Roma
Bossi l'ha indicata tra le «priorità» nell'agenda dettata dalla Lega a metà luglio. Ma per la nuova legge sulla prostituzione, quella che punta a riformare la Merlin, il cammino si annuncia tutt'altro che semplice. Da mesi in commissione Giustizia alla Camera, che ha adottato come testo base il disegno di legge del governo illustrato mercoledì dal ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo, ora se ne riparlerà a settembre, quando il Parlamento riaprirà i battenti. E sarà un nuovo capitolo di scontro tra maggioranza e opposizione, stando almeno alle intenzioni annunciate.
«Daremo battaglia contro un provvedimento ipocrita», avverte il diessino Franco Grillini. Anche se il relatore, l'azzurro Gianfranco Pittelli, butta acqua sul fuoco: «Bisognerà trovare una strada ampiamente condivisa, siamo aperti ai suggerimenti che arriveranno, soprattutto dai soggetti interessati». Recentemente si è parlato di una proposta "dimenticata". In effetti, il disegno di legge del governo non è recente: il Consiglio dei ministri lo ha approvato lo scorso dicembre, poi ad aprile la commissione Giustizia della Camera lo ha adottato come testo base. Ma sull'argomento esistono altre 15 proposte di legge presentate da deputati di maggioranza e opposizione, alle quali «si potrà attingere per arrivare al testo finale», assicura Pittelli (Fi).
A riassumere la filosofia che ispira la proposta del governo è stata qualche giorno fa il ministro Prestigiacomo: «La prostituzione non è più un fenomeno nazionale non riguarda solo questioni di pubblico decoro e di salute pubblica. C'è la realtà delle decine di migliaia di donne schiave». Le prostitute straniere in Italia sarebbero 15-20 mila, ma si arriva anche ad ipotizzare che siano «oltre 50 mila le donne-schiave». Quindi «è comprensibile - ha aggiunto - che dinanzi ad un mercato del sesso, fiorente e pieno di pericoli, i cittadini chiedano una azione energica per rendere il fenomeno meno insidioso e appariscente, sgomberando le strade dallo spettacolo delle donne in vendite».
Sono due le «emergenze» che il governo vuole affrontare con le nuove norme. «La prima, di carattere repressivo, mira a sradicare il racket della tratta di persone a fini di prostituzione; la seconda, di ordine pubblico, riguarda la forte insofferenza maturata dalla collettività nei confronti dell'invasione delle strade da parte delle prostitute», ha spiegato il ministro.
«È la solita ipocrisia, il proibizionismo non ha mai portato nulla di buono», protesta Grillini, che esprime «profondissimo dissenso sul testo del governo. Ma come si fa a proibire la prostituzione per strada? Praticamente è inapplicabile». Un «buon compromesso», sostiene il Ds, sarebbe optare per la proposta delle colleghe ds Turco-Finocchiaro: quella che propone la «zonizzazione», cioè la creazione di «zone dove si può esercitare la prostituzione. Si sta sperimentando a Venezia, con buoni risultati».
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