Articolo da "Il Mattino_Online" del 4 febbraio 2003
In Giappone record di schiave del sesso

Il reato di istigazione alla prostituzione non è previsto. E avanza l’epidemia di Aids

ROBERTO MAGGI
Tokyo. A dispetto della crescente crisi economica, il Giappone mantiene intatta la sua fama di «porto franco» per gli imprenditori e i mercanti dell'industria del sesso, una delle poche a crescere con progressione geometrica. Tollerata a livello sociale, nonostante la legge abbia messo al bando la prostituzione, l'industria del sesso in Giappone ha raggiunto nel 2002, secondo dati dell'associazione «Asian People together» , un giro d'affari di ben 85 miliardi di dollari, e può contare, oltre a migliaia di «dipendenti» giapponesi, su un esercito di circa 60.000 straniere (filippine, thailandesi, cinesi, coreane, sudamericane e slave dell'ex Urss, russe e ucraine in testa).

«Nel 2002 - hanno detto fonti dell'Associazione - 80.000 donne straniere approdate in Giappone con visto turistico sono rimaste clandestinamente dopo il termine di tre mesi e circa la metà lavorano in locali notturni di ogni genere. A queste 40.000 va aggiunta una buona parte delle 50.000 donne che arrivano in Giappone fornite di visto per «attività artistica», spesso sinonimo di prostituzione». Fonti dell'associazione «Help», che fornisce asilo e assistenza legale alle «schiave» straniere desiderose di fuggire, hanno ammesso che una sentenza come quella pronunciata ieri da un tribunale sudcoreano - che ha condannato per traffico di esseri umani i presidenti di due società di offerte di impiego e il gestore di un locale notturno obbligandoli a pagare un indennizzo pari a circa 28.000 euro ad una giovane donna costretta a prostituirsi - «è impossibile in Giappone. Il reato non è contemplato dal codice penale. L'unico crimine perseguibile è quello di offerta e promozione illegale di lavoro, con pene pecuniarie irrisorie».

I racconti delle schiave del sesso riuscite a fuggire testimoniano spesso di veri e propri lager, gestiti da carcerieri mafiosi: sette o otto donne costrette a vivere in appartmenti segreti dove devono soddisfare ciascuna fino a 15 clienti al giorno, subendo vessazioni di ogni genere. E nella clandestinità imperversano le malattie veneree e avanza l'Aids. Fonti dell'ambasciata thailandese in Giappone hanno detto che negli ultimi 15 mesi si sono avuti, tra le schiave del sesso del loro Paese, ben 50 decessi per Aids. Senza che ne siano state informate le autorità sanitarie. «Nessuna delle vittime va in un ospedale - hanno detto le fonti - Per paura di essere denunciate come clandestine e perchè senza soldi».

Una speranza che la situazione possa evolvere positivamente comunque esiste, visto che anche il Giappone ha annunciato che vuole ratificare il protocollo dell'Onu di messa al bando della tratta delle schiave del sesso.