Articolo da "Il Messaggero" del 29 giugno 2003
Una inglese si è affidata a un sito specializzato, sempre più “cliccato” negli ultimi tempi

La prima mamma “on-line”
Donna compra il seme via Internet, tra un mese nascerà il bebè

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LONDRA - Mamme per corrispondenza, anzi: on-line. Quando il mercato “reale” non può, per ragioni legali o morali, supplire alla domanda, interviene quello “virtuale”. Dove qualsiasi richiesta diventa lecita. Il mese prossimo nascerà nel Sud-Est dell’Inghilterra il primo bebé concepito tramite Internet. Sua madre, una donna sposata poco più che ventenne, non ha trovato nulla di strano nel rivolgersi a un sito specializzato in trattamenti di infertilità, e in particolare nella vendita a domicilio di seme maschile. Ha formulato le sue preferenze - scegliendo da casa, sul video del proprio computer, le caratteristiche fisiche del donatore - e ha regolarmente ricevuto, qualche tempo dopo, l’ovulation kit che le ha permesso di coronare il suo sogno.

La vicenda, raccontata dall’ Evening Standard , riflette un dramma molto sentito, soprattutto da coppie lesbiche e da donne single. Le strutture sanitarie “regolari” si rifiutano di sottoporre queste donne a trattamenti di gravidanza assistita. Così, l’unica alternativa è navigare su Internet alla ricerca di qualcuno disposto ad accontentarle.

Dopo essersi rivolte al sito Man Not Included , creato un anno fa, ben sedici donne sono rimaste incinte e aspettano in questi giorni la nascita del bebé dei loro sogni. La ventiseienne Jamie, di Liverpool, ha raccontato la sua storia al giornale britannico. Legata sentimentalmente a un’altra donna, Sarah, da quattro anni, si era vista rifiutare qualsiasi assistenza da parte del servizio sanitario pubblico. «Dopo due anni di tentativi cominciavo a pensare che non ce l’avrei mai fatta», dice. Poi, scoperto il sito, la coppia si è registrata e ha inoltrato regolare richiesta. «E’ stato fantastico - dice Jamie - i gestori sono stati molto d’aiuto e la proceduta è risultata veramente semplice. Ogni cosa è andata esattamente come doveva andare e ho trovato il fatto di poterlo fare a casa molto comodo e discreto».

La donna di Liverpool ha concepito al primo tentativo e adesso aspetta un bimbo entro gennaio. Alcuni potranno avere da ridire sul suo menage familiare, non proprio ortodosso. «Ma - si giustifica lei - finché un bimbo viene amato e non gli manca nulla, non vedo cosa possa esserci di sbagliato». «Abbiamo sempre essere una vera famiglia - dice la sua compagna trentunenne - e avere un bambino significa molto per noi».

Finora qualcosa come cinquemila donne si sono registrate al sito. E circa sessanta ogni mese decidono di procedere dopo avere riempito i primi formulare. I donatori sono ottocento uomini e il servizio - dice il creatore dell’azienda on-line, John Gonzalez - costa poco più di mille euro.

Internet sta velocemente ricoprendo nicchie di mercato che sconfinano facilmente nell’illecito. Le farmacie on-line, per esempio, riforniscono migliaia di persone che non intendono - per ragioni economiche o di privacy - rivolgersi al proprio medico per ottenere regolare ricetta. Così, medicinali molto richiesti come stimolanti sessuali o antidepressivi arrivano direttamente nelle case degli utenti. Saltando tutte le verifiche di opportunità degli operatori sanitari.

Anche la banca di sperma on-line ha i suoi detrattori. Secondo Josephine Quintavalle del gruppo Comment on Repoductive Ethics, ogni bambino «ha il diritto di conoscere suo padre». E la vendita di seme, che è ormi un business da molti anni, rischia di sfociare in un’attività banalmente, e lucrosamente commerciale. Insomma, il pericolo è che i diritti dei bambini vengano ignorati «in nome degli interessi egoistici degli adulti».

R.Es.