Articolo da "La Gazzetta del Sud" del 18 agosto 2002.

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Prostituzione / Intervista alla brasiliana che adesca i “clienti” per telefono. La donna guadagna 700 euro al giorno
«Ho scelto di arricchirmi così dopo una vita di stenti»
Eugenio Orrico
Donne di lusso, case del piacere e prezzi da capogiro. Breve viaggio nella Cosenza a luci rosse. In quella città parallela, che vive all'ombra di una economia sommersa capace di fatturati con cifre, in euro, a sei zeri. Tutto parte da una inserzione accompagnata da un numero di telefono. Una sorta di combinazione affatto segreta, che apre le porte di quelle “case” - o sarebbe meglio dire di quegli appartamenti (alcuni ubicati nel centro) - che una legge del passato avrebbe dovuto chiudere per sempre. Una sorta di passe-partout, insomma, a cui fa da corollario un annuncio a pagamento su un qualsiasi quotidiano. «Mora riceve solo benestanti e altolocati». Oppure: «nuovissima, disinibita, riservatissima, settima misura riceve, a Cosenza, per appuntamento tutti i giorni». Non ci vuole una laurea in sociologia per avere la certezza, che questi messaggi non sono stati pensati e commissionati dalle dame della Croce Rossa. Donne: sono donne sì. Ma con una diversa vocazione e una differente filosofia dell'esistenza. Donne, con un passato - forse - da dimenticare, un presente apparentemente gratificante e un futuro gravato da una nube nera, carica d'una pioggia d'incertezze. Esseri umani, che il caso o la necessità ha trasformato, in “preziosa” merce capace di alimentare un commercio, che la morale cattolica definisce peccaminoso e l'etica laica immorale. Corpi sinuosi, curati all'inverosimile, materia prima su cui si regge il mestiere più vecchio del mondo. Un mestiere che per alcune donne diventa l'illusione di un'esistenza migliore. «Una vita fatta di agi e comodità, ma anche di rinunce» come hanno dichiarato due di queste ragazze, che dopo una lunga telefonata, hanno vinto le loro paure e accettato di raccontare una parte della loro, per certi versi tragica e per altri avventurosa, esistenza. Tiziana e Rossella (ovviamente sono nomi fittizi). Bionda e dai caratteri slavi la seconda. Mora, la prima, capelli neri, lisci e lucenti come la seta. Tiziana dice d'avere trentatré anni, e d'averne trascorso sedici in «una squallida favelas brasiliana». Mentre lo dice, i grandi occhi scuri - che incastonati nel gradevole ovale la fanno tanto assomigliare all'eroina disneiana Pocahontas - diventano lucidi, si gonfiano di lacrime. Tiziana però non piange. E da questo si capisce la tempra, l'abitudine a sopire ogni emozione a controllarne gli effetti. «Quando sei costretta a pescare il cibo direttamente dalle discariche o dai cassonetti. Quando sei costretta a nutrirti degli avanzi dell'opulenza, all'ombra di chi sta meglio di te e finge di non vederti - afferma - ogni alternativa, ogni strada è degna d'essere esplorata. Ogni presupposto sembra quello di una vita migliore». «Sono scappata, prima negli Stati Uniti, dove, chi mi ha aiutato a lasciare il Brasile, mi collocò a servizio in una famiglia». «Un inferno. Dopo poco tempo mi accorsi di essere caduta dalla padella nella brace. Avevo lasciato lo squallore delle strade di Rio, per diventare la protagonista di una squallida storia domestica di una famiglia apparentemente per bene. Una vita, fatta di violenze in tutti i sensi. Per un po' di tempo ho provato a resistere, poi mollai una coltellata a quel porco di padrone di casa e scappai». «Attraverso una complicata trafila, arrivai prima in Inghilterra, poi in Francia e infine in Italia. E dopo una breve permanenza tra Ferrara e Brescia, arrivai in vacanza in Calabria, dove ho trovato quella sincerità e quel calore umano, che m'è sempre mancato, incontrai Rossella, schiava di uno che dopo averla fatta arrivare in Italia su un gommone la mise sulla strada. La affrancai non senza difficoltà da quell'animale e adesso dividiamo una splendida casa». Perché hai messo quell'annuncio sul giornale? «Se mi vuoi far dire che faccio la prostituta, ti accontento. Ma è troppo restrittivo. Io faccio quello che la vita mi ha riservato. Non ho avuto la possibilità di studiare, di imparare un altro lavoro. Quindi utilizzo il mio corpo che è l'unico strumento che ho avuto in regalo. A volte penso: se non fossi stata bella e attraente chissà che fine avrei fatto. Perciò mi ritengo fortunata. Ho una grande e bella casa, una macchina (una potente berlina - ndc), che tutti mi invidiano e ogni due mesi mando un consistente assegno ai miei genitori e ai miei fratelli, che hanno la possibilità di studiare e sperare in un futuro migliore. Senza contare, che mi interesso di politica, ho una cultura media, leggo due quotidiani tutti i giorni e parlo benino quattro lingue (francese, italiano, spagnolo e inglese)». Puoi tracciare l'identikit di un tuo cliente tipo? «Io preferisco chiamarli amici. Il cliente è chi acquista qualcosa. Io non vendo niente - dice Tiziana - cedo solo ore di illusione, di relax. Detto questo, non riesco a tracciare una figura peculiare. C'è qualche politico, e non mi chiedere i nomi. Molti imprenditori del Nord, che periodicamente capitano in città per affari e qualche siciliano, che poi sono i più galanti, gentili e generosi, si vede che sono cugini stretti dei calabresi. In tutti ravviso una grande voglia d'evasione. Di staccare la spina, insomma. Ma anche di dimostrare il potere e il prestigio che hanno: per questo non badano a spese per avermi». A proposito, quanto costi? «Dipende. E comunque si tratta di una cifra difficilmente abbordabile per un impiegato». Molte donne cosentine, quindi possono stare tranquille per i loro mariti? «Relativamente, posso dire di si». Allora quanto? «Diciamo, che per una serata potrei chiedere anche 700 euro». Bruscolini insomma. Hai paura dell'Aids ? «Mi sarei aspettata una domanda meno ovvia e più intelligente». Addirittura! «Certo, perché è come chiedere a un carpentiere, che lavora a centinaia di metri sospeso dal suolo, se ha paura dell'altezza. Certo che ho paura di questa piaga. Ma è lavoro, cerchi di prendere tutte le precauzioni possibili e speri che non capiti proprio a te». Cosa manca di più nella tua vita? «Questa è un'altra domanda relativamente banale». Aridajie! «Manca l'amore, ovvio. Anche se ritengo di essere stata fortunata a vivere in questa città dove il calore e la cordialità sono più che altrove sentimenti importanti. Non ho protettori, lo dico subito perché è una domanda che leggo nei tuoi occhi da quanto ci siamo incontrati. Quindi tutto quello che guadagno è mio. Però sento tanto il bisogno di qualcuno da amare e che soprattutto sia capace di ricambiare questo sentimento. Un giorno... chissà... forse troverò qualcuno che mi accetti per quello che sono e che sappia scorgere in me quella dignità di essere umano e non mi giudichi alla spicciolata una puttana».
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