"Oh XXI secolo felice! Sei il tempo in cui vivono nelle migliori condizioni possibili bambini incubati, uomini felici nati da macchine felici!"

Così è scritto in una delle ultime pagine del racconto di Charlotte Kerner: "Nato nel 1999", scritto tredici anni fa. Per un non difficile presentimento lo avevamo riportato su queste pagine, l'otto febbraio, due giorni fa.

Oggi, dieci febbraio, un giorno qualsiasi del XXI secolo ci giunge la presentazione ufficiale della macchina incubatrice, l'annuncio che l'utero artificiale, ha cresciuto non più embrioni di capre, come si andava provando da molto, ma un embrione umano.

La dottoressa Hung-ching Liu con la sua faccia cicciotta e paciosa, molto umana, diremmo, ci guarda dalla foto del giornale. Lei, con la sua squadra ha fatto una "macchina umanitaria" per l'aiuto alle donne che non possono avere bambini.
Ci chiediamo perchè le donne, naturalmente le donne del primo mondo, che non possono avere bambini debbano essere accontentate in tutto.
Il genio della lampada (nella fattispecie, della Cornell University), quello che soddisfa i desideri, non è un genio buono, è un genio interessato.
La mamma macchina (l'utero) per mamme stupide, troppo concentrate sui loro desideri tanto da prestarsi ad essere opportuno alibi per i desideri di una ricerca sfrenata che sta facendo del XXI secolo un secolo veramente infelice. E tra macchine e clonazioni, profondamente disumano.