| Gli angeli delle nuove schiave "Aiutateci e tornerete libere" Distribuiscono preservativi, spiegano come difendersi dalle malattie e ascoltano Sono i gruppi di volontari che seguono le prostitute Per dare loro un futuro Molte ragazze non si fanno neanche avvicinare: temono di perdere troppi clienti Alcune non sanno neanche che cos´è l´Aids, altre si mettono subito a piangere MASSIMO DELL´OMO La prima. Donna rumena non più giovanissima. Conosce già il gruppo. Sale sul pullmino e riprende un argomento di cui ha già parlato in precedenti occasioni d´incontro con il gruppo: non riesce a rimanere incinta del suo compagno. Perché quella è la sua via d´uscita, un figlio. Una volta incinta, dice, tornerà al suo paese per aprire un bar insieme al fratello. Seguendo i consigli degli operatori ha fatto le analisi, ha visitato specialisti: niente da fare. Gli operatori avanzano il dubbio che forse non è lei la responsabile, ma il fidanzato. Impossibile. Impossibile per lei che l´uomo sia difettoso. Promette di prendersi un periodo di riposo, perché forse è colpa dello stress, e torna alla sua postazione. Ragazza nigeriana. Non capisce bene l´italiano, preferisce parlare in inglese. Dice che lei, uno sull´altro, mette tre preservativi ai clienti. Si secca quasi subito delle chiacchiere. Pur sorridendo, fa capire che fin quando rimaniamo lì il lavoro è rovinato. Ma, per gli operatori, è già un successo: per la prima volta non è scappata, si è fatta avvicinare. Ragazza nigeriana molto giovane. Parla solo inglese. Intorno alla sua postazione non c´è riparo di alcun tipo: lavora sotto il sole a picco. In una mano stringe un pacchetto di kleenex: dentro, al posto dei fazzolettini, un rotolo di euro. Una sua amica si sta intrattenendo con un ragazzo, in macchina, a poche diecine di metri, al riparo dei cespugli che corrono lungo una ferrovia. Quando torna, anche lei si mette ad ascoltare con una sorta di passiva indolenza. Incredulità generale quando rispondono di non sapere che cos´è l´Aids. L´operatrice ripete la stessa domanda tre volte. Per tre volte le ragazze scuotono il capo finalmente interessate. Ascoltano le spiegazioni, prendono gli opuscoli con le istruzioni sanitarie, giurano che loro non lo fanno mai senza preservativo anche se i clienti lo chiedono. Poi cominciano a lanciare occhiate sempre più frequenti alla strada. Il passaggio a livello è chiuso, le macchine ferme una decina. Dagli occhi delle ragazze traspare il dubbio che le inquieta: quanti clienti stiamo perdendo? Ragazza albanese. Ventidue anni, due figli, da una settimana in Italia, da tre giorni sulla strada. Conosce solo la sua lingua. Si stupisce che qualcuno si interessi a lei. E´ gentile, garbata. Chi ha scelto il posto? Io, risponde. Perché proprio qui? Alza le spalle. Perché sei venuta in Italia? La miseria, dice. E basta. Le viene rivolto, come alla altre, l´invito a contattare l´associazione: anche solo per parlare un po´, quando ne ha voglia. Dice che lo farà. Lo dice in maniera grata e convincente. Consuete ammonizioni di ordine sanitario. Questa volta una frase in più: abbi cura di te, se non vuoi farlo per te stessa, fallo per i tuoi figli. La ragazza comincia a piangere. Piange a lungo abbracciata a quell´amica sconosciuta che si è interessata a lei. Le macchine rallentano, da dentro buttano un´occhiata, poi ripartono spedite sulla strada sconnessa tra i polverosi campi riarsi. Di queste istantanee sono affollate le strade, con una netta prevalenza nell´Italia centro-settentrionale. Secondo uno studio dell´associazione Parsec la distribuzione sarebbe la seguente: 53 per cento al Nord, 37 per cento al centro, 10 per cento al sud. Stime confermate dal numero di reati per sfruttamento rilevati nelle differenti regioni italiane. Nei tre anni presi in esame ('99, 2000 e 2001, poi non ci sono più dati scomposti per regione) l´Italia settentrionale detiene la metà dei casi. Con primati stabili in Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte. Non tutta la prostituzione di strada è stanziale. Almeno un 30 o 40 per cento si caratterizza per i suoi continui spostamenti. Spiega il sociologo Francesco Carchedi: «Più vulnerabile appare lo status delle donne e maggiore risulta essere la loro mobilità». Così, nella scala progressiva dello sfruttamento troviamo sul gradino più alto le donne che lavorano in casa: almeno un terzo del totale, ma con tendenza a forte aumento dovuto a ragioni di segno opposto. Da una parte, la donna cerca maggior sicurezza e autonomia, maggiore igiene, la possibilità di selezionare i clienti e di contrattare compensi più alti; dall´altra, anche gli sfruttatori, letteralmente proprietari, di donne schiave hanno la possibilità, facendo lavorare le «loro» ragazze in casa, di sottrarsi ai controlli della polizia e ai contatti degli operatori diminuendo i rischi di fuga o di richieste d´aiuto. Sotto le prostitute d´appartamento troviamo coloro che, non volendo o non potendo, rimangono sulla strada, ma in condizioni di relativa sicurezza e autonomia perché hanno i documenti in regola e compartecipazione ai guadagni. Scendendo ancora ci sono le clandestine e le donne-schiave (quest´ultime rappresenterebbero ancora il 10 per cento sul mercato del sesso). Nell´ultimo gradino, infine, le minorenni. La cui presenza è calcolata nel 4-6 per cento delle donne-schiave. Per loro la mobilità è continua: difficilmente lo sfruttatore, o la banda di criminali, tiene una ragazza nello stesso luogo per più di quindici, venti giorni. Lo spostamento avviene sia nei quartieri della stessa città, sia nell´intero territorio nazionale. Dice Carchedi: «I passaggi da una città all´altra vengono organizzati tra persone che si riconoscono nella stessa banda, spesso familiari o compaesani, e che svolgono attività di sfruttamento simili. Ossia, la banda, ad esempio, di Perugia affida la minorenne, dietro compenso anticipato, ad un´altra banda di Cesena o Roma per un paio di settimane. Poi la riprende e magari la riaffida, sempre dietro compenso anticipato, ad un´altra banda che magari opera a Mantova o Torino. Il vantaggio di questi trasferimenti, che possono avvenire anche senza denaro, ma con donna contro donna, è la possibilità di gestire a rotazione basi logistiche già sperimentate». Su e giù lungo strade di campagna o di periferia con una frase ossessiva, sempre quella, a scandire le giornate: quanto vuoi? |
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