Articolo da "Il Corriere Adriatico" del 12 febbraio 2005


Smascherata dai vigili in via XXV aprile un'altra casa di appuntamenti con ragazze cinesi
Sesso e massaggi con le squillo d'Oriente

Ancona - Le squillo d'Oriente ricevevano i clienti anche a mezzogiorno, in una palazzina condominiale al 28 di via XXV aprile. Chiedevano ottanta euro, ma oltre al sesso garantivano un massaggio rilassante. L'abbinamento, una vera specialità della casa, l'hanno proposto anche l'altro ieri ai due giovanotti che avevano suonato il campanello all'ora di pranzo. Parevano clienti, invece erano due vigili urbani della squadra di polizia giudiziaria guidata dal maggiore Marco Cagliotti, investigatori che negli ultimi mesi hanno scoperto una dozzina di case d'appuntamento dislocate soprattutto in tre zone della città : i dintorni della stazione ferroviaria, la zona del Piano e il quartiere di Tavernelle.

Giovedì a mezzogiorno, nell'appartamento, c'erano cinque cinesi: tre uomini e due ragazze pronte a prostituirsi, come dimostrava il campionario di profilattici e creme coadiuvanti trovato nelle camere da letto. Una delle giovani cinesi è stata arrestata per violazione della legge Bossi-Fini, perchè era già incappata in un decreto di espulsione, misura che ora toccherà anche all'altra squillo, visto che neanche lei era in regola con il permesso di soggiorno. Ai tre uomini cinesi trovati in loro compagnia per ora non viene contestato nulla. Il locatario dell'appartamento è un loro connazionale, residente in un'altra regione, circostanza che fa pensare a un'organizzazione ben ramificata che faceva affari d'oro con lo sfruttamento della prostituzione.

La squadra di polizia giudiziaria dei vigili urbani lavora da più di un anno per capire che cosa si nasconde dietro il proliferare di case d'appuntamento in città. E ogni volta che svela un appartamento a luci rosse tenta anche di capire qual è il ruolo dei proprietari. Capitolo spinoso, questo, esaminato anche nelle inchieste che polizia e carabinieri stanno conducendo da mesi sul mercato del sesso in città . Chi affitta gli appartamenti usati dalle ragazze squillo in teoria rischia un'incriminazione per favoreggiamento della prostituzione, ma solo se è¨ a conoscenza dell'utilizzo che se ne fa. In molti casi sarebbe possibile dimostrare la consapevolezza dei proprietari, perchè spesso gli altri condomini vanno a lamentarsi da loro protestando per il viavai di clienti a tutte le ore, spiega un investigatore che da qualche mese si dedica alle inchieste sulle squillo. Un altro possibile indizio è l'affitto pagato. Se il proprietario si sente offrire mille euro per un trilocale in periferia, dovrebbe venirgli quanto meno il sospetto sull'uso che se ne farà , ma scoprire gli affitti d'oro non è semplice, perchè spesso il pagamento avviene in due tranche: quella fatturata a prezzo di mercato, più un'altra metà in nero.

Mercato fiorente, tanto che adesso gli investigatori arrivano anche a esaminare il ruolo svolto dalle agenzie immobiliari, per capire se c'è qualche agenzia che ricorre troppo di frequente tra quelle che hanno fatto l'intermediazione tra proprietari degli appartamenti e gli sfruttatori delle prostitute che li prendono in affitto. In pochi mesi sono state scoperte ad Ancona più di quaranta case squillo. Venti ne hanno smantellate i carabinieri da ottobre a oggi, un'altra mezza dozzina sono venute alla luce durante l'operazione "Grande sorella", l'inchiesta della Squadra mobile che ha portato in carcere Lin Li, insospettabile imprenditrice, moglie di un medico ospedaliero, accusata di aver gestito per anni un giro di squillo cinesi e di immigrazione clandestina.

LORENZO SCONOCCHINI