Articolo da " Il Manifesto" del 17 maggio 2007


Tra imbarazzo e rabbia, sfila l'orgoglio delle prostitute
Padova, la protesta delle lucciole contro il sindaco: «Se la prendono con noi perché non sanno affrontare i veri problemi della città»

Orsola Casagrande
Padova
E' stato un corteo molto rumoroso. Molto colorato. Non affollato, ma del resto non erano previste le masse. Tante donne e tanti trans, sono comunque arrivate un po' da tutto il nord. Tanti i cartelli improvvisati, scritti a mano con i pennarelli. «Noi facciamo l'amore non la guerra», «non vogliamo questa ordinanza», «divieto d'amore sulla poltrona comunale», «meglio vendere amore che false promesse elettorali». Questi alcuni dei cartelli portati dalle donne che lavorano a Padova. Un po' intimidite, o forse semplicemente sorprese per questo inedito ruolo di manifestanti. Sintetizza bene una ragazza sudamericana i sentimenti di tanti in questa piazza inusuale quando dice che «mai mi sarei aspettata di dover scendere a protestare per strada per un mio diritto. Anche perché - aggiunge - in questo paese la prostituzione non è un reato e quindi questa ordinanza è solo un modo per colpire noi donne».
Le donne che sono in questo corteo conoscono bene la legge italiana. E sono le prime a dire che «le ragazze che sono costrette a prostituirsi devono essere liberate da questa condizione di schiavitù». Ma loro, dicono, sono «perfettamente consapevoli della scelta» che hanno fatto.
Il corteo è partito dalla stazione sotto gli occhi incuriositi dei tanti passanti. Qualcuno ha deciso lì per lì di unirsi a questa insolita protesta. Una signora di mezza età sottolinea che «il problema non sono le donne e comunque proibire non serve a nulla». Qualcuno sorride per nascondere forse i timori iniziali. Non è stato facile, lo ribadisce Kristal, un po' l'anima di questa manifestazione, convincere le donne e i trans a scendere in strada, a viso scoperto, alla luce del giorno. Kristal è anche l'artefice del bollino dell'amore. La prima risposta all'ordinanza del sindaco diessino Zanonato (che multa i clienti e le prostitute in abiti succinti) è stata infatti questo bollino rosa: in pratica le prostitute hanno deciso di ripagare i clienti multati offrendo loro una prestazione gratuita.
«Ci usano perché non vogliono affrontare i problemi veri della città - dice Kristal - E i problemi a Padova sono il tram, i furti, i morti sul lavoro. Ecco - aggiunge - mi sono davvero vergognata quando ho visto che i giornali dedicavano alla nostra manifestazione pagine e pagine e all'ultimo morto sul lavoro hanno dedicato solo quattro righe».
Parte una fischiettata collettiva. «Fischietti contro il sindaco», ride una giovane sudamericana. I toni si accendono, qualcuno al passaggio di questo corteo grida insulti. Le donne rispondono, schiette, anche un po' arrabbiate. C'è Pia Covre, storica rappresentante delle prostitute italiane che rivendica il diritto a lavorare nel sesso e sottolinea che «questa è una manifestazione storica, perché è autoconvocata». Il modello che piace a Covre è quello di Mestre.
Unica esponente politica presente al corteo Aurora d'Agostino, consigliera comunale dei Verdi, che ha ribadito il senso della sua presenza. «Credo fosse importante - dice - dare prova di ulteriore apertura. Questa città così ottusa e chiusa ha bisogno di dialogo». La consigliera dei Verdi ha incontrato le prostitute e i trans nella sala gruppi del consiglio comunale, al termine della manifestazione.
Il corteo si è unito simbolicamente all'happening anti proibizionista promosso dal centro sociale Pedro e da numerose associazioni come Arcigay, Opera Nomadi, Circolo Lesbico Drasticamente, Razzismo Stop. L'incontro è avvenuto in piazza delle Erbe, prima dell'incontro in comune con alcuni consiglieri.