(da "La Repubblica" del 18 gennaio 2002)

Vignetta tratta da "Il Manifesto"
del 15 gennaio 2002
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Il presidente regala 5 milioni alle ex prostitute che accompagnano il prete
Don Benzi al premier: puniamo i clienti
Colloquio di quasi due ore in via Plebiscito con il sacerdote contrario alla riapertura delle case chiuse
"Ci voglio squadre fisse antiprostituzione se tutti facessero come a Rimini le donne sarebbero liberate"

GIANLUCA MONASTRA

ROMA — Prima gli annunci, adesso la prova sul campo.
«Sperimentiamo, ora ci penso io» proclama Berlusconi pensando alle possibili soluzioni della questioneprostituzione. L'annuncio arriva nel giorno dell'incontro del premier con don Oreste Benzi e due ragazze salvate dal marciapiede dal prete di Rimini. Berlusconi le ha viste nel suo ufficio, per poi congedarle con un assegno a testa da cinque milioni.

A don Benzi, il colloquio di quasi due ore in via del Plebiscito, è servito per bocciare la riapertura delle case chiuse, e lanciare la sua ricetta. E cioè: «Vietiamo con un decreto gli incontri e il sesso con straniere incontrate per strada, nei night, in qualsiasi locale. Insomma, puniamo i clienti e fermiamo l'enorme stupro di gruppo di migliaia di giovani trasformate in schiave. Sono tante, rapite e picchiate, costrette a vendersi. Nel quaranta per cento dei casi non sono neppure maggiorenni». Controffensiva antisesso a pagamento che dimentica le prostitute italiane («ma ormai sono pochissime») e contrasta con l'ipotesi riapertura delle case chiuse non esclusa nei giorni scorsi da Berlusconi: «Lo so, lo so — dice don Benzi — ma le esortazioni si fanno in casa dei peccatori».

Don Benzi ha dedicato la vita al riscatto delle prostitute, negli anni '60 ha fondato una comunità e adesso sbandiera i risultati del modello Rimini: squadre fisse antiprostituzione per strada, collaborazione fra Comune e questura, via di fuga offerte alle ragazze all'interno della comunità. «In un anno ne ho salvate trecento» ricorda don Benzi. Che insiste: «Se tutti facessero come a Rimini le donne sarebbero liberate. Ripeto dobbiamo colpire i clienti, sono loro i primi veri colpevoli».

Berlusconi ha ascoltato, assicurato l'impegno del Governo, promesso di parlarne col ministro dell'Interno Claudio Scajola (che oggi ascolterà don Benzi), e infine ha incontrato le due ragazze rimaste a lungo in attesa nel cortile di Palazzo Grazioli. Una bulgara, l'altra albanese e minorenne, entrambe con un passato sul marciapiede e un presente nella comunità di Rimini. «Berlusconi — racconta don Benzi — si è commosso fino alle lacrime, ma ha preferito non ascoltare la loro storia. Ha dei figli che hanno quasi la stessa età, ha detto...». Prima di salutarle però, ha firmato due assegni da cinque milioni. Soldi che «serviranno per gli studi» dice una delle due ragazze. E che hanno già acceso polemiche. «Mi ripugna un'esibizione così cinica del denaro» attacca Livia Turco, Ds. «Con gli assegni le ha offese e tanto, invece di regalare banconote si dia a queste ragazze il permesso di soggiorno, un lavoro, una casa» chiude Carla Corso, rappresentante storica delle prostitute.