Immagine: Olivier Christinat
Articolo da "Trentino" del 19 settembre 2003
IL MASCHIO NUDO
E LA PROSTITUTA

di Milena Di Camillo
Di prostituzione si parla e si scrive molto più che in passato e, obiettivamente, ci si sforza (forse, però, non abbastanza) di uscire dalla logica che "tanto, è il mestiere più antico del mondo". Si dice della prostituta, dei suoi perché, della criminalità organizzata che SEGUE A PAGINA 6 ne fa scempio. Si indica nel "protettore" la figura più odiosa del dramma esistenziale che si consuma sulla strada (ragionamento a parte, infatti, andrebbe fatto sulla prostituzione di alto bordo). Si "inventano" rimedi che, allo stato attuale, si rivelano inadeguati di fronte alle dimensioni del fenomeno: nella migliore delle ipotesi viene "ripulita" una strada ma si scopre che l'avvilente commercio si è solo spostato qualche metro più in là. Oppure prosegue, indisturbato, in qualche appartamento. Poco o nulla, invece, si dice del cliente. Per distrazione? Per superficialità? Oppure per una sorta di rassegnata omertà che si traduce, nei fatti, in complicità? Eppure, basta abbozzare un minimo di riflessione e si intuisce quanto questa sia una figura centrale nel mondo della prostituzione. Non per l'ovvio binomio domanda - offerta ma per le ragioni profonde che spingono l'uomo verso la prostituta. Di questo si è parlato mercoledì a Rovereto, in due momenti, tra loro collegati, organizzati dal Centro italiano femminile e dall'Unione cristiana delle giovani in collaborazione con il Comune. Nel pomeriggio l'incontro con gli operatori (più che altro operatrici), alla sera con la popolazione. Protagonisti della giornata Leopoldo Grosso, sessuologo del Gruppo Abele di Torino, Claudio Magnabosco, cliente "pentito", e Stefano Bertoldi, dell'associazione Ama (gruppi di auto mutuo aiuto) di Trento. Le statistiche sono inesorabili: il numero di clienti di prostitute è in aumento. Soprattutto fra i giovani. Diciamolo francamente: è dura da digerire. Ed è anche molto più difficile trovare riparo dalle inquietudini in giudizi sbrigativi o complici ammiccamenti. Che bisogno ha, oggi, un giovane di cercare la prostituta? La libertà sessuale è un dato acquisito (anche se non "maturato" e quindi criticamente rivisitato) ed è quindi difficile immaginare situazioni di costrizione o censura. Si direbbe appartenere al passato l'ipocrisia che osannava l'illibatezza ma "tollerava" la prostituzione.

E allora, ad essere chiamata in causa in maniera dirompente, è la relazione uomo - donna. Questo accadeva anche in passato: l'incomunicabilità tra i due partner era però determinata soprattutto dalle "regole" di una morale bigotta e solida solo nella forma. Quella incomunicabilità portava alla frustrazione dei desideri perché la "morale" impediva anche solo il parlarne. "A mia moglie - questo era il pensiero comune - non chiederei mai quello che faccio con la prostituta". Ma oggi? L'analisi di Leopoldo Grosso è severa. Il giovane (maschio) è in cerca di identità e ruolo. La raggiunta parità dei due generi (si rinvia ad altre riflessioni il distinguo tra parità e pari opportunità) ha scombinato le carte: le giovani donne hanno trovato, perché facilitati dalla ricerca delle loro mamme, spazi di realizzazione inimmaginabili per le loro nonne. Hanno imparato a credere nelle proprie possibilità e le hanno giocate, ottendo risultati e affermazioni. La donna oggi è affrancata da sudditanze culturali e psicologiche e questo si traduce anche nella relazione affettiva e sessuale. Ma l'uomo è "rimasto al palo": disorientato da un cambiamento così profondo - che ha subìto senza avviare un proprio percorso autonomo di ricerca - oggi si ritrova orfano di ruolo, spogliato dei privilegi del passato, spaventato di fronte a qualsiasi progetto di vita, che non sia il risultato economico o qualche tappa di consistenza effimera. La donna lo spaventa: oggi non la si può tacitare e governare con un codice morale che morale non era. La donna interloquisce, chiede, offre ma, anche, pretende. La parità rende più forte lei, impaurisce lui. Il "dominio" del passato si esprimeva anche nella relazione sessuale, fino alla negazione del desiderio per la donna. L'atto sessuale era, per l'uomo, l'affermazione del dominio, oltre che la "prova di virilità". Oggi questo non ha più alcun senso.

I giovani sono in difficoltà nella relazione e cercano la scappatoia: la prostituta non chiede loro nulla, non li mette in discussione, lascia loro intendere di essere ancora "padroni" della situazione. Inoltre, non li impegna in un progetto affettivo. Riflessione fastidiosa? Certamente. La tipologia dei clienti di prostitute è comunque estremamente variegata: un arcipelago, l'ha definito il sessuologo. Se un tratto comune può essere però individuato (badando bene a non schematizzare o generalizzare) è la difficoltà di comunicazione con la propria partner. E questo chiama in causa ragioni culturali, ambiguità sociali, condizionamenti moralistici ancora una volta estranei alla "morale" quale che sia.

Dunque, leggi, pattuglie, controlli... può servire tutto a tamponare una situazione ma non ci si illuda di risolvere il problema. Occupiamoci del cliente, per capire e non per punire: una strada tutta in salita, forse dolorosa, ma inevitabile.