Immagine: Andrew Squires
Articolo da "L'Arena- il giornale di Verona" del 18 settembre 2003
Il sacerdote presenta anche a Verona il progetto di legge anti-prostituzione: servono 50 mila firme entro l’11 dicembre
«Via le schiave dalla strada»
Don Benzi: «Punire i clienti, aiutare le ragazze a uscire dal racket»

di Bonifacio Pignatti «Nel 1998 a Rimini in tre mesi la prostituzione è sparita dalle strade. 150 magnaccia in galera e 500 ragazze liberate. È bastato applicare le leggi: se lo si fa, quel risultato si può ottenere ovunque».

È per questo che don Oreste Benzi e la sua associazione Comunità Papa Giovanni XXIII stanno portando in giro per l’Italia i moduli per ottenere quante più firme possibile alla proposta di legge di iniziativa popolare che equipara come reati penali i rapporti sessuali con donne schiavizzate a quelli con minorenni (già ora puniti). Si prevede una multa da 1.000 a 5.000 euro e la reclusione fino a due anni per chi si avvale di prestazioni sessuali a pagamento e una multa da 1.000 a 10.000 euro e la reclusione da tre a sei anni per chi favorisce la prostituzione.

«Prima ancora che di prostituzione», dice don Benzi, «noi combattiamo la schiavitù. Perché di questo si tratta: schiavitù a fini di sfruttamento sessuale con la prostituzione forzata. Con questa legge ci proponiamo di ottenere la liberazione delle schiave del sesso costrette a prostituirsi da criminali nelle strade e nei locali, e di mettere fine alla tratta degli esseri umani legata allo sfruttamento sessuale. Non si fa commercio della vita umana, in nome di libertà e dignità difese dalla nostra Repubblica, dalla Ue, dalle convenzioni promosse dall’Onu».

L’associazione di don Benzi ha già raccolto 13mila firme per portare il progetto di legge in Parlamento. Ne servono 50mila entro l’11 dicembre. Fin da oggi chi vuole sostenere la campagna può firmare negli uffici di 78 Comuni (su 98) della provincia di Verona. Alla base della proposta «politica» c’è l’impostazione del problema da un’angolatura che don Benzi sta cercando di far condividere girando città per città. Ieri è venuto a Palazzo Barbieri, accolto dagli assessori Brunelli e Sartori, e a lungo ha spiegato i suoi principi nella battaglia contro la schiavitù delle prostitute. In pratica: linea dura per i clienti, assistenza alle ragazze per aiutarle a uscire dal cappio del racket.

Il sacerdote parte dall’esperienza di Rimini, dove - dice - con l’accordo fra questura, prefettura, carabinieri e sindaco in tre mesi le prostitute sono sparite dalla strada. «È stato l’effetto combinato dell’applicazione delle leggi, di un’ordinanza del sindaco sulla circolazione, del nostro intervento come associazione». Le leggi sono quelle che prevedono l’allontanamento di stranieri clandestini, l’ordinanza del sindaco sanzionava la sosta delle auto per l’«abbordaggio» - provvedimento che sarebbe tuttora in vigore anche a Verona -, l’intervento della comunità è la chiave di volta proposta da don Benzi. Funziona così: «Le ragazze vengono portate in questura da pattuglie specializzate che creano un contatto umano e ottengono la loro fiducia. Se poi accettano di partecipare a un nostro progetto di recupero e inserimento lavorativo, siamo pronti. Altrimenti vengono accompagnate nei loro Paesi d’origine. Sulla strada non tornano. È un sistema che, dove è stato applicato, ha sradicato la prostituzione dalla strada». Il reinserimento, «attraverso lavori di cui rendiamo conto alle forze dell’ordine», ha coinvolto finora 5.000 ragazze, mentre sono 650 quelle che ne stanno beneficiando in questo momento.

Don Benzi è confortato dal fatto che sono soprattutto i giovani i firmatari della proposta di legge, anche se nello stesso tempo sa che il fenomeno della prostituzione è rivolto a una clientela che nell’80% dei casi supera i 40 anni (15% dai 25 ai 40, 4% dai 16 ai 25). Ma a preoccuparlo davvero è il disegno di legge Fini-Prestigiacomo-Bossi. «Una cosa orribile», spiega, «che di fatto reintegra le case chiuse e cancella il reato di favoreggiamento nei confronti di chi le affitta. È spaventoso: mentre la prostituzione dalla strada sta sparendo, si crea un appiglio per farla risorgere in altra forma. È la prostituzione dei ricchi, i vip, i calciatori, quella da 2mila euro a notte. Perché se ne deve occupare lo Stato?».

Giorgio Malaspina, responsabile dell’associazione per Verona, ha definito i numeri del fenomeno nella nostra città. Sulla strada ci sono 65-70 ragazze in Zai, soprattutto dell’Est europeo (Romania e Albania, età dai 23 ai 27 anni ), e 35-40 in zona stazione-stadio, quasi tutte nigeriane di 20-23 anni. Mancano le cifre, invece, per l’altra enclave di commercio sessuale, la Statale 11. «Con tutte queste ragazze», dice Malaspina, «entriamo in contatto con i nostri volontari ogni mercoledì e venerdì offrendo presenza amicale e informazioni sociali, e con le africane condividendo anche uno spirito religioso con canti e preghiere». Le ragazze dell’Est sono controllate a vista dal racket, le africane da potenti «madame» che spiano, controllano e riferiscono. Guadagnano, le africane, 100 euro a notte, anche più del quadruplo le europee. In ogni caso una cifra troppo bassa per consentir loro di uscire dal giogo della schiavitù: il debito contratto con i protettori per viaggio e «lavoro» si aggira sui 40-50mila euro.