Articolo da " La Repubblica" del 3 settembre 2007


Fa discutere la dichiarazione del ministro del Lavoro. Lavavetri, per protestare la sinistra di Firenze mette l´Urlo sui volantini
Sicurezza, scontro sulla prostituzione
Don Benzi: no alla proposta Damiano. Vincenzi: basta baby-squillo

ALBERTO CUSTODERO
ROMA - «La prostituzione è un "male": non va regolato, ma tolto». È, questa, la risposta di don Oreste Benzi, presidente dell´associazione Papa Giovanni XXIII, alla proposta del ministro del Lavoro Cesare Damiano - lanciata l´altro ieri alla Festa dell´Unità di Genova - di organizzare in cooperative le «lucciole», per toglierle dalla schiavitù delle organizzazioni criminali.
La proposta di Damiano, che è andata oltre la «direttiva» annunciata il giorno prima dal ministro dell´Interno Giuliano Amato («La prostituzione bisogna toglierla dalle strade»), ha suscitato la protesta di don Benzi. E ha sollevato diverse reazioni politiche soprattutto all´opposizione. L´argomento, del resto, è di grande attualità: è all´ordine del giorno dei Patti per la sicurezza delle grandi città. È oggetto di provocazioni, come quella dell´assessore comunale bolognese Libero Mancuso di creare delle zone in cui, a rotazione, concentrare le lucciole.
Fra qualche settimana sarà presentata la relazione conclusiva dell´»Osservatorio sulla prostituzione» del Viminale presieduto dal sottosegretario Marcella Lucidi (del quale fa parte anche don Benzi). E il sindaco di Genova, Marta Vicenzi, ha annunciato una «linea dura» del comune contro il fenomeno della prostituzione minorile. Secondo don Benzi, «Damiano, con le case chiuse, vuole trattare le donne come macchine da piacere calpestando la loro sublime dignità e portando la società italiana a situazioni di degrado irreversibile. Le ragazze che sono sulla strada, nei locali da ballo, negli appartamenti sono tutte schiavizzate».
Sulla stessa linea del sacerdote, l´Udc e An. «Come per la droga - ha spiegato Francesco Pionati, portavoce centrista - anche per la prostituzione non ammettiamo alcuna forma di soluzione equivoca. Per usare una parola cara alla sinistra in questo momento, che l´ha usata per il fenomeno dei lavavetri, noi siamo per la "tolleranza zero". Non si può razionalizzare lo sfruttamento delle donne altrimenti si diventa gestori e complici». Daniela Santanché, deputato di alleanza nazionale, rincara la dose. E collega il caso «lucciole» a quello lavavetri sollevato dal sindaco di Firenze. «È il modo finto della sinistra di affrontare il problema sicurezza - dichiara - non sono d´accordo alla soluzione delle cooperative perché ormai il problema prostituzione è connesso a quello dell´immigrazione, essendo l´80 per cento delle donne straniere».
«Il governo - ha aggiunto Santanchè - vuole vendere strumenti inapplicabili pensando di risolvere il problema prostituzione attraverso una sua "organizzazione" come fosse un lavoro. Ci vogliono leggi severe sull´immigrazione: non togliere la Bossi-Fini, ma rendenderla più rigorosa. E non facendo entrare in Italia né le prostitute, né i lavavetri». Mentre oggi a Firenze i movimenti contrari all´arresto dei lavavetri distribuiranno un volantino con l´»Urlo» di Munch (il dipinto che riproduce l´indifferenza di due amici estranei all´angoscia del loro compagno), Pia Covre, presidente del Comitato per i diritti delle prostitute, plaude alla proposta di Damiano. «Siamo aperti a proposte che siano di tipo progressista e che tengano in considerazione il fatto che le prostitute non sono un problema, ma parte della soluzione di esso».