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Donazione di ovuli: California e Corea del Sud allineate Una clinica per la cura della sterilita’ di San Francisco ha annunciato che nei prossimi mesi iniziera’ una campagna di raccolta “ovuli”, offerti da donne volontarie che li affideranno alla ricerca. Il
Pacific Scientific Center spera di poter offrire il prezioso materiale
alla clinica sud coreana che sta portando avanti il piu’ grande
progetto di conservazione delle cellule staminali, il World Stem Cell
Hub. “Hub” che sta per cuore, fulcro, banca mondiale; un progetto che
solo i sud coreani potevano osare per il momento storico-scientifico in
atto. E un’occasione simile non poteva non essere accolta, seppur in
modo trasversale, dai colleghi californiani, competitivi e subito
disposti a mettersi in gioco. Il
direttore del centro statunitense, Phillip Chenette, ha infatti
dichiarato: “Nella Bay Area stiamo assistendo ad una crescita
esponenziale dei progetti di ricerca nel campo delle cellule staminali.
E di fronte ad un evento come quello sud coreano non possiamo tirarci
indietro: la possibilita’ di avere, a livello mondiale, staminali
embrionali sane e sicure in laboratorio, e’ una novita’ troppo
allettante, e vogliamo farne parte”. La
raccolta consistera’ innanzitutto in una campagna di informazione sulla
donazione di ovuli: dove vanno a finire, per quali scopi vengono
utilizzati e quali sono le modalita’ di conservazione. Successivamente
verranno selezionate donne fertili in eta’ compresa fra i 20 e i 30
anni, in buona salute fisica e psichica, alle quali verranno estratti
gli ovuli dopo una stimolazione ormonale e una leggera anestesia. La
procedura di prelievo dura circa 30 minuti, e con un ciclo di
stimolazione si possono ottenere fino a 10 ovuli. “Abbiamo gia’
organizzato degli incontri e ne abbiamo parlato con ipotetiche
volontarie” spiega Chenette. “Rimangono sempre affascinate dall’idea di
poter aiutare qualcuno con questo gesto. Comprendono l’importanza di
questa tecnica”. I
cosiddetti bioeticisti cauti hanno gia’ messo in guardia le donne che
danno segni di volerne sapere di piu’: la donazione di ovuli, dicono,
non e’ un intervento semplice e porta molte controindicazioni.
Oltretutto, a differenza di altre sperimentazioni, il volontario
direttamente coinvolto nella ricerca non ne ottiene alcun beneficio.
Marcy Darnovsky, portavoce del Center for Genetics and Society,
sostiene infatti che tali raccolte dovrebbero essere condotte con piu’
trasparenza e maggiori garanzie per le volontarie. Il rischio, secondo
la Darnovsky, e’ che si crei un business di donne sane che vendano i
loro ovuli per arrotondare lo stipendio. Mentre per David Magnus,
ricercatore di Stanford, le istituzioni coinvolte in tali attivita’
dovrebbero prendere in maggiore considerazione questa nuova categoria
concettuale e settoriale, i “donatori alla ricerca”, che offrono “parti
di se’” in maniera disinteressata. Gli
scienziati californiani non hanno comunque ancora deciso se e in che
misura le donne volontarie verranno compensate; tra le ipotesi la piu’
probabile e’ che lo Stato paghi le spese sanitarie per l’intervento, ma
non offra altra ricompensa. Per quanto riguarda le misure di garanzia,
Chenette assicura che “il centro e’ allineato con i piu’ alti standard
di amministrazione dei dati privati e intende operare nel miglior
beneficio per la societa’”. Cinzia Colosimo |
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