Articolo da "La Stampa" del 12 settembre 2002.
DALLA FRANCIA ALLA SVEZIA LA PROSTITUZIONE È UN´EMERGENZA SOCIALE

Europa impotente sul sesso

LE donne di strada scendono in strada. Protestano contro gli interventi per limitare la professione più vecchia del mondo. L´ultimo episodio in Francia, a Lione, contro la repressione arbitraria della polizia, contro il ghetto «del disprezzo e della pietà» cui la società le aveva condannate. In Europa la situazione non appare meno confusa: la Germania ha legalizzato l´esercizio della prostituzione e registrato le professioniste negli albi dell´assistenza sanitaria e previdenziale, mentre la Svezia ha vietato ufficialmente tali prestazioni, colpendo i clienti, con multe salate se non addirittura il carcere. In Italia esercitano, a quanto pare, 25mila prostitute. E anche qui come nel resto del continente, il mestiere più antico del mondo (ma sarà poi vero?) sembra turbare gli animi come non mai, e non si trova un modo sociale, intellettuale o politico per conciliarsi con l´innegabile realtà in cui ogni giorno centinaia di migliaia di persone chiedono sesso in cambio di denaro, e lo ottengono. Tutto ciò non soltanto solleva una prevedibile questione etica e porta con sé pesanti problematiche sociali legate allo sfruttamento delle donne e all´imponente traffico malavitoso: vi è anche una ragione, per così dire, di ordine sentimentale, che spinge a domandarsi come mai, in un mondo di rapporti affettivi e sessuali teoricamente emancipati, ci sia ancora bisogno delle prestazioni a pagamento. Perché, si domandano mogli, figlie, amiche e fidanzate, ma forse se lo domandano anche molti uomini, prima e dopo le passeggiate notturne lungo i viali, in spietata o disperata cerca di quella «merce». Tanto è vero che nel nostro paese le prostitute godono di uno status quanto mai ambiguo nella coscienza collettiva: appena uscita dal carcere, la Sophie del Viva Lain è stata, racconta, tempestata della inquietante richiesta di poter millantare una relazione con lei, a mo´ di originale requisito da esibire nelle selezioni per il prossimo Grande Fratello. Ma la cosa sconcerta non più dell´indifferenza con cui la nostra civile società guarda allo sfruttamento delle prostitute bambine disseminate nelle tappe del turismo del sesso, oltre che sui nostri marciapiedi: un mondo sotterraneo, incapace di articolare anche solo un abbozzo di protesta, eppure vistosamente presente. Orribile e deprecabile, eppure innegabile ? cioè sotto gli occhi di tutti. A mezza strada fra il mito e il degrado, dunque, il mestiere della prostituzione evoca un dibattito veramente trasversale, che scardina schieramenti politici ed esperienze di vita: fra abolizionisti e regolamentaristi si annoverano le posizioni più varie. A Lione è stato un sindaco di sinistra a prendere un provvedimento drasticamente proibizionista come quello di vietare le strade alle prostitute. Donne più o meno femministe sostengono vuoi la necessità di sradicare una «piaga» che è immancabilmente violenza alle donne, vuoi il fatto che l´offerta di sesso risponde a una legge di mercato e che prestare il proprio corpo non è cosa più umiliante di tanti altri mestieri, per cui la donna sia libera di farlo, se crede, nel rispetto di certe regole professionali. In un caso e nell´altro, ben misero è l´arsenale giuridico di cui dispone il nostro paese - come d´altronde il resto d´Europa impegnato. E´ insomma più giusto ed efficace punire i clienti o regolamentare l´esercizio della professione? Qual è la strada per non relegare sempre più questo mondo fra i miasmi della malavita? E´ ancora forse arrischiato proporre degli obiettivi sociali troppo ambiziosi, come quello di scardinare di punto in bianco una ? anzi tante ? reti internazionali capillari ed elusive, oppure soffocare a suon di multe e sanzioni ancor più gravi quel maschile e imperscrutabile impulso a cercare il sesso nel freddo delle strade, con donne di cui non si conosce il nome. Forse, nel marasma di quella che è la prostituzione oggi - per chi la esercita, la usa e la guarda -, si può incominciare con i piccoli passi di garanzie primarie sulla sicurezza e la salute per queste donne e ragazze, che vengano da Busto Arsizio, Lagos o Kishinev. elena.loewenthal@lastampa.it

Elena Loewenthal