Articolo da " Il Corriere.it" del 14 gennaio 2006


La donna ha 6 case: l'Agenzia delle entrate aveva chiesto 200mila euro
Il Fisco «grazia» le prostitute: niente tasse
Milano, i giudici danno ragione a una ricca signora: manca una legge per le imposte

MILANO - Bocca di rosa non paga le tasse perché ciò che guadagna vendendo il proprio corpo «non può essere considerato reddito». Almeno finché il Parlamento non disciplinerà «specificamente» la questione, la professione più antica del mondo, che va ricordato in Italia non è reato, resterà in una sorta di limbo fiscale, sospesa tra i redditi leciti e quelli illeciti. Lo ha stabilito nei giorni scorsi la Commissione tributaria di Milano, il tribunale che si occupa delle questioni fiscali, dando ragione a una prostituta italiana alla quale l'Agenzia delle entrate aveva spedito due cartelle esattoriali invitandola a pagare quasi 200mila euro tra tasse e sanzioni per i redditi non dichiarati.

I BENI — Un appartamento lussuoso di 130 metri quadri in pieno centro a Milano, altri due monolocali a poca distanza, due abitazioni di tre vani a Corsico e una a Baggio più un'auto: è l'elenco dei beni accumulati dalla signora in più di 20 anni di «fatiche» e finiti sotto la lente di ingrandimento del Fisco. Dopo una serie di controlli incrociati, l'Agenzia delle entrate si è resa conto che la donna non aveva presentato mai la dichiarazione dei redditi. Quindi non aveva mai pagato le tasse nonostante fosse proprietaria di un tale patrimonio. È scattata quella che in termini tecnico-fiscali si chiama «determinazione sintetica del reddito». I conteggi hanno stabilito che, in base al patrimonio accertato, la donna doveva pagare la bellezza di 98.000 euro per il 1998 e di altri 87.000 per il '99. Per gli altri anni si sarebbe visto dopo.

20 ANNI DI CARRIERA — La signora milanese ha risposto picche. Non ha i soldi per pagare, anche perché ormai ha più di 40 anni, si è ritirata dalla professione e non ha alcuna intenzione, e forse anche meno possibilità, di tornare ad agganciare i clienti. Ne è nato un processo al quale la donna si è presentata difesa dall'avvocato Marco De Giorgio. Per prima cosa, il legale ha dovuto dimostrare che la sua cliente era stata una prostituta. E non è stato così semplice ricostruire una carriera ventennale per lo più clandestina. La donna arrivò dalla Campania a Milano quando aveva 17 anni. Era fuggita di casa e si mise in vendita sulla strada. Si è sempre gestita da sé, nel senso che non ha mai avuto un protettore che la sfruttasse, ed è per questo che è riuscita a comperare sei case. Ai prezzi di oggi, sono una vera e propria fortuna. Quanto basta per vivere nell'agiatezza con i soli affitti. De Giorgio ha prodotto le inserzioni che la donna faceva mettere sui giornali vendendo le sue prestazioni, e i contratti del telefono che le servivano per mettersi d'accordo con i clienti. Stabilito che la signora era incontrovertibilmente un prostituta, il legale è passato al merito della questione. E la sua tesi è stata accolta.

LA SENTENZA — Il Fisco si era affrettato a sostenere che quel patrimonio proveniva da una attività illecita. Siccome la legge stabilisce che va tassato anche questo tipo di reddito, la donna doveva pagare. «La verità — rispondono nella sentenza i giudici presieduti da Sandro Raimondi — è che, alla luce dell'attuale ordinamento, i proventi della prostituzione non possono essere considerati tecnicamente redditi» perché non possono essere collocati né tra le attività illecite, né tra quelle lecite. Per giudicare, la Commissione è andata anche a vedere gli atti della Corte di giustizia europea e della Cassazione, scoprendo che secondo entrambe i proventi della prostituzione non sono tassabili perché si tratta di una «forma di risarcimento del danno» che la donna subisce alla sua dignità vendendo se stessa. Nei vari Paesi dell'Unione europea la prostituzione è affrontata in modo diverso. In alcuni è illegale, in altri, come in Olanda e in Germania, è sottoposta a una regolamentazione. Da quando nel '58 la legge Merlin eliminò le case chiuse, in Italia (dove sono puniti lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione) periodicamente si discute su come intervenire. Senza risultati. In attesa di avere almeno una dignità «fiscale», Bocca di rosa continua a non compilare il 740.

Giuseppe Guastella

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