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Schiave, donne libere e redentori di Stato
FRANCESCO MERLO
Le donne italiane dovrebbero fare un monumento alla senatrice socialista Lina Merlin, e non certo perché abolì le case chiuse - che anzi oggi bisognerebbe riaprire - ma perché svelò che nelle case chiuse era stata abolita la donna: «Questo è il paese dei viriloni - è la Merlin che parla - che passano per gli uomini più dotati del mondo e poi non riescono a conquistare una donna da soli! Se non gli riesce di conquistare le donne, a questi cretini, peggio per loro». La Merlin non era una suffragetta socialista, non era la Kollontai, non era libertina e libertaria, ma era una signora con la testa sulle spalle, persino puritana, sicuramente reazionaria con gli occhi di oggi. Eppure spiegò agli italiani, e li convinse, che in quell´universo concentrazionario non c´era la sessualità femminile, che lì la donna mai veniva soddisfatta: «Un giorno vado a tenere una conferenza a una sede del Psi a Milano e, appena entro, qualcuno mi infila una busta gialla tra le mani. L´apro e c´è scritto: "Compagna, pensa al male che fai con la tua legge: dove può andare un vedovo vecchio e gobbo se non in quelle case?". Risposi così: "Compagno, come può fare una vedova vecchia e gobba che non sa dove procurarsi un bel giovanotto?". Ma, scusate: davvero credete che le donne non abbiano i loro desideri e i loro problemi sessuali? Alcuni giornalisti commentarono la mia logica come indecorosa. Indecorosa io, che non ho mai detto una parola volgare».
Era il 1958, l´anno in cui Master e Johnson, un ginecologo e una psicologa dell´università di Washington, cominciano l´interrogatorio di diciassettemila pazienti, con l´idea di misurare l´orgasmo dell´umanità. In Italia è l´anno in cui Flaiano e Fellini scoprono la dolce vita, il film che togliendo l´asprezza e il torbido, libera del sedime pruriginoso e peccaminoso il sesso femminile, con le forme rotonde, piene e solari di una donna del nord, un peccato biondo come Marilyn: l´abbagliante Anita Ekberg. C´è un nesso molto profondo tra Fellini, formatosi sessualmente nelle case chiuse, e la Merlin che le abolì. È il nesso che prepara e annuncia la grande trasformazione delle ragazze italiane, molto più importante del cambiamento istituzionale del ‘48, più decisiva della caduta del fascismo, più profonda del suffragio universale. Insomma, nel 1958, dalle case chiuse non escono solo le prostitute. Esce, imprevista, la nuova donna italiana, un´apparizione.
È nel 1958 che amare e detestare le donne diventa una faccenda completamente nuova, non servono più i cliché, i luoghi comuni, le certezze: l´Italia conosce il Sottosopra dentro cui ancora siamo, più liberi e smarriti. È nel 1958 che le ragazze cominciano ad occupare il terreno del predominio maschile, la donna cessa di essere illetterata, si fa intelligente e bella, cerca d´essere l´imprendibile padrona del suo corpo, è la protagonista della città libera che supererà anche lo scemenzaio ideologico del 1968 che rese grottesca l´utopia del sesso liberato, con l´idea, di nuovo maniacale, che il sesso sia l´identità di una persona, per cui liberando il sesso si libera la persona, come se si potesse vivere con il ginocchio liberato, o gli occhi liberati e la testa frastornata e confusa, la testa tradita. Come può la testa consegnare l´anima al ginocchio, ai testicoli, alla vulva?
E non è vero che la libertà sessuale sia gioia. La libertà sessuale è un bene prezioso, che tuttavia non risolve il mistero del sesso che resta, oggi come sempre, anche ossessione, fantasma, metonimia, morte e chissà quante altre cose perché nessun concetto prefabbricato dalla psicologia può spiegare e contenere l´erotismo, come nessuna casa chiusa, riaperta, richiusa o socchiusa può addomesticarlo. E difatti nessun decreto, nessun regime, nessun femminismo potranno mai eliminare la prostituzione che di per sé non è emergenza sociale, ma un bisogno invincibile, piaccia o non piaccia. Il problema non è dunque la prostituzione ma le forme che essa prende nei vari momenti della nostra storia.
Ebbene, oggi non c´è paese d´Europa dove la prostituzione non sia ridiventata un´emergenza sociale, anche se probabilmente solo in Italia l´approccio è arcaicamente etico, perché solo in Italia hanno credito politico i redentori, e i preti sono consulenti del legislatore, stiano essi con l´Ulivo come don Benzi o con la Casa delle Libertà come don Gelmini. Solo in Italia si vorrebbe che lo Stato impedisse alle persone di usare liberamente il proprio corpo imponendo una morale di Stato, come se donne e uomini non avessero il diritto di disporre di se stessi, anche a scopo lucrativo.
Nel resto d´Europa il problema sociale non è etico ma estetico e criminale. Il settanta per cento delle prostitute provengono dall´Est europeo e dall´Africa anglofona, più della metà sono vittime di una mafia radicata e apparentemente invincibile, che ha fatto saltare per aria tutte le regole. Ed è scoppiata una guerra alla prostituzione di strada, oscena ed aggressiva, e si è aperto il dibattito sulla responsabilità del cliente che spesso viene messo alla gogna, costretto a nascondersi, come nei regimi. Ma se è lecito vendere liberamente il sesso, perché non dovrebbe essere altrettanto lecito comprarlo?
Forse ci vorrebbe un´altra Merlin che spiegasse agli italiani che bisogna di nuovo stabilire delle regole, farsi carico dell´assistenza sanitaria, arginare il sordido, lo sfruttamento, l´esibizionismo volgare sulle strade, i pappa, il traffico criminale, la schiavitù... Insomma, riaprire le case sarebbe un provvedimento a favore della donna, del corpo maltrattato della donna. Ecco: aprirle oggi con lo stesso spirito con il quale la signora Merlin le fece chiudere nel 1958.
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