| Un libro inchiesta di Claudio Bernieri, fatto di interviste e racconti Prostituzione di strada, 6o anni di storia italiana Paola Doricchi La mercificazione dei corpi è la terza voce di guadagno per il crimine internazionale dopo le armi e la droga. In Italia, il business della prostituzione delle donne immigrate si aggira intorno ai 180 miliardi di vecchie lire al mese. Questi sono i freddi numeri che vengono fuori da un recente studio realizzato dal Parsec su commissione del Dipartimento Pari Opportunità e che si riferiscono solo alle donne immigrate. Se a queste aggiungiamo le donne italiane e i trans, ovviamente il numero delle persone coinvolte cresce, e non di poco. L'Italia, fra i paesi europei, detiene il triste primato del racket della prostituzione eppure questo "fenomeno" continua ad essere considerato solo in termini di repressione e disciplina di polizia sia dalla destra al governo che, purtroppo, dalla sinistra, spesso troppo occupata a farsi benvolere dai vertici della Chiesa cattolica piuttosto che preoccuparsi di cercare delle soluzioni. Forse conoscere meglio questo mondo che appare così diverso dal nostro mentre invece ne è uno dei prodotti, aiuterebbe. Strumento utile per un approfondimento rispetto al tema in questione è sicuramente "Veneri di Strada. Sessant'anni di prostituzione in Italia dalle voci protagoniste" di Claudio Bernieri, edito da DeriveApprodi (204 pagine, 14.00_), nelle librerie da circa due mesi. L'autore - giornalista inviato di guerra per il settimanale L'Europeo e autore di documentari - raccoglie in queste pagine centinaia di interviste a prostitute di ogni età, provenienti da paesi diversi, ognuna delle quali racconta la sua vita, la sua storia, la sua strada, la sua città, il suo "protettore" e i suoi clienti. Bernieri si limita ad ascoltare «Come quando ci si ferma in uno di quegli alberghi che praticano con vari escamotage la prostituzione e una lucciola, appoggiata al banco del portiere di notte, si mette a discorrere…», quindi registra e, senza alcun filtro, sbobina ore e ore di registrazione. La scelta di non alterare i linguaggi e di non modificare le espressioni dà il senso di quanto sia autentica la drammaticità della vita violenta e sempre accompagnata dal terrore e dal dolore di tutte le donne coinvolte e di quanto sia cambiato il fenomeno della prostituzione dagli anni '40 ad oggi. Le "maitresses" degli anni del fascismo, le passeggiatrici del dopoguerra, gli alberghi a ore e gli appartamenti, le case chiuse, l'arrivo di viados e bambine da altri paesi, i club privè del nuovo millennio, «squarci di vita si specchiano nella cronaca di una strada, di un caseggiato, nelle vicende delle persone che lo frequentano in un intreccio caotico che infine dà voce ad una insolita storia d'Italia a luci rosse mai raccontata prima». Colpisce la sincerità, l'ironia e la coscienza con cui tutte le protagoniste raccontano la loro storia senza pudori e senza censure. I salotti rossi riservati, le "marchette", le saune, le automobili, le "quindicine", i clienti illustri, gli sbirri, le caserme, le celle…Il pubblico e il privato, tutto si mischia in un fiume di parole che mostrano un'umanità sommersa a volte chiassosa e molto spesso triste. Un mondo nel quale la condizione di sottomissione femminile al dominio maschile è totale. Un mondo in cui l'uomo, che sia il magnaccia o il trafficante, il cliente o il poliziotto, è sempre qualcuno da cui doversi difendere, è sempre causa di sofferenza, non è mai un amico. Un mondo in cui i rapporti sono basati solo sulla forza e che non ha niente di "poetico". Anche i racconti autobiografici delle poche donne che definiscono la loro esperienza una scelta di vita e che rivendicano giustamente il diritto all'autodeterminazione, sono pieni d'angoscia e di tormenti. Tra questi, la storia di Wanda, classe 1915 detta "l'aristocratica". Si definisce "venditrice di gioia" e racconta: «Io e il mio attuale convivente, il Rodolfo, siamo due intellettualoidi. Leggiamo di tutto: Conrad, Hesse, Kafka…io non sono una maitresse da cinquantamila lire al colpo, no no, io sono stata proprietaria di due alberghi, ho sempre garantito servizi di primissimo livello, io sono una donna della prima repubblica, anzi, ne sono stata un perno…» ma poi, andando avanti, le malattie, le botte, le umiliazioni, un'amica assassinata. E quindi, ecco riaffiorare la questione di fondo e cioè il rapporto tra i sessi. Mai paritario, in nessuno dei mondi conosciuti: non al nord, non al sud, non nel mondo dominato dal mercato, figuriamoci nel mondo in cui si comprano prestazioni sessuali. |
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