolti sia per l’intera comunità, è spesso brutale. Essa coinvolge l’abuso di minori e lo sfruttamento degli adulti. Non ci sono risposte facili o una singola soluzione. La prevenzione è la chiave per alleviare le circostanze che rendono i giovani vulnerabili alla coercizione». La città di Liverpool è quella dove si ritiene che verrà avanzata la prima richiesta di istituire una zona a luci rosse. Nella metropoli che diede i natali ai Beatles il sesso è un affare serio 24 ore su 24 e le prostitute sono state spesso viste in azione in pieno giorno davanti alla cattedrale anglicana. Il quartiere del piacere potrebbe entrare in funzione già dall’autunno ma l’area non è ancora definita. I membri del consiglio comunale hanno sottolineato che non si troverà in una zona residenziale. «Non stiamo pensando semplicemente a una zona di tolleranza - ha chiarito Flo Clucas, funzionaria del comune per la sicurezza della comunità -. Sarà gestita in maniera appropriata, con una particolare enfasi sul tentativo di trarre fuori le ragazze dalla prostituzione». Una ricerca d’opinione condotta a Liverpool dalla locale università fra residenti, imprenditori e prostitute ha indicato che l’83% è in favore di una zona controllata, mentre il 91% la vuole lontano da aree residenziali e il 50% distante da attività commerciali. Per quanto paradossale, la maggiori voci di dissenso rispetto al progetto governativo sono arrivate proprio dalle dispensatrici di piacere a pagamento. Un gruppo di rappresentanti delle prostitute britanniche ha espresso l’opinione che le leggi in materia dovrebbero essere abolite. Cari Mitchell del Collettivo delle prostitute, che fornisce sostegno e consulenza alle lavoratrici del sesso del Regno Unito, ha chiesto che l’industria a luci rosse sia completamente decriminalizzata e resa parte integrante della comunità civile: «Ci opponiamo alle zone di tolleranza perché sono soltanto una scusa per evitare la decriminalizzazione, unica strada per affrontare il nodo delle leggi sulla prostituzione». Luigi Ippolito |
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