| L’ente si era costituito nell’ambito del progetto che mira a tutelare le vittime di questo ”commercio” Prostituzione, Comune risarcito Ottomila euro alla sfruttatrice per avere ”abusato” di due cittadine di CLAUDO BIANCIARDI Il Comune si era infatti costituito parte civile nell'ambito di un progetto dell'assessorato alle politiche sociali denominato Free Women, di cui beneficiano le vittime di reati quali violenza, sfruttamento della prostituzione, tratta di straniere, immigrazione illegale. Già in passato l'ente - primo Comune in Italia, dopo la Provincia di Lecce - si era costituito parte civile in altri procedimenti penali contro lo sfruttamento della prostituzione: poco più di un anno fa due sentenze di condanna al termine di processi con il rito abbreviato avevano già riconosciuto il danno, anche all'immagine, ma rimesso al giudice civile la sua quantificazione. Un'altra sentenza, confermata in appello venerdì scorso, condannando un macedone per un tentativo di sfruttamento della prostituzione, ha invece quantificato il danno (in 2.500 euro) a favore del Comune, ma soltanto per le spese relative all'assistenza della vittima, nell'ambito dello stesso progetto Free Women. La sentenza di ieri, di primo grado, di fronte all'assise, per la prima volta in Italia ha riconosciuto e quantificato il danno all'immagine, prevedendo una liquidazione completa immediatamente esecutiva. La vicenda in questione era cominciata nella primavera del 2001, quando alcune ragazze nigeriane erano giunte a Perugia, attraverso la Spagna, dopo un «viaggio della speranza» in gommone, nel corso del quale altri loro connazionali erano morti. A Perugia - secondo l'accusa - erano state poste sotto la custodia di un'altra nigeriana, oggi trentenne, che le aveva costrette a prostituirsi sotto la minaccia dei riti woodo. Nel luglio dello stesso anno, dopo una retata della polizia, due di queste ragazze avevano chiesto aiuto e avevano presentato una denuncia contro la loro connazionale, che era stata poi arrestata nell'ambito di un'operazione della squadra mobile della questura perugina. Successivamente una terza ragazza si era rivolta al comando provinciale di Perugia dei carabinieri, denunciando di essere stata costretta alla prostituzione anche durante la gravidanza (fino al quinto mese) e subito dopo. Il processo di ieri è frutto di queste due inchieste, che sono state riunite. I giudici hanno condannato la donna a cinque anni di reclusione. |
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