Articolo da "Il Corriere della Sera" del 27 aprile 2003
Difficile verificare l’identità della vittima. La pensionata che ha scoperto il cadavere: credevo fosse una bambola
Strangolata e gettata nel fosso
Bergamo, il corpo era senza vestiti. Gli investigatori: forse si tratta di una prostituta

SUISIO (Bergamo) - Al cimitero di Bottanuco, un paesotto a 5 chilometri da Capriate (Bergamo), c'è una lapide con la più semplice delle iscrizioni funebri: «Uwadia Joy, 26/10/1966 - 25/1/1999». È quella di una prostituta nigeriana incaprettata e assassinata su queste strade della bassa bergamasca lungo l'Adda quattro anni fa. Ieri pomeriggio, nella camera mortuaria dello stesso cimitero, è stato portato il corpo di una ragazza trovato alle nove di mattina, nudo e senza vita, in un canale ai bordi della strada che da Suisio porta a Chignolo d’Isola. È il corpo, molto probabilmente, di una prostituta moldava 21enne, madre di un bambino. A trovare questo corpo è stata una pensionata, Rosita Bonalumi, che l'ha visto da lontano e credeva «fosse una bambola». «Poi mi sono avvicinata - racconta - ho visto che aveva un anello, che era una donna con segni sul collo». Intorno a quel tratto di strada non ci sono villette, solo un serraglio con cavalli, pony, pavoni e altri animali da giardino. La donna ha fermato un agricoltore che procedeva su un trattore e con il telefonino hanno dato l’allarme. Giunti sul posto, i carabinieri di Treviglio e Bergamo si sono trovati di fronte il corpo di una giovane ragazza, alta circa un metro e 65 centimetri, dai bei capelli rossi, con un naso un po' schiacciato «direi da pugile», raccontava il titolare delle pompe funebri che ha composto il cadavere. Ma, soprattutto, si sono trovati di fronte la scena di un omicidio. Poiché la ragazza portava segni evidenti di strangolamento intorno al collo, ma non altri frutto di eventuale colluttazione. Così, la prima ipotesi formulata dagli inquirenti è stata quella di uno strangolamento avvenuto altrove con successivo trasporto del corpo nella notte, buttato quindi nel fosso lungo la strada verso Suisio.

Siccome la vittima era completamente nuda, la giornata di ieri è trascorsa nella ricerca della sua identificazione. Prima sono stati portati i familiari di due scomparsi nella zona del bresciano a vedere il cadavere, che non è stato riconosciuto. Poi sono state prese due volte (nel primo pomeriggio e intorno alle 18) le impronte digitali. «Le manderemo all’Afis per vedere se coincidono con quelle di qualche immigrata clandestina - assicurava il responsabile dei Carabinieri di Bergamo -. Pensiamo possa essere una prostituta, sebbene il fenomeno in zona sia in netta diminuzione». E infatti, pur con la certezza che arriverà solo dall’analisi delle impronte digitali, quel corpo nudo gettato nella notte in un fosso senz’acqua dovrebbe proprio essere quello di una prostituta che non frequentava più queste zone. A identificarlo un maresciallo di Treviglio, che si è ricordato di averla fermata durante un controllo effettuato nel 2002 lungo la provinciale di Dalmine. Era una irregolare, ma non si era potuta espellere perché non ancora in vigore la legge Bossi-Fini. Dall’agosto dello scorso anno, però, non si era più vista in quelle zone. Forse era stata spostata. Risiedeva, pare, a Milano; ma alcune voci sostengono che frequentava luoghi nel bresciano e che potrebbe trattarsi anche di un regolamento di conti legato allo spaccio della droga.

In paese in pochi si rassegnano a credere che si tratti di un regolamento di conti, o di un incontro finito male, nato nell’ambiente della prostituzione. «Ci sembra strano», affermano alcune signore andate sino al cimitero, «perché la prostituzione è molto diminuita e, quella in strada, ridotta per lo più a sole africane». Il magistrato di turno del Tribunale di Bergamo, Lentano, farà svolgere l’autopsia probabilmente lunedì, per accertare lo strangolamento e verificare se c’è stata anche assunzione di stupefacenti o altro. Ma probabilmente quel corpo nudo dai bei capelli rossi è proprio quello di una «bambola» di 21 anni, venuta qui dalla Moldavia con l’illusione di lavorare, e che invece è vissuta ai margini di una strada con un bambino che deve farsi ancora tutta la sua strada senza mamma.

Pierluigi Panza