Articolo da "Il Gazzettino" del 26 ottobre 2004


PADOVA Mafie vecchie e nuove: se ne è parlato ieri al Pedrocchi tra i magistrati più esperti nella repressione del fenomeno ormai quasi incontrollabile
Donne marchiate e vendute all'asta in autostrada

La tratta delle prostitute avviene sulla Trieste-Venezia nelle stazioni di servizio. I trafficanti se le aggiudicano a colpi di milioni

NOSTRA REDAZIONE
Denudate, marchiate, vendute all'asta. La tratta delle nuove schiave è in casa nostra, nelle aree di servizio dell'autostrada Trieste-Venezia. Ancora oggi. Nicola Maria Pace, capo della Procura del capoluogo giuliano, sa molte cose su questo moderno mercato di vite umane. Era il 1999 quando scoprì un'organizzazione di trafficanti che faceva capo a Josip Loncaric, lubianese, diventato miliardario commerciando ragazze da avviare alla prostituzione. Ucraine, moldave, russe, romene, bulgare, tutte giovanissime, parecchie ancora minorenni e vergini. Erano i "passeur" a portarle in Italia, attraverso uno dei mille sentieri incustoditi della frontiera slovena. Ed erano le "staffette" a contattare i clienti nelle stazioni autostradali di Gonars, Fratta, Cessalto. Gli acquirenti visionavano il "carico", fin nelle parti intime: via reggiseni, slip abbassati, bocca aperta per controllare che la dentatura fosse a posto. Poi iniziava l'incanto, con vendita al miglior offerente. Cinque, sei milioni al colpo. E per non confondere la merce, come al foro boario, le donne venivano marchiate sul braccio con pennarello indelebile. Altre, invece, comprate all'estero, arrivavano con un tatuaggio sul gluteo. Quella scoperta dagli inquirenti triestini non era una novità. Due anni prima, a Milano, la polizia smascherò i destinatari di un analogo traffico e rintracciò ventiquattro donne, reclutate attraverso annunci su giornali locali che promettevano lavoro in Paesi ricchi, vendute all'asta in apposite "bancarelle" oltre confine, smistate negli autogrill tra Venezia e Verona, mandate a prostituirsi a Bologna, Pisa e Lucca. L'episodio più curioso è di quattro anni fa, quando Natale B., agricoltore torinese di Ciriè, comprò per cinque milioni una trentacinquenne ucraina: un milione alla consegna e il resto in quattro comode rate mensili. Ma prima di stipulare il contratto volle provare come "funzionava". A Padova i carabinieri hanno rintracciato una diciassettenne romena, sfuggita ai suoi aguzzini che l'avevano pagata un occhio della testa perchè ancora immacolata.

Mafie vecchie, mafie nuove. Se ne è parlato ieri al Pedrocchi. Tra i relatori, oltre al procuratore Pace, il consigliere Vittorio Borraccetti, capo della Procura di Venezia, il procuratore di Palermo Piero Grasso, Anna Canepa della Direzione distrettuale antimafia di Genova.

La tratta delle donne, nel mondo, frutta 13 miliardi di dollari l'anno. Un serbatoio di ricchezza secondo solo al traffico di droga e delle armi da guerra. Una prostituta in media incassa mezzo migliaio di euro a sera. E il mercato in Italia non manca: sono nove milioni gli italiani che cercano sesso fugace a pagamento, il settanta per cento dei quali porta la fede nuziale al dito. Secondo la Direzione nazionale antimafia sono 7.582 i procedimenti avviati per tratta di esseri umani. Tra il 1998 e il 2003 sono stati concessi 3.757 permessi di soggiorno straordinario con annesso programma di protezione nei confronti di altrettante vittime. Un mercato come questo necessita di organizzazioni transnazionali. Ma l'Italia, che viaggia alla velocità di mille schiavi l'anno, non ha ancora ratificato i trattati per combattere i mercanti di carne umana.
Gabriele Coltro