| «Trattate come schiave» In sette pagine le accuse che hanno portato in carcere il direttore del Regina Pacis, don Cesare Lodeserto: «Le ragazze costrette a lavorare in nero, private della libertà. E se protestavano venivano umiliate e picchiate» ANTONIO MASSARI I metodi punitivi erano diversi: «Il ritiro del cartellino personale e il divieto di uscire, oppure punizioni collettive per colpe che invece erano riferibili solo a una delle ragazze». L'impianto dell'ordinanza non si ferma qui: don Cesare avrebbe anche accusato, ma del tutto falsamente, un tenente colonnello dei carabinieri. Secondo il sacerdote, aveva costretto il titolare di un mobilificio a consegnare dei mobili in cambio della sua protezione. Resta invece coperto da un omissis un quarto capo d'imputazione. Di fatto, da tutto questo, emerge un dato: le ospiti del centro erano costrette a sopportare una pesante limitazione della libertà personale. Una di loro ha raccontato che, per poter uscire, tutte avevano «bisogno di un permesso». E il permesso era di una sola ora. In un'altra occasione, don Cesare Lodeserto, dovendo lasciare il centro peruno dei suoi frequenti viaggi all'estero, avrebbe ordinato ai suoi operatori di segregare una ragazza, alla quale aveva ritirato il cartellino di riconoscimento. Il motivo? L'aveva trovata in un luogo pubblico col suo fidanzato. Molte delle ragazze venivano prese a schiaffi. Infine, le motivazione dell'arresto: da un lato don Cesare potrebbe inquinare le prove, dall'altro, in qualità di responsabile del centro e presidente della fondazione Regina Pacis, può «reiterare analoghe condotte criminose». Ecco perché, molto probabilmente, s'è dimesso. In questo modo, a breve, potrebbe riacquistare la libertà. Intanto non sono mancate illustri dichiarazioni di solidarietà. «Ha dato la vita per aiutare i poveri, gli immigrati e le prostitute e adesso viene travolto da accuse infamanti», commenta il ministro per le Politiche Comunitarie, Rocco Buttiglione. L'accusa di sequestro è stata «enfatizzata», dice invece il presidente della Provincia di Lecce, l'ex senatore Giovanni Pellegrino. «L'arresto è stata una misura eccessiva», dice il regista Marco Tullio Giordana, «Sono convinto che riuscirà a dimostrare l'infondatezza di queste accuse». E un aiuto arriva anche da alcune ragazze del centro che accusano chi lo ha denunciato di averlo fatto per denaro. «Il suo principale accusatore», dice una di loro, «è una persona che prima lavorava qui come volontario e che poi è stata cacciata da don Cesare perché circuiva noi ragazze. Quelle volevano solo continuare a bere, ubriacarsi e stare con gli uomini: per questo don Cesare ha fatto come fa un padre. Le ha punite, non le ha fatte uscire, perchè voleva che capissero una cosa: dovevano cambiare vita». |
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