L'INTERVISTA

Usa, parla il direttore della Smi. Offre legalmente uteri in affitto

L'agenzia dei bimbi chiavi in mano "Aiutiamo le coppie che soffrono"

Provvedono a tutto: gestante, viaggi e documenti fino alla consegna del pargolo

da "La Repubblica" del 26 gennaio 2002

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

ARTURO ZAMPAGLIONE

NEW YORK — Creata nel 1984 a Monrovia, nello stato dell'Indiana, la Smi (Surrogate Mothers, Inc.) è una delle tre maggiori agenzie americane specializzate nell'"affitto di uteri". «Finora siamo riusciti a far nascere 200 bambini, circa il 10 per cento che negli Stati Uniti hanno visto la luce grazie a questo sistema, e stiamo lavorando con altre 75 coppie in giro per il mondo», dichiara orgoglioso Steven Litz, l'avvocato che dirige l'Smi e che da quasi vent'anni si dedica a questo business con la passione del crociato. «Dopo aver visto tanti bambini sfortunati e non amati», spiega infatti Litz a Repubblica, «ho deciso di fare di tutto per aiutare le coppie, magari anche di gay, che aspirano ad avere dei figli e che sono in grado di amarli».

La Smi si configura come una agenzia "chiaviinmano" (o meglio: bebéinbraccio): Litz accompagna la coppia dal momento del contratto iniziale alla consegna del pargolo, munendolo anche di passaporto per l'espatrio. Un quarto dei suoi clienti sono stranieri: australiani, greci, cinesi e naturalmente anche italiani. La ragione? Ad eccezione di 5 stati (Arizona, Utah, New York, Washington, Michigan), nel resto degli Usa il meccanismo dell'"affitto" è legale e ben rodato. In altre nazioni, invece, è vietato o mal regolato.

Mister Litz, quanto costa ricorrere alla sua agenzia?

«In media 45 mila dollari (50 mila euro). Varia a seconda dell'aiuto che ci viene chiesto: in alcuni casi dobbiamo trovare una donna disposta a ricevere l'embrione di una coppia sterile, come nel recente episodio italiano; in altri casi cerchiamo una donna disposta a essere inseminata artificialmente, in altri ancora procuriamo lo sperma, l'ovulo e la mamma».

Nel complesso, però, si tratta una cifra molto alta.

«Non è molto diversa da quella che spesso bisogna sborsare per una adozione normale. E tiene conto di tutte le spese: da quelle legali a quelle mediche, oltre che del compenso per la donna che aiuta la coppia che non è fertile».

Ci parli di queste mamme che affittano l'utero: chi sono? Perché lo fanno?

«A differenza di quello che molti pensano, non lo fanno solo per soldi, ma soprattutto per altruismo, generosità. Nel nostro programma poniamo tre condizioni: le "surrogate mothers" devono essere di buona salute, di età compresa tra i 18 e i 35 anni e devono già aver avuto un figlio, in modo che sappiano a cosa vanno incontro. Ogni candidata è sottoposta a un esame psicologico per capire se sia in grado di sostenere lo stress legato al fatto di avere a lungo un bebè nella pancia e poi doverlo cedere».

Quanto incassa una donna per affittare l'utero per 9 mesi?

«A volte nulla, lo fa gratis. Ma nella maggioranza dei casi le paghiamo dai 13 ai 15 mila dollari, cui vanno aggiunti 5 mila dollari per le spese di assicurazione, per i vestiti e le visite mediche».

Capita spesso che, dopo il parto, non lo vogliano più consegnare alla coppia che ha pagato l'affitto?

«A noi non è mai successo. Ogni tanto si legge di casi del genere: ma sono stati solo 20, negli Stati Uniti, su un totale di 2.000 bambini, cioè appena l'1 per cento».

FECONDAZIONE ASSISTITA
UN COMMENTO DI U. GALIMBERTI