Articolo da "La Repubblica" del 7 febbraio 2003.

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San Francisco, Chloe e Jane provavano da sei anni. Scelto un uomo di origine europea

"Il nostro bimbo è grandioso"

I minuti prima del concepimento, a sentirseli raccontare, sembrano terribilmente prosaici. Ma per chi li ha vissuti non è affatto così. Anche se prevedono l´adempimento di una sequenza di istruzioni da manuale del piccolo chimico. 1) Aprire la scatola facendo attenzione a non danneggiare l´involucro della fiala 2) Scongelare il liquido seminale lasciandolo in ambiente riscaldato 3) Utilizzare una siringa da 1 millimetro, senza ago ma con catetere in plastica, per iniettare il seme dentro la vagina. Diventare mamma in tre mosse, grazie allo sperma di uno sconosciuto con tutte le carte in regola, è quello che è successo due mesi fa a Chloe Ohme, trentaquattrenne americana. «È straordinario essere genitore - racconta dalla sua casa di San Francisco, dove si gode il permesso di maternità -, siamo innamoratissimi del nostro Dashiell, io sono infinitamente più stanca di quanto potessi immaginare ma il nostro bimbo è grandioso, in perfetta salute e ha cominciato a ridere proprio questa settimana».

«Sono un´ostetrica diplomata, aiuto nei parti a domicilio nella zona di San Francisco. E ho un partner fisso», era stato il suo esordio. «Avevo tentato di restare incinta utilizzando lo sperma di un donatore noto, amico di un amico. Ma non ha funzionato, così ci siamo rivolti alle banche del seme online». La ricerca preliminare è stata fatta su Google. Con le parole chiave "sperm bank" vengono fuori 28.500 risultati. «Non abbiamo tanto badato alla fama della banca, quanto alle caratteristiche dei loro donatori. Via web è assai facile consultare ogni requisito, sino alla perizia calligrafica e alla compatibilità estetica basata sulle foto che il candidato inseminando può spedire alla banca del seme. Alla fine ne abbiamo scelto uno nato in una piccola cittadina europea molto vicina a quella di origine del mio partner». Ed ecco la gaffe involontaria, dovuta all´indeterminatezza linguistica: «Avevate problemi di sterilità?». «No, in casa nostra non c´è nessuno che produce sperma: il mio partner è una donna». In Italia non si potrebbe.

Chloe e Jane procedono tappa dopo tappa. «Abbiamo scaricato un modulo per noi e uno per il mio medico, che doveva attestare che ero in buona salute. Li abbiamo faxati e, due settimane prima dell´ovulazione, abbiamo ordinato due fiale, circa 500 dollari compresa la spedizione via FedEx in un contenitore pieno di azoto liquido, che mantiene un prodotto congelato per quasi una settimana». Di avere figli ne parlavano da sei anni ma i primi tre tentativi erano andati male. Adesso un omino in divisa viola e arancio veniva a recapitare una nuova possibilità. «Aperto il pacco abbiamo scongelato una fiala e l´ho portata a temperatura ambiente tenendola sotto l´ascella. Poi ho aspirato il contenuto con la siringa e me lo sono iniettato dentro». Al primo test, Chloe era incinta. A cosa diranno al figlio, e quando, non ci hanno ancora pensato. Intanto, nelle tregue dai pianti e dalle pappine di Dashiell, continuano a festeggiare.

(r. sta.)