Articolo da "Il Manifesto" del 21 dicembre 2002.
Ritorno alle case
(lug. 2002)
La legge di Bossi
(mag. 2002)
Regalo di natale: le case chiuse

Con un disegno di legge firmato da Bossi, Fini e Prestigiacomo, il consiglio dei ministri vieta la prostituzione in strada e la rilegittima in forme organizzate nei luoghi chiusi. Si mira a cacciare le straniere, più esposte, e a ricostituire i vecchi bordelli. Recupero, solidarietà? niente. Livia Turco: il governo si vergogni

A. D.

Sorpresa di Natale per tutti i maschi italiani, e in particolare per quelli di una certa età: il governo di Silvio Berlusconi, su proposta di Gianfranco Fini e Umberto Bossi, ha reintrodotto le case chiuse, i buoni vecchi bordelli di una volta. Oh, no, naturalmente il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei ministri in assenza di giornalisti, sotto forma di disegno di legge al quale si prepara una schiacciante maggioranza parlamentare, non dice «tornano i bordelli»: al contrario, li proibisce formalmente (chissà se questo «divieto» è stato il grimaldello per passare sopra l'opposizione, annunciata feroce ma evidentemente poi rientrata, del nuovo centro cattolico). Peccato che, mentre vieta in modo severissimo l'esercizio della prostituzione in luogo pubblico e dunque in strada, colpendo anche i clienti, consente invece di fare tutto in luogo adatto, organizzato e curato da terze persone purché queste - l'ipocrisia non è mai troppa - non ne traggano un profitto. Ma vediamo con ordine questa bella novità, che rimette mano «lievemente», come ha affermato il Tg5 ieri sera, alla legge Merlin, in vigore dal 1958, che i casini li aveva invece chiusi, lasciando di fatto alle donne la libertà di prostituirsi, su propria scelta, dove e come credevano meglio. In base alle nuove proposte, che recano come abbiamo visto le firme più importanti della Casa delle libertà, questa particolare libertà viene soppressa. Per le donne sorprese a esercitare la prostituzione in luogo pubblico o comunque all'aperto è prevista la prima volta una multa da 200 a 3000 euro, e la seconda volta l'arresto da 20 giorni a tre mesi, più una ulteriore multa fino a mille euro. Sotto tiro diretto anche i clienti: se sorpresi con una prostituta in luogo aperto o pubblico, multa da 200 a 1000 euro la prima volta; le successive volte, multa da 500 a 2000 euro più sequestro della macchina per 40 giorni (e se c'è andato a piedi, o magari in bicicletta, che si fa?).

Dunque, strade libere, secondo uno degli slogan più ricorrenti nell'attività di questo governo (non a caso si chiama «vie libere» anche l'interminabile operazione anti-immigrati in corso in tutta Italia da quest'estate, che ha già portato a migliaia di arresti ed espulsioni). In compenso, nel «vietare i bordelli», il disegno di legge Bossi-Fini (sempre loro, casualmente), cui partecipa anche la ministra per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo, prevede la possibilità per le donne di prostituirsi in casa (proibirlo in effetti sarebbe piuttosto complicato), ma afferma anche che «le donne potranno lavorare insieme», e va bene, e che «chi le assiste non commette reato», ma solo se lo fa senza fine di lucro - immaginiamo delle pie persone che organizzano questi gruppi di donne per puro spirito umanitario. Non commette più reato di favoreggiamento, del resto, neanche chi affitta appartamenti nei quali si esercita la prostituzione; contro la trasformazione di un appartamento in bordello de facto, in effetti, potranno eventualmente agire «nelle forme consentite dal codice civile» (cioè se provano che reca disturbo) gli altri condomini; ovvero potrà essere inserito un «divieto di prostituzione» nel regolamento dei singoli condominii.

Le prostitute, recita sempre il disegno di legge, dovranno sottoporsi obbligatoriamente a controlli sanitari periodici, tanto più stringenti e simili a schedature in quanto verrà considerato reato penale la trasmissione di una qualsiasi malattia attraverso il contatto sessuale, da prostituta a cliente. Non si prevede che sia invece un reato (perlomeno non ne abbiamo trovato traccia) la trasmissione di malattie in senso opposto, da cliente a prostituta.

Tutto questo, è naturale, viene presentato come un atto mirante a contrastare «l'evoluzione che il fenomeno ha avuto negli ultimi decenni» (gli ultimi quarant'anni, più o meno, par di capire), le sue «interrelazioni con attività criminose», il suo «dilagare nelle strade», il suo «crescente sfruttamento da parte di organizzazioni criminali», la sua «diretta responsabilità nella diffusione di gravi malattie di origine sessuale». Non si fa parola invece, anche se è del tutto evidente che uno degli intenti principali è proprio questo, della necessità di togliere di mezzo migliaia di donne immigrate - circa la metà del totale di 50-70mila prostitute che secondo le stime oggi esercitano in Italia «su strada». E' chiaro che trasformando la loro attività in un reato, per decine di migliaia di donne, prive quasi sempre di ogni tipo di protezione legale, diventerà molto facile finire agli arresti e da qui ai Cpt e infine espulse.

Unica alternativa, per la quale è prevista qualche clemenza non meglio precisata per ora (il reato di prostituzione illegale resta anche per loro), è per le donne la denuncia del loro eventuale sfruttatore: se potranno dimostrare di esser state costrette a prostituirsi, in condizioni di pratica schiavitù, riceveranno il beneficio di «iniziative di solidarietà». Altrimenti, niente.

«Io trasecolo», risponde l'ex ministra diessina Livia Turco apprendendo la notizia: «Davvero l'hanno approvata? Una legge sulla prostituzione alla vigilia di Natale, senza interpellare nessuno?». Ebbene sì. «Sono scandalizzata», sbotta la deputata ds: «La Prestigiacomo, anziché ascoltare le associazioni che ogni giorno sono impegnate contro la tratta per salvare vite umane, ha acconsentito all'ennesima legge spot di questo governo - prosegue - Si vergogni di usare un tema delicato come quello della prostituzione come diversivo rispetto al fatto che questo governo ha l'acqua alla gola». Le stesse associazioni del settore, del resto, sono sul piede di guerra, ricorda l'esponente ds: «Hanno fatto un documento in cui lamentano mancanza fondi e il fatto che viene stravolta l'applicazione dell'articolo di legge che consentiva di fare domanda di permesso di soggiorno non solo se si era in grado denunciare qualcuno, ma anche quando si accedeva a un percorso uscita dalla prostituzione». Invece adesso si può ottenere il permesso solo previa denuncia e le associazioni non hanno un euro per i progetti di recupero.

Cosicché nei Centri di permanenza temporanea per immigrati le donne sono quasi tutte prostitute, ricorda la deputata verde Luana Zanella. «E' una legge spietata perché non risolve affatto il problema della prostituzione di strada, che è quella gestita dai racket», prosegue la deputata verde registrando il clima repressivo che già si respirava. «Questo produrrà una clandestinizzazione ulteriore - osserva ancora Zanella - Con donne ancora più in mano ai racket, chiuse in luoghi di reti organizzata, senza possibilità di lavorare in strada per il recupero». Ma la filosofia estetica del governo è proprio questa: «Si ripulisce Genova dai panni sporchi e si ripuliscono le strade italiane senza colpire i racket - osserva la Ds Giovanna Melandri - L'importante è che questo paese sembri bello, se poi non lo è non importa».